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La guerra contro Nello Rega. Contrordine, fratelli di Hezbollah! Potete ritirarvi dalla Basilicata! PDF Stampa E-mail
Martedì 25 Ottobre 2011 09:09


La bandiera di Hezbollah sventola sul Duomo di Potenza.

I nostri lettori più assidui ricorderanno come per qualche mese, all'inizio del 2011, avemmo ad occuparci insieme a Miguel Martinez del movimento sciita libanese, costretto per la prima volta nella sua storia a compiere azioni belliche lontano dal Libano del sud.
Davanti all'inqualificabile situazione dell'informazione pubblica nella penisola italiana, che ignorò in blocco la gravità della situazione, ci addossammo in pochi le incombenze che spettano al cronista obiettivo e coscienzioso.
Il blog Kelebekler aveva iniziato la cronaca circostanziata delle operazioni sul terreno a gennaio:
Hezbollah è un noto movimento politico libanese, attualmente impegnato in un conflitto con quattro potenti avversari:

* Gli Stati Uniti d’America
* Israele
* l’Arabia Saudita
* Nello Rega, giornalista di Potenza.

Al momento, l’unico fronte su cui si registrano attività militari è il quarto. I combattenti che hanno tenuto testa per 40 giorni alle armate di terra, di aria e di mare d’Israele, hanno però registrato finora un fallimento clamoroso nello scontro con Nello Rega.
Ma procediamo con ordine...
Ad aprile, lo stesso Kelebek accennava ad una preoccupante escalation chimica del conflitto, che nel frattempo si era inasprito al punto da obbligare Hezbollah a ricorrere ai paracadutisti. Il confronto si radicalizza nelle settimane che seguono, con Nello Rega che risponde con le diffide ai missili di Hezbollah.
Diffide che non devono aver sortito l'effetto sperato: Hezbollah ha continuato a setacciare la Basilicata battendo il terreno palmo a palmo, nella sorprendente ed inspiegabile indifferenza dei mass media del mainstream.
Dopo qualche mese senza notizie, durante il quale abbiamo pensato che la situazione fosse allo stallo e che davvero Nello Rega avesse potuto contare su armamenti e stratagemmi sconosciuti perfino al Mossad, veniamo a sapere proprio dal datore di lavoro di Nello Rega, il Televideo Rai:
MINACCE A GIORNALISTA REGA, AVVISO GARANZIA
Un avviso di garanzia, in cui si ipotizza la simulazione di reato, è stato notificato a Roma, al giornalista di Televideo Rai, Nello Rega, in relazione al colpo di pistola sparato contro la sua automobile la notte del 7 gennaio scorso, a pochi chilometri da Potenza.
Rega sarà interrogato il 3 novembre.
I pm ipotizzano che Rega abbia agito per simulare l'attentato ai suoi danni, e indagano per verificare anche la fondatezza di altre minacce denunciate
dal giornalista dopo la pubblicazione del suo libro "Diversi e divisi", sulla difficile convivenza tra cristiani e islamici. Lettere minatorie e una testa d'agnello nella sua automobile.

REGA: DIMOSTRERO' MIA ESTRANEITA'
"Incredibile, senza parole. Ho appreso di essere indagato. Da vittima, secondo i pm di Potenza, sono ora diventato un carnefice", è la replica del collega Nello Rega.
"Dopo dieci mesi durante i quali ho chiesto, invano, di essere ascoltato, di fornire dettagli su quanto mi è successo, di rientrare in possesso della mia autovettura - ha aggiunto - scopro che per i pm sono un criminale che ha inventato tutto". "Dimostrerò la mia estraneità ai fatti -conclude- credo nel valore della giustizia, anche per il Tribunale di Potenza, lo stesso che ha indagato sul caso Claps,e abbiamo visto come le indagini siano mancate".
Al momento in cui scriviamo la notizia è riportata anche da "Il Quotidiano della Basilicata" e da "La Gazzetta del Mezzogiorno", che non si pèritano certo di rincarare la dose.
E' verosimile a questo punto pensare che il mainstream abbia stavolta visto giusto, e che le nostre fonti che parlavano di una fitta presenza di guerriglieri con le barbe incolte intenti a mettere in condizioni di funzionamento batterie di missili tra Pietragalla ed Avigliano non fossero poi così affidabili.
Chissà. Forse c'era soltanto Nello Rega.
Nello Rega cui nessuno badava.
Nello Rega che la strada tra Pietragalla ed Avigliano doveva anche farsela a piedi, perché non gli avevano nemmeno restituito la macchina...

 

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