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Di Hina Saleem e di "valori occidentali" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Gennaio 2011 12:41
La brutta fine di Hina Saleem ha rappresentato una delle abituali occasioni per riempire il mainstream di ciance incompetenti. Alla fine del 2010 si verifica un piccolo, eloquente strascico.

Hina Saleem era una ragazza di origine pakistana.
Il suo assassinio servì a buona parte della marmaglia "occidentalista" che sporca la vita pubblica della penisola italiana per produrre una lunga serie di invettive forcaiole, nelle quali cattiveria spicciola, legalitarismo d'accatto, argomentazioni buone nemmeno per il pallonaio e malafede pura e semplice venivano profuse a piene mani: naturalmente ci facemmo fin da subito un piacere di additare la cosa allo scherno ed al disprezzo dei nostri lettori.
Secondo il gazzettaio e secondo gli "occidentalisti" che ci scribacchiano, la ragazza sarebbe stata uccisa perché avrebbe violato le ferree leggi religiose della comunità, ostinandosi a condurre una vita "troppo occidentale", o addirittura "troppo cristiana". Il punto di non ritorno sarebbe stato raggiunto quando Hina si sarebbe scelta un partner originario della penisola italiana, non musulmano e quindi portatore di "valori" incompatibili con la tradizione di famiglia.

Da una galleria fotografica di "Repubblica": ...la rabbia di Giuseppe Tempini, fidanzato di Hina Saleem. Carpentiere di 33 anni, provato dal dolore per la tragica fine della ragazza, l'uomo oggi pomeriggio ha dato in escandescenze nei confronti di alcuni immigrati davanti a un bar di via Milano a Brescia. Il locale si trova nei pressi dell'esercizio in cui lavorava la ragazza pachistana, che conviveva con lui e che anche per questo è stata uccisa. Il giovane, completamente sconvolto, si è messo a inveire contro immigrati stranieri che passavano per strada ed è stato bloccato.

A giudicare dalle immagini che ritraggono costui, verrebbe dunque da concludere che sigarette ed occhiali da sole siano incompatibili con le tradizioni familiari pakistane. E che un "occidentale" degno di questo nome possa inveire contro gli astanti e pretendere di apparire temibile anche con un pacchettino di spaccapolmoni in mano e con gli occhiali fuori posto, ma andiamo pure avanti: non è certo il primo "campione d'Occidente" che delude le aspettative.
Al "fidanzato di Hina" furono concesse le solite briciole di visibilità mediatica. La costruzione e la permanenza del clima di insicurezza indotta e di diffidenza per questo o quel gruppo sociale da cui la porcilaia "occidentalista" trae redditi e suffragi si alimentarono per un giorno delle sue dichiarazioni.
Dichiarazioni che non delusero la committenza perché il "fidanzato di Hina" si distinse per esplicite esternazioni xenofobe in qualità di vedovo inconsolabile, affermando di essere "diventato molto più duro nei confronti degli immigrati".
Una durezza di tipo tutto particolare, visto che non aveva impedito a costui di reperire compagnia proprio in un gruppo sociale oggetto di continue denigrazioni.
Una durezza di tipo tanto particolare dal dissolversi a contatto con mucose femminili, potremmo azzardare.

Ci furono poi i processi. Le motivazioni della sentenza definitiva scontentarono non poco gli "occidentalisti" perché precisarono che il movente del delitto non sarebbe stato affatto religioso, ma originato da un malinteso concetto di possessività patriarcale all'interno della famiglia che può manifestarsi indipendentemente dall'appartenenza religiosa o culturale. La cosa è puntualmente riscontrabile perfino rifacendosi alle gazzette "occidentaliste" più involute, che ogni anno sciorinano decine di casi del genere badando bene a specificare l'origine dei protagonisti solo se utilizzabile per i consueti fini. Questo significa semplicemente che nessuno si sogna di ipotizzare correlazioni tra la detenzione di immagini di Padre Pio e la propensione all'uxoricidio.
Gli "occidentalisti" hanno le loro ragioni di protestare. Una sentenza del genere, logicamente e giustamente, ignora le menzogne della loro propaganda in cui campeggava una Hina intenta a conquistarsi libertà sessuale, parità di diritti e rifiuto della violenza domestica (tutta roba ascritta d'ufficio all'"Occidente") grazie alla partnership con un sincero e coraggioso campione dei "valori occidentali", difensore delle "radici cristiane" della sua "civiltà".
Se è vero quello che riferiscono le gazzette, il primo tra i "valori occidentali" al quale costui ha pubblicamente fornito prova di attaccamento è costituito proprio dal principale di essi: il denaro.
Al processo si era costituito parte civile, secondo la moda corrente.
Il 26 dicembre 2010 il sincero e coraggioso campione dei "valori occidentali" ha ottenuto un altro po' di visibilità gazzettiera: veniamo così a sapere che se la sua adesione ad alcuni "valori occidentali" è certamente indiscutibile, dal punto di vista delle "radici cristiane" deve scricchiolare un po', a cominciare da certe questioni non secondarie tipo l'indissolubilità del matrimonio.
Quanto alle feste comandate, quella del 25 dicembre l'avrebbe cristianamente rispettata facendosi portar via a viva forza dai gendarmi, dopo molto tempo trascorso, e non era neppure la prima volta, a minacciare di morte la ex moglie barricatasi in casa.



Repubblica Islamica dell'Iran. Una non campionessa di "valori occidentali" poco minacciabile di morte.
 

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