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La moschea di Firenze e la terza sfrontatezza di Tommaso Villa PDF Stampa E-mail
Mercoledì 12 Ottobre 2011 15:52


Moschea di Firenze, 2009. Da Flickr.

Firenze, ottobre 2011. Chi provenisse da dieci salutari anni di completa astinenza da gazzette e ciarle televisive rimarrebbe per lo meno sorpreso nell'apprendere quanta preoccupazione desti la prospettata edificazione in città di un luogo di culto e di riunione destinato a gente che lavora tutto il giorno, non beve vino, non mangia maiale, suole vestire in modo dimesso ed il più delle volte deve anche pensare alla famiglia ad un'età in cui molte giovani "occidentaliste" sono al massimo impegnate a ciondolare nelle mescite ed in altri luoghi di scandalo.
Al limite, gli unici legittimati a nutrire qualche preoccupazione potrebbero essere rispettivamente gli osti, i norcini e le sartorie di lusso.
Questa preoccupazione stenta a tracimare dal gazzettaio e non arriva assolutamente ad influenzare in modo concreto i comportamenti del corpo sociale con la sola esclusione -anche questa non scontata- di pochi e sparuti appartenenti ai settori sociali più vulnerabili alla propaganda.
Questi settori vulnerabili costituiscono l'insostituibile bacino di raccolta dei suffragi "occidentalisti" e come tali conviene restino nella sempiterna convinzione del reale esistere di straccioni in kefiah violentatori di bambine -d'altronde Muhammad ecc. ecc.; l'hanno detto alla televisione sicché è vero- appostati in permanenza dietro l'angolo di casa propria.
A Firenze il mantenimento di un clima sociale degno delle più avvilenti manifestazioni di delirio a contenuto persecutorio è fondamentale per l'agibilità politica di alcuni ben vestiti frequentatori di ristoranti, cui poco o nulla importa di sfidare ogni giorno la logica e la decenza: pur di evitare un impatto col mondo del lavoro che si rivelerebbe devastante si fa questo ed altro.
Dal momento che anche noi lavoriamo tutto il giorno e non abbiamo alcunché da temere -né abbiamo mai avuto torto alcuno- da chi non beve vino, non mangia maiale e non sperpera denaro in abiti costosi, ripetiamo quello che pensiamo sull'eventuale presenza di una moschea a Firenze. La moschea si deve fare, si deve fare a spese pubbliche sottraendo esplicitamente risorse ai capitoli "sicurezza" e "gendarmeria", si deve costruire con materiali di pregio ed avendo in mente un edificio che deve essere degno della città di Firenze, secondo le stesse linee di pensiero seguite a suo tempo per la sinagoga di via Farini. La miglior collocazione per l'edificio sarebbe a nostro avviso il lato orientale di piazza Ghiberti, una volta sgomberati e demoliti, possibilmente con gli stessi sistemi che gli "occidentalisti" vorrebbero usare contro i centri sociali e le case occupate, gli edifici che vi sorgono e che da troppo tempo ospitano attività e macchinazioni alla base di un degrado e di una insicurezza tanto autentici quanto invisibili ad occhi "occidentalisti".
Il 12 ottobre invece "Il Giornale della Toscana" continua a tenere al corrente il gruppetto dei suoi lettori su cosa pensi su quest'argomento Tommaso Villa, un diplomato che a quanto è dato sapere non possiede alcuna formazione approfondita in alcun campo delle discipline orientalistiche.
Sulla doppia sfrontatezza delle sue affermazioni ci siamo già soffermati: la terza sfrontatezza che dobbiamo enumerare oggi consiste nell'avere da ridire sulla composizione di un "tavolo di garanzia" per il dibattito pubblico sulla questione. Senza inutili obesi "occidentalisti" a lucrare sull'islamofobia non ci sarebbe stato alcun bisogno né di dibattiti pubblici, né di garanti, né di dispendiosi "percorsi condivisi"; questo i nostri lettori lo sanno bene.
Il diplomato Tommaso Villa prima pesta i piedi perché la serie di iniziative resa obbligatoria dalla becera cialtroneria del suo "partito" e dalla marmaglia gazzettiera che lo serve si sta rivelando costosa, poi si lamenta perché novantanove persone ammesse alla prima riunione in programma sarebbero poche e perché occorre una prenotazione anticipata.
Gli "occidentalisti" a Firenze possono contare su numeri ridicoli: nessuno che abbia un minimo di rispetto di sé è solito mescolarsi a questi mangiaspaghetti. Un ambiente più grande tuttavia, e magari l'assenza di una registrazione anticipata, avrebbero consentito all'occidentalame di far irrompere in sala una claque e di farla funzionare in modo mediaticamente redditizio. Se il caso dovesse comunque verificarsi è auspicabile, ed è cosa che ci auguriamo vivamente, che le persone perbene intervenute alla riunione facciano interiorizzare in modo perentorio agli "occidentalisti" che Firenze non è il terreno adatto a simili piazzate.

 

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