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Saverio Tommasi, Casaggì, Terza Posizione e un certo manifesto PDF Stampa E-mail
Giovedì 06 Gennaio 2011 11:33
Su uno scambio di battute tra un "occidentalista" fiorentino di quarta fila ed un suo detrattore.

Firenze. Nel dicembre 2010 Casaggì rappresenta i sempre più evanescenti resti di un lungo (e costosissimo) tentativo di raccogliere una sorta di "base giovanile" in grado di attirare qualche voto verso un "occidentalismo" politico di cui Firenze continua a non voler sentir parlare.
I motivi di questo fallimento, conclamato ed evidente, sono noti e per intero ascrivibili non soltanto alla tetra repellenza che l"occidentalismo" politico deve ispirare a chiunque conservi un minimo residuo di cognizione di causa e di rispetto per se stesso, ma anche e soprattutto ai livelli, assai meno che mediocri in ogni campo, che sono tipici da generazioni del politicame "occidentalista" prodotto dalla società fiorentina.
L'elettorato passivo "occidentalista" è, a Firenze più che altrove, costituito pressoché per intero da mangiatori di spaghetti, scarti di anticamera, buoni a nulla coi vestiti che costano tanto, sfogliatori di riviste pornografiche ed antologizzatori di ciarle da bar. Non competenza o cognizione di causa sono ad esso richieste, ma faccia tosta, propensione alla delazione, ubbidienza servile, coltivazione paziente dei concetti base della propaganda e mutuo rapporto con gli imbrattacarte del gazzettaio, in modo che le menzogne del politicame e quelle del giornalettisti si sostengano e conferiscano credibilità a vicenda.
I risultati non sono gran che. Nonostante sia in funzione da anni ed anni questa kombinacija non ha aumentato di un pelo la rappresentatività e l'autorevolezza "occidentalista" nei pubblici consessi ed ha visto naufragare nell'indifferenza generale molti dei mass media cui gli "occidentalisti" si appoggiano, e nei quali vegetano personaggi da avanspettacolo che riescono ad apparire inaffidabili anche quando "ragionano" di pallone, pallonamenti, pallonaggi e palloneria.
Un macchinario dal funzionamento più che collaudato entra in azione ogni volta che -per puro caso- nell'elettorato passivo riesca a spiccare qualche individuo che non corrisponda ai tratti qui riassunti, e che pure viene reclutato in occasione delle scadenze elettorali confidando in una presentabilità ed in una "civicità" che riescano, per qualche magico motivo, ad estendersi anche al resto della compagine.
Per rimanere stritolati dalla conventicola di delatori incompetenti che fa finta di reggere le sorti dell'"occidentalismo" fiorentino non occorre neppure pestare i calli a qualche collega di truogolo: è sufficiente esulare dalla palloneria. Il pallonaio fornisce all'"occidentalismo" il linguaggio e le metafore dicotomiche con cui esso interpreta -ed alle quali riduce- tutto il resto del reale: qualunque altra concezione del mondo, cui necessitino per forza di cose un minimo di curiosità o di competenza, viene abitualmente derubricata a terrorismo.
L'"occidentalismo" fiorentino fornisce rappresentatività all'elettorato attivo più integrato nei "valori" da esso propugnati tramite una veicolazione quotidiana e capillare di una pratica politica così strutturata. Questo elettorato attivo finisce ovviamente per coincidere coi settori più immondi, incompetenti, impresentabili e schifosi del corpo sociale nel suo complesso. Quelli che in "Occidente" vengono definiti "maggioranza silenziosa" e che silenziosa non è affatto dal momento che sporca il mondo intero con le proprie ciarle da quindicenni viziate.
Yankee onorari, putridi anche moralmente.
Le recenti vicissitudini della principale formazione politica "occidentalista" della penisola hanno prodotto anche in città edificanti esempi di piccinerie, vendettucce ed altre sincere testimonianze di quali siano gli interessi ed i valori dell'"occidentalismo" contemporaneo; qualcuno si è curato anche di pubblicare una fotografia che attesta un esempio macroscopico del caso. In alte sfere si ricorre a femmine poco vestite, linciaggi mediatici e maneggi di denaro; a livelli più bassi ci si accontenta di minacciare qualche coltellata, come d'uso corrente negli scambi di cortesie tra razzumaglia palloniera.

Nel dicembre 2010 uno dei blog riferibili a Casaggì ha avuto l'idea di pubblicare "un manifesto" sul "solstizio d'inverno".
La cosa si inserisce alla perfezione nel filone delle produzioni propagandistiche di casaggì, molto giustamente derubricate in blocco a presa in giro anche dagli osservatori meno propensi ad infierire.
Un "manifesto" è qualcosa che si attacca, possibilmente a superfici verticali visibili. La propensione "occidentalista" all'affissione abusiva è risaputa e documentata, ma di questo "manifesto" non siamo riusciti a vedere in giro una sola copia: un motivo in più per considerare finalmente evanescenti certe esperienze politiche, fin dal loro abbozzo destinate ad occupare il settore che sta tra il superfluo ed il dannoso.
In secondo luogo, nonostante giuri il contrario, Casaggì è organica ad un partito "occidentalista" (fondato da un anziano frequentatore di minorenni) che asserisce di tenere oltremodo alla tutela delle "radici cristiane" della "civiltà occidentale". Per tenere insieme un fondamento teorico di questo genere ed una pratica politica basata su comportamenti diametralmente opposti a quelli auspicati da qualunque monoteismo non ci si è peritati di inventare barzellette come quella dell'"ateismo devoto", additandone la ridicola pattuglia dei propugnatori come esempi da seguire pena la cacciata da ogni civile consesso. Celebrare una sedicente ricorrenza pagana, peraltro ben attestata nei residuali ambienti del nazionalsocialismo europeo cui certi "occidentalisti" fiorentini non fanno mistero alcuno di ispirarsi, apparirebbe contraddittorio a chiunque fosse fornito di una minore faccia tosta.

La cosa non è piaciuta a Saverio Tommasi, un regista ed interprete di tutt'altro orientamento politico. Tommasi ha avuto l'idea di dedicare alla questione uno scritto fin troppo educato e composto. Con pochissima fatica ed ancor minore impegno documentale ricorda con esso ai lettori quali siano ispiratori e mèntori dell'"occidentalismo" giovanile di Firenze. Fin qui nulla di nuovo: se vogliamo fare un esempio, da anni è nota la stima ostentata da Casaggì nei confronti di Corneliu Zelea Codreanu. Il fatto che la marmaglia "occidentalista" debba i propri più recenti successi eelettorali ad un'ossessiva campagna di demonizzazione dei "rumeni" nella loro interezza fornisce l'ennesima conferma della costante propensione di questa gente alla malafede abituale ed alla presa in giro sistematica.
La pratica politica "occidentalista" è coessenziale alla menzogna, come tutto ciò che origina dal Lapidato.
Lo scritto di Tommasi ha avuto un effetto costruttivo e prevedibile. Messa per l'ennesima volta davanti all'evidenza dei propri referenti meno presentabili citati per nome e cognome, Casaggì ha pensato bene di peggiorare le cose producendo il raffazzonato giustificativo presentato in screenshot.
Un giustificativo che si inserisce nel consueto filone della presa in giro abituale, e non certo per un solo motivo: i motivi per sghignazzarne sarebbero almeno uno per ogni paragrafo, ed è giocoforza soffermarsi sui più rilevanti. Nel dicembre 2010 perfino ai livelli più alti della formazione politica "occidentalista" cui Casaggì fa capo è arrivato qualche sentore dell'abisso che separa la classe politicante dai sudditi: per tentare di rimediare e per farla una buona volta finita con un dissenso costante che comincia appena fuori dal giornalame e dalle televisioncine, uno con la cravatta di nome Maurizio Gasparri ha avuto l'idea di auspicare il ricorso all'arresto preventivo. Pare tra l'altro che nel farlo abbia sbagliato la data del precedente cui intendeva riferirsi, riuscendo naturalmente ad apparire cialtrone prima e ancora che forcaiolo, com'è prassi abituale per simili individui.
Casaggì è commensale di un individuo del genere. E non trova minimamente in contrasto con questo particolare non da poco il lamentare la miserrima fine dei propri referenti ideologici colpiti dalla repressione e dalla gendarmeria prima e ancora che dagli avversari politici.
Le dichiarazioni di questo Gasparri non sono affatto un incidente di percorso. Sono l'auspicio deliberato di un'epoca di repressione ancora più sistematica, in cui si riconosce in blocco l'elettorato attivo "occidentalista", per il quale un cranio fracassato ha un valore minore di una vetrina imbrattata. E' interessante notare che in occasione delle quotidiane campagne denigratorie contro la Repubblica Islamica dell'Iran qualche "occidentalista" con la cravatta pronto a denunciare gli orrori della repressione non manca mai: viene da pensare che a monte di questo atteggiamento non vi sia altro che l'invidia. Casaggì afferma di "non fare apologia della violenza politica"... cosa che non le vieta di esprimere incompetenti e cialtrone simpatie per la lotta armata, puntualmente dileggiate come meritano. Pare di capire che, così come le manifestazioni di piazza sono lodevoli solo quando si svolgono a Tehran, allo stesso modo certi sistemi sono condivisibili purché il loro utilizzo si limiti a Belfast o a Gaza.
La disumanità "occidentalista", al pari della malafede menzognera, non ha molti limiti. A Firenze il corpo di un manifestante a terra con gli intestini strappati via da un proiettile di grosso calibro farebbe al massimo produrre a qualcuno di questi mangioni il solito comunicato stampa su i'ddegrado e la 'nsihurézza, o magari sul cattivo gusto di uno spettacolo che ha rovinato una giornata di shopping nei negozi per corpivendole costose che impestano certe zone del centro storico.
Difficile trattenersi dall'infierire ulteriormente: i servi, sciocchi o volenterosi che siano, fanno di solito questo effetto.
In ultimo, Casaggì lamenta della scarsa considerazione data alle giovani vittime della guerra civile a bassa intensità che ha caratterizzato la penisola italiana durante gli anni Settanta dello scorso secolo, rimasti per lo più senza ricordi toponomastici.
In considerazione di quello che è toccato a Jan Palach, ai "martiri" delle foibe e agli insorti d'Ungheria, non è detto che sia un male.


 

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