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Massimo Primerano, "La Nazione" di Firenze, la "legalità". PDF Stampa E-mail
Sabato 27 Novembre 2010 10:33
A novembre 2010, dopo una tornata di occupazioni scolastiche che soltanto nel suo istituto si erano tradotte in episodi improntati ad una dichiarata e scoperta ostilità, il preside del fiorentino Liceo Carcere Michelangiolo ha l'idea di lamentarsi della cosa su una gazzetta "occidentalista". L'iniziativa si è, giustamente, rivelata un boomerang. Abbiamo dedicato tre scritti alla cosa, di cui questo è il primo.

I lettori fiorentini conoscono bene "La Nazione", un foglio che vive da centocinquant'anni sciorinando il peggio che gli uffici stampa siano in grado di rastrellare ed aggiungendovi allegramente del proprio: refusi, strafalcioni, scorciatoie lessicali, inesattezze, cattiverie pure e semplici e malafede abituale. Una linea consueta al punto che reperire un forcaiolo da gazzetta, uno stratega da caffè, una donna dal comportamento reprensibile o un legalista da due lire che non vi abbiano ripetutamente ottenuto visibilità è un'impresa parecchio difficile.
In data 12 dicembre 2006 quei fogliettisti hanno finalmente superato se stessi producendo una prima pagina esemplare.
Una prima pagina che è coronamento di pluridecennali demeriti, tali da farci sbrigativamente concludere che dalla fine delle pubblicazioni del quotidiano "La Nazione", che auspichiamo repentina e illacrimata, Firenze non avrebbe che da guadagnare.
La sede di questa gazzetta si trova in Piazza Ghiberti. Abbiamo avanzato la serissima proposta di demolirla, ovverosia di abbatterla.
Oppure, per utilizzare il linguaggio che la marmaglia "occidentalista" utilizza quando una sorte simile tocca ad uno squat o ad uno stabile occupato, di valorizzarne l'area restituendola alla cittadinanza.
L'area liberata potrà così ospitare una moschea degna della città di Firenze, la cui edificazione varrebbe anche a parziale compenso per la comunità dei credenti, la cui denigrazione è pratica abituale per l'intero gazzettismo peninsulare.
Forcaioli da gazzetta, strateghi da caffè, donne dal comportamento reprensibile e legalisti da due lire.
L'ultima categoria potrebbe includere Massimo Primerano, che come "Dirigente Scolastico Liceo classico Michelangiolo" firma il 19 novembre 2010 una lunga ed oziosa geremiade sull'edizione in rete di quel gazzettino.
Il preside Primerano attacca - "Solo a difendere la legalità". I titolisti de "La Nazione" sono degnissimi della linea editoriale seguita da quella carta, che implica in primo luogo una metodica sovversione del reale; riescono quindi a presentare come un attacco lo scritto di uno che non fa che lamentarsi di essersi trovato da solo ad affrontare certe situazioni, ossia una difesa pura e semplice. E nemmeno tanto incisiva, come andremo ad appurare, confutando alcune tra le affermazioni presenti nello scritto.
Nel far questo, si cercherà di dare prova di onestà intellettuale, evitando per quanto possibile di decontestualizzarle.

Ho scelto da sempre la via della legalità perché è quella che mi hanno insegnato i miei genitori fin da piccolo: il fatto che fossero operai e che mio padre non avesse neppure conseguito la licenza elementare (mentre mia madre sì, la fortunata) non ha impedito loro di inculcarmi i valori di legalità, giustizia, libertà, rispetto, educazione.

Quindi dovrebbe esistere una correlazione tra mancato conseguimento del diploma di scuola primaria e la propensione alla "illegalità", all'ingiustizia, alla prevaricazione, alla irriguardosità e alla maleducazione. A questa correlazione sfuggirebbero innanzitutto i signori Primerano.
Abbiamo validi motivi per dubitare della fondatezza di un fenomeno di questo genere, e che un piccatissimo "dirigente scolastico" inizi ad esporre le proprie considerazioni con un'argomentazione del genere ci sembra al limite del controproducente.
Anche questo corrisponde alla linea editoriale della gazzettina, il cui impegno a favore del politicame "occidentalista" di Firenze è riuscito il più delle volte a produrre ulteriore nocumento alla sua causa.
Non che ci sia da dolersene.

Nei paragrafi seguenti si trova la difesa d'ufficio di una roba che viene chiamata "legalità".
Legalità.
La legalità.
Nello stato che occupa la penisola italiana.
Lo stato dei processi lunghi venticinque anni, quello dei condoni, quello dei mustad'afin liberi di crepare in galera intanto che la propaganda li indottrina a pensare che una simile eventualità possa verificarsi solo a Tabriz.
La storia della letteratura e del teatro sono stracolme di umoristi diventati celebri senza neppure avvicinarsi a simili vette.

Gli aggregati giovanili in genere vengono tollerati esclusivamente in quanto esibitori di acquiescenza e, soprattutto, di comportamenti di consumo. Nella totale assenza di leader degni di questo nome e nell'avvenuta particolarizzazione di ogni sorte, che ogni malessere si trasformi in comportamenti distruttivi è cosa normalissima. Un "dirigente scolastico" del Liceo Carcere Michelangiolo dovrebbe saperlo quanto pochi altri dal momento che in quel posto opportunismo ed individualismo vengono incoraggiati da decenni fino ed oltre i limiti del manicomiale.
L'esatto opposto di quanto ricostruito dal refrain "occidentalista", che indica nelle scuole autentici covi di "sessantottini" e di "cattivi maestri" secondo un copione che è lo stesso da chissà quanto; in tredici anni di studi non ne abbiamo mai incontrato neppure uno: o sono molto meno numerosi di quanto gli "occidentalisti" vogliano far credere, oppure essi "occidentalisti" mentono sapendo di mentire, come fanno d'altronde in ogni circostanza.
L'assenza di leader in grado di incanalare in modo costruttivo e responsabile il dissenso favorisce la distruttività pura e semplice. Per fortuna fino a questo momento nessuno dei protagonisti dei tranquillissimi ed ordinati cortei fiorentini ha mai preso i resoconti gazzettistici -nei quali si riesce a far passare per terroristi anche i partecipanti ad una battaglia a colpi di gavettoni in occasione della fine dell'anno scolastico- come inviti neanche tanto velati a fare almeno un po' più sul serio.
Altrove le cose vanno assai peggio: quello che oggi è il primo responsabile politico di una potenza industriale e nucleare, la Repubblica Francese, rimarrà noto non soltanto per le mucose femminili frequentate, ma anche per essersi guadagnato due settimane consecutive di scontri di piazza definendo racaille gente colpevole di non piacergli e morta in un modo che i mustakbirin sono soliti non mettere in conto, intanto che brigano perché la loro ora li trovi magari in compagnia di una minorenne.
Sulla definizione di "fascismo" sono stati scritti interi trattati e sembra che neppure il suo fondatore sia stato in grado, a suo tempo, di produrne una che non difettasse in qualche cosa. Comunque lo si voglia definire si trattava di qualcosa di serissimo, che ha sporcato esistenze e coscienze prima di sfociare logicamente in una guerra in cui i mustakbirin dello stato che occupa la penisola italiana diedero fedelissima prova di se stessi, esibendo i comportamenti a tutti noti. Non riuscirono certo ad ingannare e sorprendere i tedeschi: riuscirono benissimo ad ingannare, sorprendere ed abbandonare i loro soldati.
In considerazione di quanto qui schematicamente riassunto sarebbe il caso che un "dirigente scolastico" non scomodasse vocaboli del genere per qualche brutta parola e qualche scritta sul muro: lo lasci pur fare ai lettori della gazzettina che gli dà tanto spazio.

Evidentemente il mio concetto di libertà è diverso e molto più ampio di quello prevaricatore di queste persone. In ogni caso mi dichiaro orgoglioso di pensarla come la penso e di agire come agisco ed il momentaneo senso di assoluta solitudine che dovrebbe angosciarmi in realtà mi riempie solo di amarezza non per me ma per gli altri. E infatti mi chiedo: di fronte a episodi di palese violazione delle più elementari norme di civiltà dove è andata a finire quella politica che si riempie la bocca della sacra parola “legalità” ed alla prima occasione utile fa finta di dimenticarsene e si nasconde prudentemente in quanto tutto sommato questi ragazzi fanno veramente comodo. E chi se ne frega se imbrattano i muri, se offendono le istituzioni, se incendiano i gazebi, se sfasciano le scuole, se impediscono ad altri di esercitare i propri diritti. Lasciamoglielo fare così abbiamo più tempo per dedicarci al “Gossip” che sembra diventata la nuova moda.

Del concetto di libertà di Massimo Primerano non sapremmo cosa dire. Di certo avremmo da ridire, e non poco, sulla sua rappresentazione del reale perché righe del genere fanno pensare che tra la sua persona e la realtà ci sia un divario già piuttosto ampio, suscettibile di un ulteriore allargamento. Un "dirigente scolastico", per giunta non più ventenne, dovrebbe aver interiorizzato alcuni dati elementari e tratto conclusioni molto diverse da quelle qui esposte. La sacra parola "legalità", nello stato che occupa la penisola italiana, è la più presentabile di una ristretta panoplia che comprende anche "degrado", "sicurezza" e "terrorismo". Nella comunicazione politica i quattro vocaboli indicano, puramente e semplicemente, la repressione di qualunque forma di dissenso capace di incidere sulla situazione presente. E il dissenso, nello stato che occupa la penisola italiana, è rappresentato da qualunque comportamento non sposti denaro dalla disponibilità di chi ne ha poco a quella di chi ne ha molto.
Di questo tipo di comunicazione politica gli "occidentalisti", che devono ad essa molta parte dei loro successi elettorali, stanno scopertamente abusando da anni: il loro tornaconto elettorale è passato avanti ad ogni cosa ed ha prodotto un gruppo di individui ammessi a pasteggiare ai truogoli del potere, ed un numero infinitamente più alto di mustad'afin che non ha alcun motivo per rispettare né le istituzioni né coloro che le occupano.
La seconda parte del periodo riporta un'analisi che parte da alcuni presupposti errati. L'"offesa alle istituzioni", nel "paese" i cui sudditi trascorrono a cianciare di pallone tutto il tempo che non passano a mangiare maccheroni e a consultare riviste pornografiche, è incarnata dalle istituzioni medesime. La macchina autoreferenziale dei mass media e della propaganda è tanto sfrontatamente sicura di potersi permettere ogni arbitrio che affastella ogni giorno decine di episodi di questo genere, che portano tutti a questa stessa conclusione.
Non ci risulta a Firenze, negli ultimi anni, alcun episodio incendiario. L'ultimo evento di questo genere si verificò nel 2006 e ne fece le spese un'autovettura della gendarmeria. Il fatto però avvenne nei pressi del pallonaio, proprio durante le pallonate tra due organizzazioni chiamate "Fiorentina" e l'altra, se ben ricordiamo, "Lazio": un contesto intoccabile per gli "occidentalisti" che ne traggono guadagni e suffragi, per cui nessuno si azzardò minimamente a stigmatizzare l'episodio.
L'imbrattatura dei muri e la distruzione delle scuole non hanno necessità alcuna di motivazione politica e almeno i nove decimi degli episodi inventariabili in questo senso non hanno infatti alcuna motivazione del genere. Le scritte normalmente reperibili non hanno altro significato che una marcatura del territorio degna di uno yankee o di un cane randagio. Le scuole vengono sfasciate da piccoli gruppi privi di ogni coloritura politica che concordano il più delle volte nell'attribuire alla noia pura e semplice la motivazione del loro agire. Massimo Primerano non soltanto tenta di sorvolare su fatti tanto semplici, il che sarebbe comprensibile, ma dà l'idea di non rendersi conto del fatto che il primo responsabile dello stato di cose presente è rappresentato dalla politica "occidentalista" e dal suo corollario principale che è quello di considerare tollerabili esclusivamente i comportamenti di consumo. Non crediamo poi che questi ragazzi facciano poi troppo comodo. L'attivismo politico fiorentino è relativamente famoso per la costruttività delle sue azioni e per le magre figure fatte da chi si intendeva accanirsi contro di esso. Ai tempi del Social Forum del 2002 le ciarle escrete a caterve dall'"occidentalismo" più bottegaio e da "La Nazione", cui non pare vero di tirare la volata a d ogni aggregato di buoni a nulla che pensi di proibire qualcosa a qualcuno, ebbero uno dei loro capiscuola in un certo Paolo Soderi, che anni dopo fu trattato come un no global qualsiasi, e non certo per aver tentato di fare la rivoluzione.
A darne notizia, con buona dose di dettagli, fu la stessa gazzetta che stiamo qui additando al disprezzo di chi legge.
E di cui il gossip è parte fondante.
Un dettaglio che a Massimo Primerano deve essere sfuggito: un individuo consapevole di questo avrebbe per lo meno cercato un'altra sede per esprimere il proprio disappunto. Tanta disistima per l'ambiente che produce i quattro quinti dei contenuti della "libera informazione" va oltretutto poco d'accordo con l'autoschedatura sul Libro dei Ceffi di cui abbiamo già reso conto, che ha una natura coessenziale allo stesso mondo e che deve costare al signor Primerano considerevolissime dosi di tempo e di impegno.

E i problemi della gente? Risposta: problemi? quali problemi? Ed i docenti che ne pensano? Semplicemente non ci pensano o pensano soltanto al proprio tornaconto individuale. Perché mi devo creare problemi con gli studenti? Perché mi devo creare problemi col Preside? Meglio defilarsi e fare finta che niente sia successo. In una parola in queste situazioni le opinioni dei Collegi dei Docenti risultano “non pervenute” come la temperatura di Potenza. E l’elenco degli assenti ingiustificati potrebbe allungarsi di molto. Cosa fare allora? Molto semplice: non rassegnarsi ed andare avanti. Un segnale, pur piccolo, prima o poi deve essere dato e io questo ho voluto fare. Il tempo è galantuomo e, come al solito, renderà giustizia. In ogni caso.

Anche sulla galanteria del tempo si potrebbero avere ottimi motivi per dissentire. Di cosa siano capaci tempo e legge, nello stato che occupa la penisola italiana, ne abbiamo avuta ennesima riprova in questo mese di novembre, con la sentenza che ha lasciato una strage senza colpevoli. Il clima organizzativo improntato all'individualismo più assoluto o, in alternativa, alla protezione di interessi lobbystici è stato fermamente voluto ed altettanto fermamente realizzato in ogni campo della vita sociale. Non si capisce perché un "dirigente scolastico" che vi è profondamente coinvolto trovi motivo di lamentarsene. E se a "difendere la legalità" si trova ancora una volta da solo, forse sarà il caso che cominci a chiedersene il motivo.

Ad uno dei più coerenti rivoluzionari che siano mai esistiti è stata attribuita la convinzione che i mass media dovessero essere "pieni di talento e svelare le macchinazioni del Nemico".
Ancora una volta e senza alcuna fatica abbiamo esposto, nelle sue implicazioni, un caso improntato a caratteristiche esattamente opposte. Siano i lettori a trarre le conclusioni che credono opportune.


Post scriptum. Qualcuno, e nella fattispecie i tre "occidentalisti" del Consiglio Comunale Cellai, Roselli e Torselli, ha pensato bene di produrre il solito comunicato di solidarietà.
Con la solita coerenza, il blog di Casaggì, organizzazione "occidentalista" contigua al Torselli su nominato, pubblicava questa immagine. In linguaggio forbito l'insieme delle due cose costituisce quella che viene chiamata presa in giro.

Ci sono occasioni in cui è bene tacere: limitandosi alle attività congeniali ai loro consudditi (cianciare di pallone, mangiare maccheroni, consultare pornografia) questi signori si sarebbero almeno risparmiati due figuracce.
Il piagnisteo del terzetto "invita il Sindaco a verificare lo stato dei muri vicini al liceo Michelangelo e dunque gli imbrattamenti descritti a mezzo stampa anche in relazione ai filmati del passaggio del corteo" in modo che non vada sprecata la compiacenza dei gazzettieri ed il fine delatorio dei filmati trovi ulteriore conferma. Sarebbe interessante sapere che cosa pensano, invece, delle scritte nerastre firmate Azione Giovani o Casaggì che hanno impestato la città per anni, o delle piastrate di manifesti che fanno puntuali la loro comparsa in prossimità di ogni miserabile consultazione elettorale.
Due figuracce in un colpo solo. Che continuino pure.

 

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