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Domenico Rosa e i dischi rotti di Firenze PDF Stampa E-mail
Domenica 26 Giugno 2011 09:25
A fine giugno 2011 un'ondata repressiva colpisce alcuni attivisti politici fiorentini. Le oziose considerazioni espresse su un sitarello "occidentalista" sono occasione per produrne in risposta, sperabilmente meno oziose.



A Firenze, come in tutto il resto del territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana, gli "occidentalisti" chiamano terrorismo qualunque cosa non procuri loro un reddito.
Non c'è dunque nulla di strano nel fatto che le loro gazzette, la cui responsabilità nella carcerizzazione di tutti i settori del vivere sociale è assoluta e cristallina, siano propense a sorvolare su qualunque cosa procuri un reddito alla committenza e a scatenarsi contro tutto il resto.
Un'ondata repressiva che ha colpito la città tra il maggio ed il giugno 2011, attirando su molte decine di attivisti politici le attenzioni della gendarmeria, è stata occasione per un lungo lavorìo denigratorio.
Nonostante l'impegno "occidentalista", c'è purtroppo un piano che non è quello delle gazzette, ma quello del reale, in cui esiste ancora qualche caso in cui non tutto funziona come sarebbe desiderabile.
Il piano del reale è una cosa in cui esistono persone e gruppi sociali che considerano la politica "occidentalista" oggetto di dileggio sarcastico, che ne odiano e disprezzano sia i rappresentanti che i frequentatori di ristoranti che diffondono la loro propaganda, e che non assegnano alcuna autorevolezza ed alcuna credibilità alle "istituzioni" dello stato che occupa la penisola italiana.
La cosa che sorprende, e che sorprende piacevolmente, è l'avvenuto e completo scollamento dei due piani.
Abbiamo ricevuto una mail in cui ci veniva segnalato un articolo di gazzettina on line in merito alla questione. L'autonominatosi "Il sito di Firenze" riporta in pratica le considerazioni da mescita di un certo Domenico Rosa.
Una brevissima ricerca su internet ci fa sapere che il tempo che non trascorre a scrivere cose del genere Domenico Rosa non lo trascorre mangiando maccheroni o consultando riviste pornografiche, come ci si attenderebbe da un suddito dello stato che occupa la penisola italiana consapevole del proprio ruolo, delle proprie potenzialità e del posto nel mondo che spetta a lui e a quello che considera il suo "paese", ma presentando libelli nella sede fiorentina di Boutique Pound.

Le immagini dell'avvenimento, diffuse a cura degli stessi organizzatori, mostrano un ambiente dal comfort e dalle finiture letteralmente carcerarie. Non mancano nemmeno le sbarre alle finestre.
La letteratura reperibile sulla serietà di Boutique Pound, franchising di magliette e cappellini destinate ad un pubblico di adolescenti buoni a nulla, è letteralmente sterminata e permetterebbe di trarre sul conto di Domenico Rosa la più impietosa e perentoria delle conclusioni; tuttavia è bene non fidarsi dei rancori e delle invettive altrui, e lasciare la parola al diretto interessato. Non è difficile reperire considerazioni di livello più elevato di quelle del Nostro: una breve permanenza nella più vicina osteria ne procurerebbe senza dubbio una raccolta molto più varia. Va detto che Domenico Rosa si sarà anche trovato benissimo nel setting carcerario su descritto, ma almeno in questo caso ha la cortesia di non augurare il carcere a nessuno.
La loro condanna dovrebbe arrivare tra 20, o al massimo tra 30 anni, non più l'obbligo di dimora, ma la manifestazione obbligatoria. Tutti i giorni in piazza a ripetere come un disco rotto i vecchi slogan, tramandati dal Maggio francese e riadattati alle circostanze. Forse solo allora qualcuno si accorgerà che nella vita non è tutto politica.
"Il sito di Firenze" permette a quelli che oziano con il Libro dei Ceffi di commentare gli articoli. La cosa è comodissima perché permette di tenere il conto dei mediocri autoschedati che approvano simili attestazioni di sufficienza. A Domenico Rosa non è andata gran che bene, perché il dovere di metterci del proprio esortando la gendarmeria a "buttare via la chiave" l'ha sentito solamente una schedatura a nome Renzo Sartini, che oltre a fare la claque al gazzettame "occidentalista" ritiene fondamentale far sapere a quali conclusioni esistenziali sia giunto, dopo un percorso di vita lungo circa sessant'anni.
ci sono due settori della vita: a chi troppo a chi nulla... meglio stare nella prima parte...
rimango antipatico a diversi, perchè dico sempre quello che penso...
...scrivo per passione romanzi erotici, anzi "veramente hardcore", come protagonista femminile, per un sito web molto lussurioso... riservato ad abbonati a pagamento. Ho concorso svariate volte per l'Award, non avendo mai vinto. ...Non ditelo a nessuno...
E' indubitabile che la competenza di un "occidentalista" fatichi non poco ad affrontare terreni diversi dai maccheroni e dalla pornografia. Noi, che per l'"occidentalismo" abbiamo esattamente la stima e la considerazione che merita, ci possiamo permettere di azzardare l'ipotesi che i lettori abituali dei nostri scritti non tengano particolarmente a presentare la descrizione dei genitali femminili come uno dei loro interessi vitali.
D'altronde, ognuno ha il pubblico che merita.

Per il resto, l'articolo di Rosa ha raccolto soltanto una lunga serie di invettive e questo già testimonia dello scollamento di cui sopra e dei contesti protetti -ed in qualche caso blindati- in cui l'"occidentalismo" fiorentino è costretto ad operare, in un crescendo di autoreferenzialità arrivato oltre il parossismo. I tempi in cui i gazzettieri potevano accusare chicchessia di voler devastare gli uffizi e decapitare il David (e chi non ci crede è un terrorista) non sono lontani e neppure è cambiata la disinvoltura con cui si utilizzano certi sistemi.
Ad essere cambiato è il fatto che la presa di questi mangiaspaghetti sul mondo reale sta finalmente venendo meno. E questo porta dal piano gazzettiero al piano della realtà, in cui le cose vanno abitualmente in maniera opposta. La realtà è quella cosa in cui è possibile che un "occidentalista" di primo piano, il referente politico dei gendarmi, ossia quello che in fin dei conti decide chi deve stare in galera e chi no per aver acceso un fumogeno o sporcato di vernice una vetrina, possa essere denunciato per alto tradimento nell'indifferenza generale.
La Firenze reale è orgogliosa dei molti dischi rotti che è in grado di schierare. Lo stesso giorno in cui ci è giunto il messaggio di posta su ricordato, alcuni di essi si sono ritrovati in un contesto molto lontano dal setting carcerario cui è giustamente ridotto certo gazzettame.
Si sono ritrovati in un giardino pubblico, non in un sottoscala, ad ascoltare un cantautore che non da venti ma da oltre quarant'anni fa il disco rotto ogni sera senza che quanto va cantando o affermando abbia perso alcunché della propria attualità, e che non vuole essere considerato un residuo di epoche pregresse e dimenticate, ma un militante nel pieno della propria azione, i cui nemici sono sempre gli stessi.
 

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