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Il sistema sanitario della Repubblica Islamica dell'Iran: un modello per i medici statunitensi. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Gennaio 2011 08:22
Traduzione da Iranian Cure for the Delta’s Blues, pubblicato in inglese su AARP Bulletin il 1 luglio 2010.




Baptist Town, con le sue baracche fatiscenti fatte di assi schierate dal lato sbagliato della ferrovia a Greenwood, nel Mississippi, sembra un posto in cui è poco probabile si verifichi alcun genere di rivoluzione, e meno che mai una ispirata dalla Repubblica Islamica dell'Iran; ma c'è la possibilità che presto sia dalle parti del Mississippi che altrove nel profondo Sud si possa assistere ad alcuni cambiamenti sorprendenti.
Mentre i leader politici degli Stati Uniti e dell'Iran stanno mettendo in pratica una chiassosa politica di rischi calcolati in materia di proliferazione nucleare, un gruppetto di professionisti sanitari appartenenti ad entrambi i paesi sta lavorando con calma per mettere in pratica un nuovo tipo di assistenza medica proprio cominciando dal Mississippi, uno stato impantanato per decenni in fondo alle graduatorie riguardanti indici sanitari di ogni genere. Al centro della loro attenzione c'è il leggendario delta del Mississippi. Il paesaggio agricolo pianeggiante e caldo in cui è nato il Blues -l'arte americana per eccellenza, che ha riversato la sofferenza nelle canzoni- soffre oggi di una serie di problemi sanitari presentando alcuni tra i più alti tassi di incidenza per diabete, obesità, ipertensione e mortalità infantile di tutto il paese.
Nonostante le centinaia di milioni di dollari spesi negli ultimi dieci anni per migliorare la salute dei residenti, la disparità tra le condizioni del Delta e quelle del resto dello stato non hanno fatto che aumentare.
"Mi sono mosso per quarant'anni fuori e dentro la regione del Delta, e non è che sia cambiato gran che", dice Aaron Shirley, un pediatra di settantasette anni pioniere dell'assistenza sanitaria pubblica nel Delta. "Mi stavo disperando e torcendo le mani per questo, un giorno, quando lui mi disse 'Perché non vieni nel mio paese a vedere come si fa?' Ed io gli ho ubbidito".
"Lui" si chiama Mohammad Shahbazi, è medico e direttore del Dipartimento di salute ambientale e comportamentalle alla Jackson State University, originario dell'Iran meridionale.
Nonostante la sua reputazione in America sia pari a quella di un paria della politica internazionale, con una nomea a dir poco infame in materia di diritti umani -era parte dell'"asse del male" dell'ex presidente Bush- l'Iran ha ottenuto positivi riconoscimenti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per il suo innovativo sistema di assistenza sanitaria di base: un sistema che negli ultimi trent'anni ha elimnato le disparità tra popolazione cittadina e popolazione rurale, riducendo di dieci volte la mortalità infantile nelle campagne.
Lo scorso anno, mentre gli Stati Uniti stavano dedicandosi al rissoso dibattito politico sulla riforma sanitaria, Shahbazi, con la tacita approvazione dell'Istituto Nazionale per la Sanità e del ministro della salute della Repubblica Islamica dell'Iran, ha organizzato una serie di visite al sistema sanitario iraniano per Shirley e per James Miller, un consulente sanitario di Oxford nel Mississippi. Hanno potuto incontrare i medici e gli ufficiali sanitari che hanno realizzato il sistema sanitario iraniano, visitato i centri per la salute nelle campagne e gli ospedali, e sono tornati in patria convinti che il modello iraniano rappresentasse proprio la cura che ci voleva per le angustie di un Delta in perpetua difficoltà, e forse anche per tutto il paese.
Il sistema iraniano basato sui centri per la salute è un po' come la VolksWagen Maggiolino dei tedeschi", dice Miller, del Gruppo per lo Sviluppo Internazioale di Oxford. "E' semplice e funziona. E' stato messo a punto da un paese che ai tempi non era certo molto popolare, ma ha risolto un problema di base nel campo dei trasporti".
Sì, dice, l'Iran è uno stato canaglia. Ma "se gli iraniani trovassero una cura per il cancro, eviteremmo di usarla solo perché non ci piacciono i loro politici? Questa è roba che non ha nulla a che fare con la politica", dice Miller.
Nel sistema sanitario iraniano i centro per la salute situati fin nei più remoti villaggi rappresentano una prima linea di difesa, e sono presidiati da persone del posto, chiamate behvarzes. I behvarzes sono formati per provvedere all'assistenza sanitaria di base in villaggi che contano fino a millecinquecento abitanti. I behvarzes maschi si occupano di allestire strutture sanitarie del controllo della qualità dell'acqua e di progetti ambientali. Le donne invece si occupano di salute materna ed infantile, di pianificazione familiare, di vaccinazione e di tenere le registrazioni delle nascite, delle morti e delle storie sanitarie dei membri di ciascuna famiglia.
L'Iran è grande circa due volte il Texas; ad oggi dispone di oltre diciassettemila centri sanitari in cui operano più di trentamila behvarzes, che riescono a coprire oltre il 90% della popolazione rurale. Circa un quarto della popolazione totale del paese, che è di settantadue milioni di abitanti. Negli ultimi tempi l'Iran ha cominciato a realizzare presidi sanitari nei quartieri delle città, destinati ad assicurare gli stessi servizi anche alla crescente popolazione urbana.
Non è il centro sanitario di per sé a far sì che il sistema funzioni; è la sua integrazione con i servizi sanitari più specifici. Il centro è il primo passo, spiega Shahbazi. Viene seguito dai medici di un centro sanitario regionale, che si occupa dei casi che il centro non è in grado di trattare. I centri sanitari locali e quelli regionali riescono ad occuparsi dell'ottanta per cento dei casi complessivi. Ospedali più grandi prendono in carico i pazienti cui servono trattamenti che non possono essere forniti a livello regionale. Gli iraniani possono recarsi in qualunque struttura vogliano, ma se i pazienti vi vengono inviati per decisione di un centro sanitario locale, tutti i costi sono inferiori.
"Penso che qui il modello avrà bisogno di qualche adattamento che lo renda culturalmente adatto", afferma Zahra Sarraf, un Medico dell'università di Shiraz che ha recentemente visitato una clinica ti Belzoni nel Mississippi per parlare ai cittadini ed al personale medico del luogo sul questo modello basato sui centri sanitari. "La realtà di qui è molto diversa da quella iraniana". Tuttavia, in entrambi i casi l'obiettivo è quello di "far sì che i centri sanitari possano insegnare la prevenzione. Con la prevenzione, le persone che sono ammalate pur senza esserne coscienti possono essere messe sull'avviso".
Shirley spera di trasformare una baracca di Baptist Town ricevuta come donazione in un luogo pulito e ben illuminato: un'accogliente clinica per l'assistenza sanitaria di base dove esami e vaccinazioni potranno essere gratuite e dove le famiglie del posto si sentiranno a loro agio perché seguite da persone del loro stesso quartiere.
La rete di centri sanitari iraniana è stata realizzata col pieno appoggio del governo iraniano, che fornisce anche un'economica assicurazione sanitaria a tutti i suoi cittadini. In posti come Baptist Town però l'assicurazione sanitaria rappresenta un lusso che la maggior parte della gente non può permettersi. Secondo Sylvester Hoover, che possiede e manda avanti l'unica attività imprenditoriale di Baptist Town (un minimarket con annessa lavanderia a gettone) poco è cambiato in quell'antica comunità di contadini a mezzadria dagli anni Trenta, quando la leggenda del blues Robert Johnson, seduto ad un angolo di strada, era solito intonare Hell Hound on My Trail.
"Non sono assicurato", dice Hoover, che ha offerto la baracca che possiede accanto al negozio perché vi venga allestito il futuro centro sanitario. Dovrei andare da un dottore per via di questo piede. Riesco a camminare solo con molta difficoltà. Dicono che dovrei farmi operare ma non me lo posso permettere. E poi qui tutti hanno problemi ai denti perché nessuno gli insegna come si fa a prendersene cura. Un sacco di gente avrebbe davvero bisogno di un medico, e semplicemente non se lo può permettere".
"Malattie? Le ho tutte", dice Charles Griffis, settantatré anni, seduto in veranda dall'altra parte della strada. "Ho la pressione alta, il diabete, e sono sopravvissuto ad tumore alla prostata". Griffis dice che sta continuando a rimandare una visita fissata alla clinica di Mound Bayou: tra andare e tornare sono cira cento miglia. "C'è veramente un gran bisogno di un servizio del genere. Sono convinto che la gente accetterebbe volentieri qualcosa di simile".
A differenza degli iraninani Shirley, Shahbazi e Miller stanno cercando di fondare i centri sanitari del Mississippi letteralmente sulle canzoni e le preghiere, usando personale volontario insieme a materiali e ad immobili frutto di donazioni. L'iea è quella di arrivare ad insegnare a ragazze madri attualmente dipendenti dall'assistenza pubblica a presidiare un centro sanitario nel loro quartiere, in modo da fornire loro le competenze necesssarie per poter uscire da quella condizione.
Finora il progetto ha ottenuto il sostegno della Jackson Medical Mall Foundation, che sostiene la grande clinica di Shirley nella città di Jackson. Shirley e i suoi stanno cercando di ottenere venti milioni dal Ministero della Sanità e dei Servizi Sociali per varare dieci iniziative pilota basati sui centri sanitari locali in Mississippi, in Arkansas ed in Louisiana. Anche se nell'immediato la cosa può parere dispendiosa, Miller è convinto che nel lungo termine si riveli economicamente vantaggiosa.
"Questa è una di quelle cose che possono davvero aiutare a contenere il costo della sanità nel suo complesso", afferma Miller. "Le cure preventive innanzitutto evitano che la gente si ammali, mentre [le cure postoperatorie] faranno risparmiare miliardi spesi nelle riabilitazioni. Questa potrebbe davvero costituire una risposta ai problemi del sistema sanitario statunitense. Ma a parte il denaro, che dire delle sofferenze umane? Quanto vale un invididuo sano e produttivo cacciato dalla società umana? Dobbiamo cambiare il nostro modo di penssare. Somigliamo a paesi sottosviluppati per come curiamo i nostri cittadini, se consideriamo le disparità nel campo della salute che colpiscono le minoranze negli USA".
Ed infatti, molti paesi dispongono di servizi di assistenza sanitaria di base che funzonano. Il Brasile, il Cile, Costa Rica e Cuba hanno adottato modelli del genere, e lo stesso hanno fatto Spagna e Portogallo. Il Canada ed il Regno Unito hanno anch'essi sistemi sanitari che costano meno e producono migliori risultati di quello attualmente in vigore negli Stati Uniti.
"L'assistenza sanitaria di base significa molto", afferma Hernan Montenegro, Medico dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità. "Non è soltanto roba da paesi poveri. Se la si fornisce a tutti, e tutti hanno una qualche possibilità di accedere alle prestazioni sanitarie, tutti tendono ad ammalarsi di meno ed hanno una vita più produttiva. I bambini sani vanno meglio a scuola e diventano adulti più produttivi. Investire nella salute porta a numerosi benefici".
L'aspetto delle persone che si occupano direttamente di altre persone ha ispirato La Tania Sci, medico internista di Dayton nello Ohio, insieme allo spettacolo del crescente numero di cittadini americani vittime delle crepe del sistema sanitario vigente. Sci appartiene alla mezza dozzina di professionisti che si sono recati volontari in Iran per un corso intensivo di sei settimane all'Università di Shiraz; ha imparato come relizzare un centro di formazione per operatori sanitari di comunità nel Mississippi.
"Provo sincera ammirazione per le persone che hanno proposto questo modo di affrontare le cose", spiega Sci. "Ci hanno pensato gli iraniani, ma questo non vuol dire. Si può fare molto basandosi su rapporto diretto tra persone: penso che il modello sia intelligente e penso che farà presa in tutti gli Stati Uniti".

Joel K. Bourne Jr. scrive per il National Geographic.


 

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