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Viva la Riottosa di Firenze Sud PDF Stampa E-mail
Sabato 13 Novembre 2010 11:42
A Firenze esistono alcune organizzazioni ed alcuni gruppi politici che hanno occupato stabili lasciati all'incuria da anni e li utilizzano per le proprie iniziative. Curiosamente, essi stabili diventano un "problema", per la spazzatura umana delle gazzette e per la feccia "occidentalista" della politica di quartiere, soltanto ad occupazioni avvenute. I gazzettini locali, fidando su non si sa bene quale impunità, si accaniscono a turno ora contro l'una, ora contro l'altra, utilizzando "articoli" talmente simili l'uno all'altro da far pensare a script sempre pronti ed utilizzabili secondo necessità. Un "lavoro" veramente massacrante e pieno di tensioni, quello del fogliettista.

Dicono che l'editoria, anche e soprattutto quella gazzettiera, non stia passando il suo periodo migliore. Lo stato che occupa la penisola italiana ha drasticamente ridotto i fondi pubblici stanziati da epoche immemorabili in favore dell'editoria, lasciando molte testate a vedersela con problemi economici imponenti. Poi c'è il caso di chi si impegna in proprio per peggiorare ulteriormente la propria situazione. E-polis pubblicava sordidi bollettini di 'nsihurézza e ddegràdo ad uso degli "occidentalisti" di piccolo cabotaggio costretti a far finta di interessarsi di quartieri e circoscrizioni, conditi con "SMS dei lettori" genericamente improntati ad un qualunquismo forcaiolo che era perfetta espressione degli interessi e delle competenze delle ultime generazioni che hanno allignato nel "paese" dove si mangiano spaghetti, capacissime di approvare le lezioni di democrazia impartite a chi affatto le desidera e al tempo stesso di chiudere entrambi gli occhi sulla realtà in cui esse stesse bivaccano ogni giorno tra debiti e pornografia.
La pluriannunciata ed ultraindebitata fine di E-Polis non ha commosso nessuno, ed ha tolto a certi miserabili una tribunetta sparpagliata a centinaia di migliaia di copie costringendoli a rivolgersi, per lo meno a Firenze, a qualunque foglietto fosse disponibile a dar loro un po' di attenzione.
Fin qui l'antefatto.
Firenze conta da almeno trent'anni un certo numero di attivisti anarchici, lodevolmente insuscettibili di ravvedimento e poco inclini a concentrare la propria attività politica in vandalismi fini a se stessi ed in festicciole più o meno numerose incentrate sugli stupefacenti di sintesi. Anni fa si volle ad ogni costo cacciare un gruppo di individui di questo genere da un edificio che occupavano da chissà quanto, nel centralissimo Vicolo del Panìco (da loro ribattezzato, va da sé, del Pànico). La "restituzione alla cittadinanza" sottoforma di appartamenti di lusso lo imponeva ed il fatto che nessun "occidentalista" trovasse alcunché di contraddittorio in questa asserzione è sintomatico della natura puramente prevaricatrice ed ingannevole di una visione del mondo e di intenti sempre e comunque rivolti alla malafede ed al tornaconto. Ora, essendo Firenze rimasta una città dove l'attivismo politico è ancora in grado di agire con serietà e concretezza con buona pace degli omuncoli da lettera ai giornali, le "occupazioni anarchiche" da una che erano diventarono tre o quattro.
Una di queste è la Riottosa del Galluzzo, della quale abbiamo avuto modo di occuparci a suo tempo grazie al ridicolo interessamento di un "occidentalista" di quartiere che non avendo uno straccio di pretesto sostenibile per poter aggredire Riottosa ed occupanti, lanciò l'idea di trasferirvi la biblioteca della soprastante e deserta Certosa. Libri antichi nel punto più umido della Firenze a sud dell'Arno: tanto varrebbe buttarli direttamente nel fiume. Ovviamente, nessuna gazzetta si sognerebbe mai di additare al giusto ridicolo l'assertore di un'iniziativa del genere. Anzi, avendo di solito gli occupanti di stabili ben altro cui pensare, la loro stessa esistenza ha per i gazzettieri l'utilità di un bersaglio facile, del quale si può scrivere impunemente di tutto sicuri che nessuno si presenterà di persona a chiedere soddisfazione. Il giochetto funziona così praticamente da sempre, ma da questo punto di vista non ci stupiremmo che prima o poi i presunti bersagli facili non si esibissero in qualche perentorio cambio di abitudini.
"IlReporter" è una gazzetta fiorentina che arriva una volta al mese, in edizioni distinte per quartiere, in tutte le abitazioni. Nel numero di novembre 2010 una certa Emma Gori ripropone, più che un articolo, uno script buono per tutti i casi consimili che rende il filone "occidentalista" di denigrazione del residuo dissenso quanto di più noioso si possa immaginare. Ci sono i copia ed incolla di rispettodelleregole, di chippagalebollette, di canichesporcano e soprattutto di "vicini" allo stabile occupato, rigorosamente, immancabilmente e vilmente anonimi, prontissimi a lamentarsi per questo e per quello.
Nulla di nuovo neanche in questo caso: l'anonimato vile, la delazione ed altre pratiche del genere sono la base stessa dell'"occidentalismo" a misura di periferia.
La viltà, coessenziale ai sudditi dello stato che occupa la penisola italiana che abbiano fatto propri i metodi e le istanze dell'"occidentalismo", pervade lo scritto al punto tale che il vocabolo "sgombero" non compare neanche una volta in tutto il testo, neanche nella sua versione "occidentalista" e dunque doppiamente repellente, di "messa in sicurezza dell'immobile".
Emma Gori però ha compiuto in questo caso un'operazione quasi miracolosa, riuscendo a dotare di vicini uno stabile che sorge in assoluto isolamento.
La cosa è evidente per chiunque abbia cercato di raggiungerlo. Emma Gori riesce a connotare negativamente anche il successo delle iniziative realizzate in quell'ex palazzina di telegrafi, ma un'occhiata meno distorta ai materiali disponibili avrebbe reso evidente, tra le altre cose, proprio le condizioni di isolamento di un edificio raggiungibile soltanto a piedi e per giunta scavalcando un guard rail.
Tanto basti per capire quali siano in realtà i vicini esasperati al centro delle attenzioni della gazzetta, così tipici di questo spregevole genere letterario.
Chippagalebollette? I casi analoghi a questo, in cui la risposta alla domanda è stata fornita immediatamente dagli interessati e sistematicamente ignorata per poter continuare da un anno all'altro con i refrain dell gazzettismo neppure si contano, e lo stesso vale per i canichesporcano e soprattutto per il rispettodelleregole. Si omette sempre di riferire che, giusto per fare un esempio, lo stato che occupa la penisola italiana sta dilapidando cifre folli per partecipare all'occupazione dell'Afghanistan: potrebbe ben farsi carico delle utenze di dieci persone in una vecchia casa. In altre parole, nel "paese" della prostituzione minorile e dei condoni fiscali, dei maccaruncielli e delle sanatorie, quello di "rispetto delle regole" è un concetto degno solo del più assoluto e sarcastico disprezzo.
Non sarebbe male, persino per una gazzettiera "occidentalista" abituata per sua stessa natura a produrre scritti dotati di un rapporto per lo meno elastico con la realtà delle cose, dare almeno l'idea di sapere davvero di che cosa si sta trattando. Questa donna non riesce ad attribuire agli occupanti della Riottosa altra responsabilità che quella di generare "un diffuso senso di paura". Se avesse scritto qualcosa di simile lamentando, per esempio, il frastuono e la gazzarra in cui gli ebrei fiorentini festeggiano Purim, avrebbe suscitato indignazione immediata ed una valanga di "attestati di solidarietà", beccandosi al tempo stesso di nipote illegittima di Adolf Eichmann.
Ci sono casi in cui l'azione gazzettiera e lobbystica condotta contro persone colpevoli di esistere e di aver occupato un ambiente che se ne stava serenamente andando a ramengo nell'indifferenza assoluta di tutti ottengono qualcosa di simile ai risultati sperati. Nel 2009 uno schieramento imponente di gendarmi ha attaccato la Riottosa senza venire a capo di niente, stante anche la ferma volontà di resistenza degli occupanti trincerati su un tetto. In quell'occasione sembra che la gendarmeria si sia accanita sul piano terreno dello stabile, che gli occupanti avevano reso abitabile con il loro lavoro, costringendoli ad un lungo e laborioso ripristino.
Dovendo scegliere tra gli autori di un'occupazione anarchica ed una gazzettina denigratrice, scegliere i primi è il minimo che si possa fare.
Ed il minimo aiuto che si può fornire loro è quello di trattare la questione in modo esattamente contrario a quello gazzettiero. A tirare troppo la corda, spesso si ottengono risultati che sono l'opposto di quelli che si auspicavano. chissà che almeno le Emma Gori, fastidiosamente numerose nel gazzettismo fiorentino, non comincino a cercare bersagli facili ed isolabili da qualche altra parte.

 

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