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Umberto Bossi, l'Afghanistan e una Lepanto con la polenta PDF Stampa E-mail
Domenica 03 Luglio 2011 18:38
Santa Maria di Lepanto (Paolo Veronese, 1572)

Le guerre finiscono sempre quando finiscono i soldi, questa è la verità e soldi non ce ne sono più [...] Poi ci sono troppi uomini in giro. Costano troppi soldi e non vedo quale principio stiamo difendendo. [...] Abbiamo uomini in Libia, in Afghanistan e ogni tanto muoiono anche.
Umberto Bossi alle prese con i consueti capi d'opera di logica, all'inizio di luglio 2011.
Una considerazione piuttosto singolare, quella sul principio da difendere, specie se espressa dal fondatore di un "partito" che di insegnare agli altri che cosa sia la "democrazia" ha fatto una specie di ragione di vita. Va riconosciuto che da qualche anno a questa parte almeno un progresso è stato fatto, tra gli "occidentalisti" per i quali l'Afghanistan ha rappresentato più che altro l'occasione per qualche strapagato defilé con le ordinanze nuove e stirate di fresco.
Hanno almeno smesso di dare per scontato che in guerra muoiano soltanto gli straccioni male armati da redimere coi B52 prima e con quella roba frizzante dentro le lattine rosse poi, quando sono rimasti solo i bambini buoni.
I forsennati e spregevoli tentativi di mobilitazione "nazionale" al rientro dei corpi dentro i sacchi neri sono stati da anni abbandonati per il motivo puro e semplice che perfino la claque stava cominciando a dar segni di insofferenza.

Al termine della battaglia la Lega [un nome come un altro? N.d.R.] aveva perso più di 7.000 uomini, di cui 4.800 veneziani, 2.000 spagnoli, 800 pontifici, e circa 20.000 feriti; i turchi, contarono più di 25.000 perdite e 3.000 prigionieri. Il nome di Lepanto era entrato nella storia. Per la prima volta dopo un secolo il Mediterraneo tornò libero. A partire da questo giorno iniziò il declino dell'impero ottomano.
Nel pomeriggio del 7 ottobre, Pio V che aveva moltiplicato le preghiere a Colei che sempre aveva soccorso i cristiani nelle ore drammatiche della cristianità, stava esaminando i conti con alcuni prelati. D'improvviso fu visto levarsi, avvicinarsi alla finestra fissando lo sguardo come estatico e poi, ritornando verso i prelati esclamare: "Non occupiamoci più di affari, ma andiamo a ringraziare Iddio. La flotta cristiana ha ottenuto vittoria".
Il Pontefice attribuì il trionfo di Lepanto all'intercessione della Vergine e volle che nelle Litanie lauretane si aggiungesse l'invocazione Auxilium christianorum. Anche il Senato Veneziano che non era composto da donnicciole, ma da uomini fieri e rotti a sfidare i più gravi pericoli in mare e in terra, volle attribuire alla Santissima Vergine il merito principale della vittoria e sul quadro fatto dipingere nella sala delle sue adunanze fece scrivere queste parole: "Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit" (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori).

Dal sito del "Centro Culturale Lepanto".


Ecco: più o meno i principi da difendere dovrebbero essere dello stesso tenore, o almeno dello stesso tenore sono state le ciarle dei buoni a nulla dei mass media cui è stata lasciata la briglia sul collo purché additassero come terrorista chiunque non abbozzasse davanti alle loro criminali nefandezze.
Strano che un politico "occidentalista" di primo piano perda di vista un qualche cosa che è stato spacciato come un principio cardine.
Quali successi siano stati conseguiti e di quanti allori siano state omaggiate le "radici cristiane della civiltà europea" è sotto gli occhi di tutti, meno che dei loro autonominati difensori.
Si potrebbe concludere che gli "occidentalisti" si sono comportati con malafede da cialtroni bugiardi e incompetenti dieci anni or sono, o che si stanno comportando con malafede da cialtroni bugiardi e incompetenti adesso.
La nostra opinione è che si siano comportati con malafede da cialtroni bugiardi e incompetenti dieci anni fa, si stiano comportando con malafede da cialtroni bugiardi e incompetenti adesso, ed abbiano continuato a comportarsi con malafede da cialtroni bugiardi e incompetenti per tutti e tremilaseicentocinquanta i giorni trascorsi.

A furore Arachosiorum non libera eos, Domina.

 

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