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Firenze: un giorno di aprile n'i'ddegràdo, senza sihurézza e con molta colla da manifesti PDF Stampa E-mail
Venerdì 22 Aprile 2011 06:01

Nella primavera del 2011 lo stato che occupa la penisola italiana continuerebbe ad essere "governato" da una compagine i cui appartenenti rischiano, a qualunque livello "politico" o "amministrativo" appartengano, di essere fatti oggetto di aggressioni fisiche ogni volta che compaiono in pubblico.
Chi semina vento raccoglie tempesta, ed è difficile pensare che le perentorie attestazioni di disistima in cui rischiano di incorrere individui come Vittorio Aliprandi siano sempre frutto di regìe vittimistiche e di menzogne montate ad arte, con l'aiuto di comparse più o meno retribuite o di individui dal comportamento disturbato presentati come potenziali assassini. Gli "occidentalisti" ricorrono da anni abitualmente a questi éscamotages, ma l'impressione è che l'imperversare pubblico e mediatico di questi benvestiti sia concretamente meno impunito di quanto fosse anche solo pochi mesi fa.
A Firenze le ultime iniziative della politicanza "occidentalista" sono ridotte a tetre e reiterate arrampicate sugli specchi ed in pratica si compendiano, nel culmine della primavera, di commemorazioni funebri. Una tendenza rappresentativa del carattere mortifero dell'"occidentalismo".
Davanti alla relativa perdita di credibilità del battage mediatico, usurato all'inverosimile ed accolto ormai dall'indifferenza -se non dal disprezzo- di crescenti fasce di pubblico, l'"occidentalismo" fiorentino sta cercando altre strade. Alle armi della menzogna, della delazione e dell'affissione abusiva pare si sia aggiunto l'uso di reagire al minimo pretesto fomentando l'indignazione di claque formate da autentici appestati, da mandare a destinazione prima a mezzo stampa e poi a mezzo roba legale di cui nulla sappiamo e ancora meno ci interessa di sapere.
L'ultimissimo caso a cui si sono attaccati, al momento in cui scriviamo, è dato da una specie di concertone per ragazzini, peraltro organizzato da una televisione che da decenni porta ovunque le peggiori abiezioni dell'"occidentalismo", che ha riempito una piazza di Firenze con migliaia di persone. Il gazzettame "occidentalista" di Firenze ha grattato il fondo dei barili più riposti, pur di mettere i bastoni tra le ruote ad un'amministrazione invisa; e pazienza se a rimetterci sarebbe stato, se mai, un coso televisivo che riceve ogni benedizione ogni volta che allaga dar al'Islam di femmine con pochi vestiti addosso.
Ora, Firenze continua ad essere una città tutta particolare, nel senso che anche le più abiette inziative "occidentaliste" costano ai loro promotori soltanto qualche insulto. Ce n'è di che finire vittime dello sfinimento prima e ancora che dell'improponibile idiozia e completa demenzialità delle proprie proposte politiche.
Tuttavia, qualche crepa deve essersi verificata anche nei contesti più tetragoni.
Abbiamo visto come nel corso dell'ultima tempesta in un bicchiere d'acqua, rappresentata dalle elezioni universitarie, l'emanazione giovanile del principale partito "occidentalista" della penisola italiana non abbia raccolto solo reazioni comprese tra l'indifferente e lo scostante, ma anche e soprattutto un certo fastello di sanzioni, che deve aver costretto i committenti ad imporre uno stop alla pratica della colla e della carta.
All'ingresso da nord ovest in città, laddove finisce un'autostrada, campeggiano (minuscola novità) piastrate di manifesti di una formazione politica irrilevante, proprio in una collocazione fino a ieri patrimonio indiscusso del più grande partito "occidentalista" della penisola.

Cambiano le sigle, ma resta intatta una cialtroneria spinta fino all'autolesionismo.
Sul contenuto delle affissioni non vale la pena di soffermarsi perché a questa weltanschauung da frequentatori di spaghetterie di provincia fanno eco, senza alcun freno e da almeno quindici anni, formazioni politiche di ben altra numerosità e di ben altro budget.
Vale invece la pena soffermarsi sul fatto che i manifesti riportano il numero di telefono 3467638894. Un caso di autodenuncia che segue anch'esso uno script abituale.
Pare che più in là proprio non ci vadano; quello che non sorprende è che esistano quote di elettorato capaci di mettere sul serio in conto a gente simile responsabilità maggiori della ramazzatura pavimenti in un maccheronificio a fine turno.

L'immagine sopra è stata ripresa il 21 aprile.
Passando il giorno successivo, abbiamo trovato una situazione differente, ritratta qui sotto.

Gli autonominati titolari dello spazio devono aver mandato qualcuno nottetempo a dare una sistemata alle cose: per terra ci sono ancora i resti accartocciati delle affissioni altrui, strappate con una certa stizza.
Pochi e mal d'accordo: lo spettacolo continua.
 

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