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Nodi al pettine per l'"occidentalismo" gazzettiero: Davide Mattellini e la Voce di Mantova PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Gennaio 2012 16:42
All'inizio del 2012 un microscopico capogazzettiere mantovano viene condannato in sede civile per alcuni scritti di sette anni prima. Il caso particolare serve per ricapitolare il funzionamento della "libera informazione" nella penisola italiana, che nel 2012 inizia a cogliere i frutti della propria competenza sottoforma di cause perdute e, soprattutto, di gazzette che scompaiono finalmente dalla circolazione.


Lapide a memoria dei deportati civili ebrei dalla città di Mantova
ora murata nell'atrio del Municipio.

Occorre tornare indietro di qualche anno.
Il 2005.
I four more years dei mangiatori di hamburger che avevano autorizzato l'ubriacone Bush a continuare la distruzione dell'Iraq (a detta dello stesso ubriacone la guerra era finita il primo maggio del 2003: obiettare voleva dire essere istantaneamente considerati qaedisti ad honorem) si erano appena quietati.
Il mainstream amriki faceva lezione a tutto l'"Occidente": nello stato che occupa la penisola italiana non c'era gazzettiere che non si esercitasse quotidianamente nella demonizzazione di gruppi sociali che di ben altro avevano da preoccuparsi -tirare avanti innanzitutto- meno che di qualche sfaticato che rivolgeva loro accuse di ogni genere dalle paginette di qualche gazzettina.
Il numero di obesi ben vestiti e di buoni a nulla reclutati con credenziali simili in quella che tiene tanto a definirsi "libera informazione" era in piena e costante crescita, e i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana assimilavano ogni giorno, atttraverso tutti i canali del mainstream mediatico utilizzabili a questo scopo, la vulgata "occidentalista" ben nota ai nostri lettori. Mass media e politici "occidentalisti" cooperavano a meraviglia, e ad ogni livello, nella distruzione metodica del dissenso politico, presentando i comportamenti di consumo (e di indebitamento) come gli unici degni di sfuggire all'attenzione della gendarmeria e della repressione.
Il giochetto pennaiolo ha funzionato per molto tempo e la prassi seguìta era -ed è- sempre la stessa: si sceglie un bersaglio su indicazione del politicame di riferimento o comunque ad esso gradito, si sporca il mainstream con un po' di collodio e si pubblicano eventuali smentite in modo da mettere il bersaglio in una luce ancora peggiore. In questo modo si riempiono issues per mesi e mesi accontentando la committenza, senza durare fatica e senza che ne risenta la raccolta pubblicitaria. Nei casi in cui il linciaggio a mezzo stampa richieda sforzi eccessivi o reiterati, si passa a querelare chi osa dissentire rovesciandogli addosso delle richieste di risarcimento tali da schiantare chiunque: altro insegnamento amriki fatto proprio da molti gazzettisti più o meno obesi.
La cosa ha funzionato fino a quando il numero di sudditi che ha percepito la possibilità di diventare essa stessa vittima di una campagna di demonizzazione ha finito per superare il numero di sudditi che continuava a percepirsi al sicuro, sempre e in ogni caso dalla parte dei carnefici.
Carnefici dall'aspetto non certo truce, anzi, il più ordinario ed incolore possibile perché in essi deve identificarsi un target di omùncoli insignificanti, di delatori, di falliti, di raschiatura in canottiera vigliacca e buona a nulla, quella che può dare fuoco agli zingari a beneficio dell'uditorio di qualunque luogo dove si vendano alcolici fin quando qualcuno non le chiude quello scolmatore di bocca con un pugno ben assestato. I casi in cui questo si verifica sono purtroppo molto rari, ma disponiamo di un'aneddotica frutto di comunicazioni personali che ne attesta una rapida e confortante crescita.
E' probabile che a tutto questo abbia contribuito una costellazione di fattori, tra i quali possiamo identificare la saturazione mediatica -la stessa che ha portato alla chiusura di molti mass media "occidentalisti", dal momento che a qualunque truogolo, per quanto ampio, è ammesso un numero finito di grugni- la brusca e inarrestabile riduzione del reddito e la continua e poco nascondibile disconferma che ogni genere di istanza "occidentalista" otteneva a poco tempo dalla sua stessa formulazione.
Il piano della realtà e quello degli interessi e della weltanschauung "occidentalista" non potevano che confliggere: è quello che succede a chi fa propria una visione del mondo fondata sulla prevaricazione, la cialtroneria, l'incompetenza e la viltà pura e semplice.
Dopo qualche anno si sarebbero cominciati a vedere anche e soprattutto i successi di certe "esportazioni della democrazia" e di tante "libere elezioni"; ma nel 2005 la pioggia di odio rovesciata incessantemente dal mainstream pareva non conoscere argini, e l'unica cosa che poteva fare chi veniva accusato delle nequizie più improbabili era rivolgersi alla giustizia ordinaria, con tutto quello che questo comportava e comporta in termini di perdite di tempo e denaro e di risultati spesso assurdi.
Alcune tra le iniziative giunte a destinazione con esiti a volte (ma non sempre) disastrosi per la marmaglia delle gazzette sono state citate da Luca Bauccio nel suo Primo, non diffamare; delle vicende di molte persone che hanno fatto le spese della lercia sinergia fra gazzette e feccia politicante, e che hanno comportato per gli sventurati conseguenze assai più serie, si è occupato invece più volte Carlo Corbucci.
I processi civili richiedono tempi lunghi, ma anche il tempo passa. Una gazzetta del gennaio 2012 ci comunica che un tribunale chiamato "corte d'appello" ha condannato un certo Davide Mattellini a risarcire con ottantamila euro un'organizzazione chiamata "comunità ebraica di Mantova".
Come ha fatto questo Davide Mattellini a ridursi in queste condizioni?
Nell'estate del 2005 Mattelini ebbe l'idea di affrontare, dalle paginette della Voce di Mantova di cui era direttore, una questione di capitale importanza: il perché il simbolo della Croce Rossa fosse poco gradito, come tale, nello stato sionista. La Croce Rossa era all'epoca mediaticamente visibile, perché presieduta dall'"occidentalista" Maurizio Scelli; nello stesso periodo era anche in corso una ridicola campagna gazzettiera di "riscoperta delle radici cristiane", che poi era il nome che veniva dato al solito linciaggio, di cui stavolta erano vittime quelli per i quali era indifferente che ci fossero croci appese alle pareti oppure no.
Fatto sta che Davide Mattellini, si presume comodamente seduto in una saletta climatizzata e non certo da una trincea alla periferia di Tikrit, statuisce che gli ebrei sono contro la Croce Rossa -la cosa è doppiamente grave: sono contro l'organizzazione diretta da un "occidentalista", e sono contro un simbolo che chiunque deve farsi imporre se non vuole farsi accusare di terrorismo da un mantellini qualsiasi- e lo fa scrivere sulle locandine.
Dentro la gazzetta, invece, c'era scritto qualcosa come "Ora anche gli Ebrei contro la Croce".
Un appartenente alla comunità ebraica di Mantova non apprezzò -prima colpa grave- e lo fece presente con una lettera che denotava competenza.
Seconda colpa ancora più grave.
Ecco cosa succede a chi contesta un gazzettiere, affermando che nello stato sionista
la Croce Rossa Internazionale "assume il simbolo della stella ebraica così come nei paesi mussulmani assume il simbolo della mezza luna...non è in discussione e non c'entra per niente la croce come simbolo religioso della Cristianità!...Per tutti, ebrei compresi, la Croce Rossa Internazionale invece rappresenta, con la Stella e la Mezza Luna, un soccorso efficace ed un pronto aiuto per chi soffre." Il direttore del quotidiano replica dicendo tra l’altro: “Ma cosa siete, perdio? Vi ha morsi tutti un vampiro, se alla vista di una croce scappate via?” e “Sarà, ma a me comincia nascere il sospetto che un popolo, per avere subito 40 persecuzioni in 2mila anni, sempre “vittima” non deve essere stato. Quantomeno un po’ rompicoglioni lo è.”
Un buon modo di trascorrere una giornata estiva, quello di prodursi in simili capolavori di documentazione, assennatezza, capacità critica ed esame obiettivo dei fatti.
Nell'immediato, Mantellini guadagnò da questo colpo di genio una sospensione dalla corporazione dei gazzettieri.
Poi, con la calma ed il debito tempo, ebbe anche ad approfondire le proprie competenze in materia di legge civile, di buona educazione e di senso dell'opportunità. Cose che succedono quando si tratta come un punkabbestia qualsiasi gente che ha almeno un minimo di coscienza di sé e dei propri diritti.
Sei anni dopo, e soprattutto davanti alla prospettiva di dover racimolare ottantamila euro, Davide Mattellini ha avuto anche da dire che
Questa è una sentenza molto ingiusta.Chi mi conosce bene sa che posso essere provocatorio e polemico, ma mai e poi mai razzista o antisemita. Insomma, si sta organizzando una Norimberga per alcune battutacce da bar.
Dal che si desume che una certa esperienza in battutacce da bar sia una competenza fondamentale per chiunque aspiri a fare il direttore di gazzetta. La cosa non è strana: strano sarebbe destinare risorse umane migliori di questa ad un pubblico costituito da soggetti che hanno la competenza, la consapevolezza, gli interessi e la coscienza di sé che potremmo ragionevolmente ravvisare in uno scarafaggio.
Un'altra affermazione interessante si deve a Romano Gandossi, attuale direttore della gazzettina mantovana messa in ginocchio dalla prospettiva di dover sborsare una cifra a quattro zeri.
In quegli articoli sono state usate parole sbagliate e so che quando si sbaglia è giusto pagare. Ma il nostro è un piccolo quotidiano locale, e un risarcimento così oneroso ci mette in difficoltà.
Gazzettieri ed indigenti: le battutacce da bar devono essere meno remunerative del previsto.
Di fogliettisti cialtroni i mass media rigurgitano da anni; speriamo sia venuto il momento che inizino a rigurgitarne anche gli uffici di collocamento.
 

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