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Villafranca in Lunigiana, Zine El-Abidine Ben Ali, i due pesi, le due misure. PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Gennaio 2011 21:30
Gennaio 2011. Dopo ventitré anni ininterrotti di leadership, il Presidente della Repubblica di Tunisia Zine El-Abidine Ben Ali deve lasciare il paese sotto la pressione di grosse manifestazioni popolari. Gli "occidentalisti" più servili avevano coltivato anche nella toponomastica la gratitudine per uno presso la cui corte poté rifugiarsi, durante una latitanza per la quale nessuno ebbe a scomodare propositi revanscisti o estradizioni di sorta, un "occidentalista" di primo piano, sfuggito a molti processi per crimini comuni.



Comune di Villafranca in Lunigiana


Via Zine El-Abidine Ben Ali, Presidente di Tunisia.

"Onorò i doveri della sacra ospitalità offrendo amicizia e rifugio al Presidente Bettino Craxi, ricordando ai posteri che la solidarietà è un valore irrinunciabile per le azioni umane.
Così fece Villafranca in Lunigiana nel 1306, accogliendo Dante Alighieri, esule politico fiorentino, condannato dalla giustizia politicizzata."

Il Sindaco, On. Lucio Barani.
19 gennaio 2007.
7 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi,
700 anni dall'esilio di Dante in Lunigiana.


Una via dedicata ad un individuo ancora in vita.
Un politicante peninsulare paragonato nientemeno che all'Alighieri.
Non si saprebbe nemmeno da che parte cominciare.
Forse da Lucio Barani. Lucio Barani è attualmente un deputato "occidentalista". Avrà sicuramente espresso la sua bella dose di bambinesche recriminazioni, quando la Repubblica Federativa del Brasile ha congedato le istanze del governo da lui appoggiato con la sbrigatività con cui si congeda un maccheronaro ambulante spintosi un po' in là con la sua insistenza.
E per le pretese governative, tra l'altro, nessuno ha scomodato "solidarietà" o aborrito la "giustizia politicizzata": anzi, si è data carta bianca alla servitù, che fornisse al mainstream di che infarcire gazzette e televisioncine da un mese all'altro. Tacciando di terrorista chi osasse dissentire, secondo una prassi talmente consolidata che perfino il mainstream ha cominciato a farne a meno.
Il 14 gennaio 2011 il magnifico Zine El-Abidine Ben Ali, Presidente di Tunisia, ha abbandonato il paese a causa degli eventi, e c'è da scommettere che molto difficilmente dipenderà per il resto dei suoi giorni da qualche organizzazione caritatevole.
In corrispondenza esatta con la sua partenza si sono svegliate le gazzette. E il Presidente di Tunisia si è trovato promosso a dittatore. Con gli amici di ieri, come la Repubblica Francese, che hanno esplicitamente rifiutato di prenderselo in casa, anche se il presidente della Repubblica Francese, distrattosi un attimo dalle mucose femminili che frequenta e che costituiscono l'unico motivo per cui passerà alla storia, ha avanzato vaghe promesse di aiuto nella repressione.
Il governo di Zine El-Abidine ben Ali si è invece guadagnato, dalla sera alla mattina, la definizione di regime.
Dopo ventitré anni.
I presidenti eletti della Repubblica Bolivariana del Venezuela, o della Repubblica Islamica dell'Iran, l'appellativo di dittatore l'hanno ottenuto addirittura prima dell'insediamento.

Buon ultimo si è svegliato Piero Cerutti, attuale sindaco di Villafranca, che ha fatto schiodare dal muro il piastrone della foto qui sopra.
"Lo facciamo nel rispetto del popolo tunisino, Villafranca non può permettersi di mantenere vivo un riconoscimento ad un dittatore che ha seminato terrore nel suo paese".
"...e domenica alla Juve gliele suoniamo quattro a zero". Una conclusione che non avrebbe stonato per nulla.
 

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