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1911-2011. Aggrediscono di nuovo la Libia. PDF Stampa E-mail
Domenica 20 Marzo 2011 08:45
Nel marzo 2011 lo stato che occupa la penisola italiana trova modo di autocelebrarsi cacciandosi in un'altra (o meglio, nell'ennesima) guerra.

In questa sede, fatta salva qualche considerazione sprezzante nei confronti di qualche miserabile e bassa conventicola di mangiatori di maccheroni, non si avrebbe motivo alcuno per affrontare l'argomento "centocinquant'anni dello stato che occupa la penisola italiana". Da un blogger di nostra conoscenza veniamo tuttavia a sapere che i sudditi di esso stato sarebbero particolarmente orgogliosi della loro condizione quando "suona l'inno" (una inascoltabile marcetta, utilissima nel campo dell'estetica musicale come punto inferiore di eventuali scale di misurazione), quando ci sono le pallonate e quando un tizio strapagato per andare forte in motocicletta arriva prima di tanti altri tizi strapagati per andare forte in motocicletta. La situazione contingente nella penisola italiana, in cui com'è noto qualunque impegno culturale viene percepito e presentato come qualcosa di infamante salvando solo quanto possa ottenere immediata remunerazione, non permette che i compositori abbiano molti imitatori: nemmeno i compositori di marcette.
In compenso li hanno quelli delle pallonate, il cui ambiente costituisce in blocco una esemplare sentina di abiezione in cui non a caso gli spaghettifresser si trovano perfettamente a loro agio, e quelli delle motociclette. Gli appartenenti alla seconda categoria pare godano di una certa indulgenza anche quando trasformano la loro imitazione in qualche cosa che si chiama semplicemente omicidio-suicidio: qualche incosciente თამადა che li ricorda come "ragazzi solari", resi unici ed irripetibili dal loro seguire qualche degenerata moda yankee e da abitudini più uniche che rare come il fumare sigarette, lo si trova sempre e comunque.
Ecco: lo stato i cui sudditi sono orgogliosi di riconoscersi in simili tipologie non poteva celebrare l'anniversario su ricordato se non infilandosi in una guerra di aggressione del tipo consuetamente asimmetrico, consuetamente infame e consuetamente menzognero.
L'aggredito -retrocesso via gazzetta a dittatore- è stato accolto meglio di bene per anni ed anni da tutte le diplomazie del continente. E' stato considerato ottimo cliente e fornitore anche migliore, e gli stati "occidentali" hanno finanziato per i loro fini la capillare opera di controllo e di repressione da esso esercitata sul territorio di competenza.
In considerazione di tutto questo la deliberata decisione di aggredirlo non è certo del tipo di quelle che caratterizzavano la guerra degli accordi di Westfalia e della società preindustriale, secondo i quali il nemico di oggi può essere l'amico di domani e viceversa escludendo quell'annichilimento dell'avversario che è proprio della guerra moderna. E' semplicemente un altro di quegli atti di assoluta e cristallina viltà opportunista con cui l'"occidente" congeda i servi diventati scomodi o ingombranti.
Il Colonnello al-Qadhdhāfī può a buon diritto gridare al tradimento, e farlo utilizzando nella sua propaganda tutti i cliché "occidentalisti" in materia di terrorisminsihurezzeddegràdo: armi, vocabolario, scusanti e soprattutto denaro gli sono stati forniti fino a ieri da coloro che oggi fanno finta di non avervi mai avuto a che fare. Del caso di Nicholas Sarkozy, dalla bassezza semplicemente incommentabile, abbiamo già trattato nel dettaglio.
Alle diplomazie non "occidentali" il caso in questione conferma quanto già conoscono bene ed è auspicabile che le aiuti a serrare ancora di più i ranghi. In un mondo tornato multipolare ed in cui la potenza di fuoco si scatena sempre e soltanto contro chi si auspica possa contrapporre ad essa pochi e maltenuti ferrivecchi, anche questo può rappresentare un deterrente.
Si affermava che uno stato i cui sudditi si sentono orgogliosi di simboli meno che mediocri, di palloni, pallonieri, pallonate ed altra roba inutile e pericolosa, non poteva celebrare più degnamente un anniversario che aggredendo alle spalle -ovviamente non da solo, ché di simili "imprese" si vogliono i vantaggi senza i rischi, come al solito- un altro stato sovrano.
Essi sudditi scoprono spesso di non godere altrove di molta simpatia e di molta considerazione. Un motivo deve pur esserci e non sarebbe male se qualcuno facesse almeno finta di porsi dei dubbi a riguardo: per chi avesse bisogno di un punto di partenza, c'è la recensione di "Bùcalo! - Strenna umoristica tripolina illustrata che aiuta a farsi un'idea della considerazione che lo stato che occupa la penisola italiana ha sempre avuto nei confronti della Libia. E di quali mirabili ed eroiche imprese abbiano avuto modo di compiere da quelle parti i suoi sudditi.
A lettura ultimata, il perché della poca considerazione e della poca simpatia riscosse altrove dovrebbero assumere contorni un po' più chiari; ecco in che modo, nel 1911, si giustificava la deliberata aggressione di un Impero Ottomano già agonizzante. Il vocabolo che denota nel linguaggio corrente lo stato che occupa la penisola italiana è presente nel testo originale: ce ne scusiamo con i lettori.
Da circa ottant' anni un popolo incivile teneva nella schiavitù più obbriobiosa due fertili provincie dell'Africa settentrionale. Questo popolo che ha sempre governato con la violenza, con la rapina, con il più indegno sfruttamento, ostacolava in ogni maniera il glorioso avanzare delle civiltà, infondendo nelle popolazioni soggette tutta la malvagità del suo animo abbietto.

La nostra Italia che è sempre, e lo sarà, all'avanguardia del progresso non poteva rimanere indifferente a che quelle provincie, che per la loro posizione geografica le dovevano appartenere, seguitassero a restare in quello stato di incivile abbrutimento e di infame ser- vaggio. E ricordando come queste, in tempi molto lontani, per merito dei suoi figli fossero state civili e fertili le ha con magnifico gesto strappate dalle rapaci mani dei suoi oppressori.

Questo nobile atto della nostra Italia è stato favorevolmente accolto da tutto il mondo, e se prima vi erano dei malcontenti che per falsi sentimentalismi o per volgari interessi si dimostrano contrari, di fronte agli atti briganteschi, degni di belve, che durante questa guerra i nostri nemici hanno, con voluttà sanguinaria, commessi, questi nostri avversari hanno dovuto ricredersi ed unirsi, più o meno sinceramente, alla unanime disapprovazione per i nostri nemici e agli inni per la nostra azione. All'ombra del tricolore non vi sono state ne vi saranno commesse ingiustizie né iniquità. Le terre della Tripolitania e della Cirenaica che sono state bagnate dal sangue italiano sono per noi sacre; e, con il cuore pieno di. esultanza, abbiamo rivisto il nostro glorioso eroismo rifulgere ancora una volta dimostrando luminosamente che i figli di Italia non degenerano dai loro padri che con il loro valore seppero imporgi alla meraviglia del mondo.

Su Wikipedia abbiamo trovato una raccolta di definizioni realistiche dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana; l'unica cosa che non comprendiamo è per quale motivo i redattori abbiano compendiato sotto la voce "pregiudizio" quelle che si presentano per lo più come definizioni obiettive e perfino generose.
Veniamo così a sapere che i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana possono essere definiti tra le altre cose garlics (agli), Maccaroni, Los Polpettoes, Pizzagang, Spaghetti, Spaghettifresser (ed il verbo fressen è quello con cui in tedesco si indica il mangiare degli animali), Pastar, Žabar (ossia "mangiarane", in croato) Makaroniarz (polacco), Alfonso (in Lituania, un Alfonso è uno che racconta bugie — il raccontare frottole può essere espresso con l'espressione makaronų kabinti), Minghiaweisch (dall'esclamazione minchia e "weisch?", cioè capisci? in svizzero tedesco), Sentas (in Südtirol: dalla diffusa abitudine di rivolgersi al prossimo con l'espressione "senta", percepita come uno sgradito imperativo), e con la strepitosa espressione yankee mozzarellanigger o con il breve ma perentorio shitalian.
 

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