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Firenze. La passeggiatina di Casaggì del 5 febbraio 2011. PDF Stampa E-mail
Domenica 06 Febbraio 2011 10:45
Il 5 febbraio 2011 mezza Firenze viene messa "in sicurezza", ovvero infarcita di gendarmi, per evitare che la marmaglia "occidentalista" abbia rovinata la propria parata annuale. Dopo quel giorno l'"occidentalismo" giovanile fiorentino torna a limitare la propria intromissione nel contesto di una città ancora sostanzialmente civile alle abituali ciarle incompetenti e all'abituale pratica dell'affissione abusiva. Nello scritto si evidenzia anche di quale considerazione godano, ai piani alti del loro "partito", le "occidentaliste" del "governo".
 
Firenze. La costosa rassegna della servitù governativa del 5 febbraio 2011 si è svolta nella gelida indifferenza della cittadinanza. La politica locale ha disertato in blocco la sfilata di "partito" mantenendo una condotta esplicitamente e giustamente irridente, sia nei confronti dell'iniziativa in sé che nei confronti dei suoi organizzatori.
Per mettere insieme una claque sufficiente a non sfigurare agli occhi di un ministro evanescente e di un grassone di Scandicci, gli "occidentalisti" che per mesi hanno lordato muri e carta con la loro propaganda hanno dovuto dragare le spaghetterie di mezza penisola, precettando gente da città lontane centinaia di chilometri. Da parte nostra abbiamo con piacere fatto notare ai lettori un piccolo incidente di percorso in cui sono incorsi i propagandisti, dovuto alla mandolinesca faciloneria con cui gli "occidentalisti" affrontano ogni circostanza della vita.
Un confronto con la controparte, in cui siamo esplicitamente orgogliosi di militare quotidianamente e che anche in questa occasione non ha mancato di esprimere con buoni numeri il proprio assoluto disprezzo per i propalatori di menzogne seguaci di شيطان بزرگ è improponibile.
La cosa agli "occidentalisti" non piace. Pensiamo che un paio di anni fa l'inutile grassone di Scandicci su ricordato abbia cercato sua sponte di cambiare le cose con i soliti sistemi. E che abbia ottenuto l'effetto opposto, dimostrando ancora una volta, caso mai ce ne fosse stato bisogno, di quale conoscenza del reale ci si avvalga nei ristoranti governativi.
La foto in alto ritrarrebbe uno dei momenti culminanti dell'ispezione alla servitù.
Lo squallore del contesto colpisce a prima vista.
Una targhetta toponomastica, isolata su un palo.
Il muro accanto è lordo di quelle scritte afasiche ed irritanti che dall'"Occidente" hanno ricoperto il mondo come una lebbra.
Accanto c'è un impiastro di vecchi manifesti pubblicitari.

L'ispezione governativa ha comportato la mobilitazione di centinaia di gendarmi e la rimozione forzata dei veicoli lungo l'intero il percorso della passeggiatina. Secondo un video reperibile in rete, il soggetto governativo visibile nella foto è stato pubblicamente indicato dal suo padrone con un epiteto irriferibile: i rapporti gerarchici, nei partiti "occidentalisti", hanno il merito della chiarezza e della precisione. Si visioni il filmato si faccia caso ai commenti che lo accompagnano. La loro pochezza è un buon campione dell'abbrutimento abituale e della crescente idiozia espresse dai tempi e dai luoghi.

I nostri lettori sanno quale considerazione abbiamo dello stato che occupa la penisola italiana, da noi inteso come l'equivalente geopolitico di una maccaruncielleria di provincia in cui si smerciano sottobanco videocassette pornografiche ed immagini di Padre Pio, intanto che sul retro si affittano camere ad ore a marmaglia in canottiera.
Non esiste dettaglio alcuno, nella parata di camerazzi "occidentalisti" tenutasi il cinque febbraio, che non confermi quest'impressione.
Il corteggio ha percorso viale Giovanni Minzoni e via Mafalda di Savoia. La spasmodica attenzione alla toponomastica dimostrata in ogni pubblico consesso da quei mangiatori di spaghetti non è per adesso arrivata ad insultare Firenze sporcandola con un'intitolazione ad Oriana Fallaci, ma è oltremodo dubbio che sia loro servita ad apprezzare l'ironia delle due denominazioni.
Giovanni Minzoni, sacerdote cattolico. Fu eroicamente aggredito alle spalle una sera d'estate del 1923, da attivisti di un movimento politico giustamente preso a modello dagli "occidentalisti" di oggi, perché i casi di viltà, di pressappochismo, di ferocia e di incultura che vi allignavano possono ben dirsi esemplari da ogni punto di vista e verosimili modelli per il loro comportamento.
Mafalda di Savoia morì nel lager tedesco di Buchenwald nel 1944. L'anno prima una lunga serie di circostanze e di deliberate scelte non le aveva consentito di aggregarsi al politicame in fuga. Lo stesso politicame che non era riuscito ad ingannare e a sorprendere i tedeschi riuscì benissimo ad ingannare, a sorprendere e ad abbandonare i soldati che aveva sparso per tutto il continente.
Sulla tomba di Mafalda fu scritto eine unbekannte Frau.
 

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