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Come si diventa un Gianluca Casseri. Per una interpretazione del massacro di Firenze. PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Dicembre 2011 08:58
Involontariamente notevole il titolo dell'articolo di Donzelli: "Far West in Piazza Dalmazia".
Far West si traduce profondo Occidente.

Miguel Martinez

Non tutti gli stati sovrani sono come quello che occupa la penisola italiana; ve ne sono anche svariati altri il cui nome può essere pronunciato senza che le reazioni dei presenti vadano dall'indifferenza venata di repulsione alla risatina di scherno.
Uno di questi è la Repubblica Francese, alla cui realtà fanno riferimento le righe che seguono. Si tratta di una realtà che ha molti tratti in comune con quella dello "stato" che occupa la penisola italiana, a cominciare dalle aperte assurdità perpetrate ogni giorno dall'apparato repressivo.
Il testo è tratto Da L'Insurrezione che viene, curato da un Comitato Invisibile francese e reperibile in rete da qualche anno. Costituisce una descrizione sufficientemente precisa delle condizioni in cui vivono gli "occidentali" contemporanei e definisce responsabilità parimenti precise.
Le righe in corsivo contengono la chiave di una possibile interpretazione del massacro di Firenze.

Un governo che dichiara lo stato d'emergenza contro ragazzini di quindici anni. Un paese che si rimette per la sua salute ai piedi di una squadra di calcio. Uno sbirro in un letto d'ospedale che si lamenta di essere stato vittima di 'violenza'. Un prefetto che emana un decreto contro chi si costruisce delle capanne sugli alberi. A Chelles, due ragazzini di dieci anni accusati di aver dato fuoco a una ludoteca. Quest'epoca eccelle per i toni ridicoli in tutte quelle situazioni che sembrano sfuggirle di mano. E c'è anche da sottolineare che i media non risparmiano gli sforzi per soffocare nei registri del pianto e dell'indignazione lo scoppio di risate che dovrebbe accogliere simili notizie.
Un'esplosione di risate: è la risposta che viene data a tutte le gravi 'questioni' che l'attualità trova piacevole sollevare. Prendiamo la più dibattuta: 'l'immigrazione non è un problema'. Chi cresce ancora là dove è nato? Chi abita lì dove è cresciuto? Chi lavora là dove abita? Chi vive lì dove hanno vissuto i suoi vecchi? E di chi sono figli i giovani di quest'epoca, della tivù o dei loro genitori? La verità è che (cittadini e non-cittadini) siamo stati strappati di peso dalle nostre radici, che non siamo più di nessun luogo, e che da ciò ne consegue, insieme a una incredibile inclinazione ai viaggi turistici, un'innegabile sofferenza. La nostra storia è fatta di sradicamento, colonialismo, migrazioni, guerre, esili. È questa storia che ha fatto di noi degli stranieri in questo mondo, degli ospiti nella nostra famiglia. Ci hanno espropriato della nostra lingua con l'insegnamento della lingua nazionale, delle nostre canzoni con il varietà, dei nostri affetti con la pornografia di massa, delle nostre città con la polizia, dei nostri amici con le condizioni di lavoro. Si aggiunga a questo elenco l'impegno deciso e continuo d'identificazione da parte dello Stato che classifica, compara, disciplina e separa chi è ancora giovane, che cancella di colpo la solidarietà che gli sfugge di mano, sicché alla fine non resta che una cittadinanza come pura appartenenza, astratta e ideale, allo Stato.
Il francese è un espropriato, un miserabile. Il suo odio nei confronti degli stranieri si confonde con l'odio che prova nel sentirsi come uno straniero. La sua gelosia e il suo terrore per i cités descrivono la rabbia che sente per tutto ciò che ha perso. Non può astenersi dall'invidiare quei quartieri detti di 'confine' dove ancora resistono un'ipotesi di vita in comune, qualche legame fra le persone, una solidarietà non di stato, un'economia informale, una gestione del luogo che non è ancora distaccata da chi ci vive.
Siamo giunti a un punto di espropriazione in cui il solo modo di sentirsi francesi consiste nell'inveire contro gli immigrati, contro chi è manifestamente straniero come me. Gli immigrati detengono questa curiosa posizione di superiorità: se non ci fossero più, non esisterebbero più i francesi.
 

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