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La comunicazione politica: realtà normali e realtà sovvertite PDF Stampa E-mail
Sabato 13 Novembre 2010 11:29
Un confronto tanto perentorio quanto doveroso tra due diversi stili di comunicazione politica.


Nella foto, un dittatore mentre pianifica lo sterminio degli ebrei e la distruzione dello stato sionista.


Nella foto, un presidente operaio mentre illustra i successi del proprio operato
e le proprie competenze in materia di finezza e distinzione.


Novembre 2010, penisola italiana. I sudditi continuano ad instupidirsi, ad incattivirsi e ad impoverire nella piattezza di consumi rimasti unici tutori di un'identità consapevolmente distrutta dagli stessi mezzibusti che se ne sono autonominati difensori. Un disinteresse al limite del disprezzo per qualunque cosa diversa dal pallone, dagli stupefacenti, dalla prostituzione e dal gioco d'azzardo viene socialmente avallato e costruito con ogni mezzo più o meno lecito. Si potrebbe anche asserire che è proprio un bel risultato, per una classe politica che ha ciarlato per anni di "radici cristiane", di "merito" e "meritocrazia". Un'obiezione di questo genere ignora un punto fondamentale, rappresentato dalla natura satanica dell'"occidentalismo". Uno stato di cose in cui la realtà quotidiana è rappresentata dall'esatto opposto di quanto sostenuto da parole e propositi è frutto perfettamente coerente di un sistema di "valori" infero e sovversivo nella sua interezza, abbracciato con entusiasmo da elettori e sudditi, la minima critica al quale vale la sbrigativa accusa di terrorista ed il bando dalla società civile. Come si comportano i massimi responsabili della situazione? Telefonano ai gendarmi rivelando -senza sorprendere nessuno- quali possano essere gli interessi primari di un primo ministro "occidentale". In questo senso lo stato che occupa la penisola italiana non costituisce un'eccezione. Il presidente della Repubblica Francese, responsabile di una potenza nucleare e di un sistema sociale un tempo tra i più avanzati del mondo, ha occupato gazzette e considerazione pubblica prima per le mucose femminili frequentate, poi per quell'accanimento contro i mustad'afin che al mercato elettorale ha sempre il suo bel ritorno.
Telefonano ai gendarmi, frequentano pallonai e ristoranti di lusso, festeggiano. La comunicazione politica di stampo "occidentalista" questo mostra, e non altro.
La comunicazione politica proveniente da realtà meno sovvertite mostra invece individui sui cinquant'anni, privi di attrattive fisiche e vestiti con una sobrietà spesso sconfinante nella sciatteria impiegare la propria giornata ricevendo nuovi ambasciatori dal Giappone e dall'Ucraina, con i quali si prospetta per il loro paese una crescita degli scambi commerciali.
L'apparato della propaganda "occidentalista" e quanti traggono da essa di che vivere in un'agiatezza sempre più insultante non cessano di alimentare la sovversione sociale, punendo chiunque osi trattarli con l'infinitesima parte dell'odio e del disprezzo cui avrebbero esclusivo diritto con il linciaggio mediatico e con la repressione. Una delle costanti meno discusse e più sovversive delle produzioni propagandistiche vuole che i frequentatori di pallonai e di ristoranti di lusso godano di un prestigio che nulla sembra in grado di incrinare, e che individui che impostano la propria immagine pubblica sulla sobrietà operosa vengano indicati come potenziali distruttori del pianeta.
Dal punto di vista "occidentalista" la cosa ha effettivamente un senso. Una delle molte caratteristiche invise del paese dove sono apprezzate la sobrietà e la modestia nel vestire, e la cui costituzione indica nella competenza e nella specchiata condotta di vita due caratteristiche imprescindibili per l'elettorato passivo, è rappresentata dal fatto puro e semplice che esso costituisce una realtà non sovvertita, e dunque eccezionalmente pericolosa. In una realtà non sovvertita pallone, stupefacenti, prostituzione e gioco d'azzardo hanno il ruolo residuale che un tempo neanche tanto lontano ci si attendeva che avessero. Una realtà "occidentalista", al contrario, fa di essi il basamento stesso della propria legittimità e della propria esistenza.

 

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