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17 marcio 2011. Chissà che cos'hanno da festeggiare a Casaggì Firenze. PDF Stampa E-mail
Venerdì 18 Marzo 2011 09:30
Il diciassette marzo 2011 lo stato che occupa la penisola italiana festeggerebbe i centocinquant'anni dalla propria instaurazione.
Cosa ci sia da festeggiare non è, va da sé, dato di saperlo.
I piccoli "occidentalisti" di Casaggì Firenze hanno per l'ennesima volta dato fondo alle scorte di manifesti e di colla da parati, e dicono anche di aver distribuito il volantino che segue.
Dileggiarlo in dieci minuti, ch'è quel che abbiamo fatto, non sapremmo dire se considerarlo più un piacere o un dovere civico.
Questo scritto è uno dei più bassi mai comparsi in questa sede, ed è dovuto ad un accesso repentino di puro e semplice disprezzo per le menzogne "occidentaliste", peraltro di quarta fila e di quint'ordine, propagandate da costoro.
Nello scritto riportato ricorre più volte, per forza di cose, il nome dello stato che occupa la penisola italiana: come sempre ce ne scusiamo con i lettori.

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci riporta alla mente la grandezza del senso di appartenenza ad una Terra con millenni di storia e di tradizioni alle spalle.

Nell'immagine in alto, la storia e le tradizioni.

L’Italia profonda, fatta di miti e di simboli.

Fatta di mistificazioni e di spauracchi.

L’Italia della cultura e dell’arte, del genio e dell’avventura.

Dell'incultura e del dileggio per chiunque abbia un libro in casa. Della stoltezza e dell'avventura intesa nel senso della frequentazione di individui noti per la loro propensione alla fornicazione a pagamento.

L’Italia dell’aratro e della spada, delle legioni e del Diritto, del marmo contro la palude e del sacrificio, dell’innovazione e delle radici profonde.

Della raccomandazione e della penna d'oro, delle squadracce e del Privilegio, dello sterco dentro la palude, della furbizia, della stolidità e della mercificazione più assoluta.

L’Italia dei giovani che fanno il Risorgimento e dei briganti che non si piegano; quella che brilla nelle trincee e poi resiste e vince sul Piave, che conquista Fiume, che costruisce la rivoluzione nazionale e la giustizia sociale nel Fascismo, che si batte con un pugno di soldati contro le più imponenti armate del globo e tiene alta la bandiera dell’onore fino all’ultimo respiro.

...Del privilegio che impone tutto a tutti, dei resistenti sterminati, che mandò la propria élite a farsi macellare in una guerra inutile e demenziale, che perse tutto quello che aveva "conquistato", che costruì ingiustizie sociali forsennate ai tempi dell'autoritarismo, che si squagliò come neve al sole al rompete le righe dato dall'alto, che la bandiera dell'onore non ha mai saputo nemmeno dove fosse.

L’Italia che si divide, si scanna, ma vive e si rimette in gioco, sempre e comunque.

Che non si divide e non si scanna -tra poco ci sono le pallonate alla televisione e nessuno ha tempo da perdere in simili idiozie- che è morta da anni e rimette in gioco, sempre e comunque, la sorte altrui.

L’Italia che niente ha a che fare con le cricche e con le mafie, con le caste e coi giochi di palazzo.

Che è una cricca ed una mafia dal primo all'ultimo suddito, si regge sulle caste e quanto a giochi di palazzo potrebbe dare lezioni a chiunque.

La nostra Italia è un’avanguardia dello stile e del costume, dello spirito e del pensiero: lontana parente della decadenza che qualcuno vorrebbe imporle.

Siamo in prima persona condivisori e responsabili di uno stato di cose che da molti anni è perfino indegno di disprezzo. Siccome viviamo di menzogne, eccovene un'altra bordata.
(lo stile. Hanno lo stile, loro. Nemmeno dovessero vendere borsette costose a qualche ragazza di poca virtù).

La nostra Italia è quella del futuro, che guarda avanti senza dimenticare da dove viene, chi è e come è nata.

Quella di un futuro che è già presente, e che consiste puramente e semplicemente nell'essere avanguardia. Avanguardia di un "Occidente" in marcia verso le tenebre.

La nostra Italia non è quella del precariato, delle pizze e dei mandolini, del futuro incerto, del maledetto odio sociale, dell’assistenzialismo, della vergogna dell’8 settembre 1943, del terrorismo e degli anni di piombo, dell’aborto per tutti, dell’omologazione di mercato, della sudditanza allo straniero, della multietnica e dell’immigrazione incontrollata, del degrado, del materialismo, del pensiero debole.

...E' esattamente quella del precariato incentivato con ogni mezzo dal governo che ci facciamo vanto di sostenere, delle pizze e dei mandolini, del futuro incerto, del benedetto odio sociale senza il quale neppure esisteremmo, dell’assistenzialismo che vogliamo diretto a greppie ben precise, della vergogna dell’8 settembre 1943 costruita pezzo su pezzo da chi aveva comandato per vent'anni e che a tutt'oggi portiamo sugli scudi, del terrorismo e degli anni di piombo che non ci impediscono di accampare l'innocenza dei peggiori e più abietti figuri di quegli anni, dell’aborto per tutti -non proprio per tutti: se così fosse stato non saremmo qui a ciarlare- dell’omologazione di mercato che se non fai schifo con berrettini e straccetti da poco prezzo stile yankee di sei generazioni fa sei un terrorista passibile di eliminazione, della sudditanza allo straniero, amriki in primo luogo per tacer del resto, della multietnica [forse era "della multietnicità"] e dell’immigrazione incontrollata, del degrado (affissioni abusive incluse?), del materialismo, del pensiero debole e soprattutto venale.

La nostra Patria è ardimento e azione, è il coltello tra i denti e il sudore sulla fronte, la vita che sboccia e la Giovinezza che irrompe, lo scintillio di un sole nuovo e l’orgoglio di esserne parte.

La loro "patria", semplicemente, non è.

La nostra Italia non è un partito o una parte politica, ma è un sogno che si vive sulla pelle, un plebiscito che si rinnova ogni santo giorno, è il rullare dei tamburi e la sovranità del Popolo, la libertà di fare e la rabbia di cambiare.

Un copywriter di quarant'anni fa avrebbe sicuramente scritto di meglio.
E le radici cristiane dell'"Occidente"? Già passate di moda?

La nostra Italia è militanza quotidiana, è il dono di se stessi per qualcosa di più grande; è il mettere gli altri avanti al proprio tornaconto e il bene comune avanti a tutto.

E' vandalismo fine a se stesso, è il tempo impiegato alla meno peggio in attesa che si liberi qualche poltrona, è mettere se stessi avanti a tutti e il proprio tornaconto avanti agli altri.

La nostra Italia è quella che scrive la storia senza scuse e senza reticenze, senza censure e senza malizie.

E' quella che mistifica la storia facendo perfino a meno delle scuse -basta scotomizzare gli eventi, togliendo loro il prima ed il dopo come nel caso del cosiddetto "confine orientale"- censurando tutti ed avendo la malizia come utensile abituale.

E’ un Popolo con una coscienza, è sintesi delle differenze e premio per chi merita; è selezione, ma anche aiuto dei più deboli, identità e orgoglio.

E' un popolo, scritto rigorosamente con la minuscola, che la coscienza (ammesso che l'abbia mai avuta) l'ha utilizzata come assorbente igienico; è odio per le differenze e premio per il più furbo; è selekcjia come ad Auschwitz, soppressione dei più deboli, putrefazione identitaria e lascivia.

E’ L’Italia che dobbiamo costruire insieme, come un sogno generazionale che si materializza giorno per giorno!

Che abbiamo finalmente distrutto nell'indifferenza generale, nella materializzazione perfetta di un incubo distopico.

SU QUESTA PATRIA GIURA E FAI GIURARE AI TUOI FRATELLI
CHE SARETE SEMPRE, OVUNQUE E PRIMA DI TUTTO ITALIANI

Così vi farete, molto giustamente, ridere in faccia da mezzo mondo e sputare addosso dall'altra metà.
 

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