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Greve in Chianti "schiaffeggia" Oriana Fallaci? Ha fatto bene. PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Aprile 2011 07:39
Nell'aprile 2011, dopo tempi neppure troppo lunghi dal primo sollevarsi della questione, l'amministrazione di Greve in Chianti annuncia la stipula di una convenzione con i credenti che risiedono nei pressi della cittadina. A suo tempo trattammo i professionisti dell'"occidentalismo" con le còtiche, comparse meno che mediocri nel coro linciatorio ed ebefrenico che impera da oltre dieci anni, con molta più generosità di quanta ne avrebbero meritata. Sono passati diversi mesi: tempo che non è servito a questi mangiaspaghetti per migliorare le proprie competenze in fatto di orientalistica, ma che è servito invece a trovare la maniera di consentire ai credenti di accedere ad una sala polivalente utilizzabile per la preghiera. I nostri lettori conoscono Greve perché cittadina di origine della "scrittrice" Oriana Fallaci: l'aneddotica deteriore che infittisce le testimonianze delle sue permanenze nella zona ha dato da scrivere a diversa gente. Secondo Camilla Cederna
Nella sua bellissima tenuta valutata un bel numero di miliardi dove produce vino e olio e ha molte cascine, ha litigato con tutti i contadini, e resistendo a uno di loro che non voleva che sconfinasse nel suo territorio (o qualcosa di simile) si prese un ceffone che la mandò all'ospedale.
Lo stesso episodio lo riferisce Massimo Fini:
Un giorno -correva la fine degli anni Sessanta- la Fallaci arrivò in redazione all'Europeo con una guancia vistosamente fasciata, come per un enorme mal di denti, e un braccio rotto. Ai colleghi che, incuriositi, le chiedevano cosa fosse successo, rispose che era stato un banale incidente casalingo. Ma poi venne fuori la verità. A Greve in Chianti, dove abitava ed ha tuttora una casa, aveva un vicino, un contadino, che era la sua vittima predestinata. Non c'era cortesia, favore, servizio, aiuto che Oriana non gli chiedesse. E quello, paziente, eseguiva. Un giorno che lui doveva andare a Firenze lei gli appioppò, come tante altre volte, un mucchio di incombenze e di acquisti dandogli disposizioni minuziosissime: la tal cosa e la talaltra dovevano essere fatte proprio in un certo modo, non si sbagliasse. Al ritorno del contadino risultò che uno degli acquisti non corrispondeva esattamente ai desideri di Oriana che, a berci e urli, gli fece una scenataccia. Il contadino girò il culo e non sifece più vedere. Sembrava essersi smaterializzato, quando Oriana lo cercava non lo trovava. Ricomparve d'improvviso molte settimane dopo, dietro una siepe, mentre Oriana passeggiava per i campi e la riempì di botte, vendicando d'un sol colpo i redattori dell'Europeo, che si abbandonarono, quando lo seppero, a scene di giubilo e tutti quelli, infiniti, che della Fallaci avevano subito le prepotenze e le violenze.
Non si capisce quindi quali pretese di rispetto potesse avanzare un elemento del genere da vivo. Figurarsi da morto.
Tanto dovrebbe bastare alla pattuglia di "occidentalisti" che ormai da diversi anni sta perorando la causa privata del proprio tornaconto come se fosse quella del bene comune, per evitare di indignarsi troppo. Ma questa è una pretesa che si può avanzare soltanto nei confronti di chi possieda almeno un barlume di buona fede, il che fa sì che pretendere tanto da simili soggetti ed in simili circostanze pecchi grossolanamente di poco realismo. L'unica gazzetta ad insistere sulla non notizia -perdendo tra l'altro l'occasione di piombare per prima su di essa- è stata, come al solito, "Il Giornale della Toscana", che ha mandato uno Scaffardi a sentire il parere dei due o tre "occidentalisti" di cui sopra, impegnati da tempo in un servizio tanto permanente ed effettivo quanto stigmatizzante, umiliante, pedestre, incompetente e spregevole. Il tutto è rendicontato in un lungo articolo del 7 aprile 2011.
La cosa interessante è che questo Scaffardi, e le forbiciate redazionali insieme a lui, neanche si rendono conto della pochezza delle argomentazioni cui dànno voce, che le rendono ai limiti del controproducente. Avrebbero fatto meglio ad occuparsi di pallone e di maccheroni, con qualche incursione nel territorio della pornografia: gli unici terreni su cui loro, i loro lettori ed i loro consudditi si dimostrino versati ed attendibili. Si ricorderà come Marco Cordone, antiislamico da dopolavoro e micropolitico "occidentalista", a suo tempo avesse fatto fuoco e fiamme, vantando allora come oggi un'oceanica levata di scudi "antimoschea" fatta con le solite firme. Insomma, sembra che in tutto questo tempo non abbia trovato una mezz'ora per consegnare le firme raccolte agli amministratori locali, cosa educatamente ricordata all'intervistatore da un certo Alberto Bencistà.
Non contento, Cordone replica paragonando la presenza dei credenti a Greve con l'assalto alla sede dell'ONU di Mazar I Sharif.
Purtroppo per lui, l'"Occidente" non è fatto soltanto di mangiatori di spaghetti capaci soltanto di cianciare di pallone e di sfogliare riviste pornografiche; esistono anche, sia pure su quote ampiamente minoritarie, anche individui che gradirebbero sulla questione un po' di completezza in più.
Perché Mazar I Sharif è stato, come sempre, il risultato voluto e cercato dalla sicumera da bambini viziati con cui l'"Occidente" è abituato a misurarsi con il resto del mondo. In questo caso, è dovuto in primo luogo all'indiscutibile successo di un episodio densissimo di esibizionismo da tornaconto, in cui si è prodotto un incosciente ed insignificante grassone della Florida che si fregia, non è dato sapere per quali competenze, del titolo di "pastore". Tutto questo però Marco Cordone si è dimenticato di ricordarlo.
 

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