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Seyyed Mohamed Marandi - Un giro d'orizzonte. Un punto di vista iraniano sul futuro del Medio Oriente PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Gennaio 2012 19:34

Paesaggio nella regione di Uramanat, Kordestan, Repubblica Islamica dell'Iran.


Seyyed Mohamed Marandi per Conflicts Forum, dicembre 2011.

Quasi un anno fa, il 4 febbraio 2011, in un sermone alla preghiera del venerdì che ha lasciato il segno, l'Ayatollah Khamenei ha parlato a lungo in lingua araba sulle insurrezioni in Tunisia ed in Egitto. All'epoca il popolo egiziano si era riversato nelle piazze tentando di rovesciare Hosni Mubarak, il dittatore sostenuto dall'Occidente. Nel suo discorso, dopo aver espresso apprezzamento per il popolo tunisino, l'Ayatollah Khamenei parlò di come Mubarak avesse umiliato l'Egitto comportandosi da servo degli americani e da alleato dei sionisti. Ricordò anche l'acuto dolore provato dagli egiziani quando Mubarak aiutò a mettere in atto l'inumano assedio di Gaza imposto dagli occidentali, e di come il suo governo avesse operato in perfetto accordo con Israele e con gli Stati Uniti nel corso dei ventidue giorni di massacri contro le donne, gli uomini e i bambini alla fine del 2008.
L'Ayatollah Khamenei continuò il suo discorso ricordando la storia e le tradizioni intellettuali dell'Egitto, che hanno conferito al paese un'importanza senza paragoni all'interno del mondo arabo. Dopo averlo inquadrato in questo contesto, descrisse il movimento popolare che si stava sviluppando in Egitto come qualcosa che era sia islamico sia rivendicatore di libertà, qualcosa che aveva le potenzialità per esercitare un impatto significativo sulla realtà mediorientale. Sottolineando il fatto che le insurrezioni in Tunisia ed in Egitto mostravano tratti paralleli alla rivoluzione iraniana avvenuta oltre trent'anni fa, evidenziò anche il fatto che i contesti in cui questo è successo non sono perfettamente identici; ciascuno è unico perché determinato da condizioni geografiche, storiche, politiche e culturali differenti. Asserire che l'Iran stesse tentando di esportare la propria ideologia o il proprio modello di governo in Egitto, disse, significa tentare disonestamente di mantenere divisi i popoli del Medio Oriente. Khamenei proseguì poi ricordando che gli Stati uniti avevano riconosciuto l'impossibilità di mantenere al potere i loro fantocci, e che avrebbero tentato di "far saltare il banco" per mantenere la loro egemonia; un motivo per non fidarsene [1].
L'Occidente e parte dei media arabi risposero al discorso dell'Ayatollah Khamenei con aspre critiche. I commentatori attaccarono l'idea che i movimenti popolari in atto rappresentassero un "risveglio islamico", affermando che essi non avevano nulla a che vedere con la religione. Tutti in coro statuirono che si trattava di una "primavera araba": i rivoluzionari stavano cercando di imporre delle democrazie liberali di tipo laico, non di far proprio un ordinamento "teocratico". Eppure il passare del tempo ha reso chiaro che i politici occidentali, i media occidentali e la maggior parte degli "esperti" in Occidente, che già non erano riusciti a prevedere lo scatenarsi delle rivoluzioni, non erano stati in grado neppure di comporendere nei termini corretti la situazione in Egitto, o di interpretare correttamente le realtà della regione circostante.
Eccoli adesso arricciare il naso davanti al risultato della prima tornata delle elezioni parlamentari in Egitto, con la coalizione Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani e con il Nour dei salafiti che messe insieme hanno totalizzato più dei due terzi dei voti nonostante il voto avesse riguardato località che non vengono per lo più considerate delle roccaforti dei religiosi [2]. E' già chiaro quale orientamento la compagine elettiva che emergerà da queste consultazioni darà al processo di elaborazione di una bozza costituzionale per l'Egitto, se appena le sarà consentito di farlo da parte dei militari del paese che sono sostenuti dagli Stati Uniti.
Gli "esperti" di Medio Oriente occidentali o filooccidentali che si erano detti tanto sicuri che le insurrezioni avessero un carattere laico, adesso stanno annaspando tentando di trovare una chiave di lettura per gli eventi che man mano si verificano. Alcuni ostentano sicurezza, esprimendo la propria speranza che nel giro di pochi anni i partiti islamici cadranno e che gli elettori si rivolgeranno ai partiti liberali di tipo occidentale: come se in Medio Oriente non si sapesse bene chi è stato a sostenere -e chi continua a sostenere- le dittature arabe. Pare non siano capaci di riconoscere che la crisi sociale ed economica che sta travolgendo l'Europa e gli Stati Uniti ha già levato seri interrogativi sulla natura e sul futuro del capitalismo liberale, soprattutto in Medio Oriente ed in altre regioni non occidentali del mondo.
La difficoltà che le élites occidentali incontrano nel comprendere la realtà mediorientale si inaspriscono perché i loro punti di riferimento nella regione sono di norma le locali élites laiche: gente ricca e di cultura occidentale, oppure intellettuali musulmani filooccidentali. Gli occidentali nel loro insieme non riescono a capire che gente del genere non è affatto rappresentativa della società in cui vive. La maggior parte degli egiziani è religiosa, così come la maggior parte degli iraniani. Se quanto successo in Iran può costituire un buon predittore, è probabile che ad un certo punto i Fratelli Musulmani si dividano in due o più partiti, ognuno dei quali elaborerà una propria idea su come la società dovrebbe essere plasmata in competizione con le idee elaborate dagli altri. I partiti di ispirazione religiosa saranno probabilmente le forze dominanti nella politica egiziana per molti anni a venire, non solo per una o due tornate elettorali.
Se i Fratelli Musulmani non riusciranno a venire incontro alle aspettative espresse dal popolo nei prossimi mesi e nei prossimi anni saranno i salafiti a trarne vantaggio e ad estendere la loro influenza in Egitto, non certo i liberali laici di ispirazione occidentale. Il buon risultato elettorale dei salafiti ed i generosi aiuti che provengono loro dall'estero li metteranno in condizioni di sostenere, in un futuro non troppo lontano, che è giunta l'ora che il "vero Islam" venga in soccorso del paese. Ecco una cosa per cui i paesi occidentali dovrebbero provare seria preoccupazione, perché l'ideologia dei gruppi salafiti ha molto in comune con quella dei talebani e di AlQaeda. Ovviamente americani ed europei non possono lamentarsi dell'intolleranza religiosa mostrata dai salafiti o del fatto che la loro ascesa al potere sia sostenuta dall'estero, perché i salafiti vengono finanziati generosamente dai più stretti alleati di cui l'Occidente disponga nella regione. Per motivi strettamente connessi alla loro stessa sopravvivenza, l'Arabia Saudita ed altre dittature arabe nei paesi del Golfo stanno finanziando gruppi estremisti di questo tipo in tutto il mondo arabo ed anche al di fuori di esso. Negli ultimi trent'anni questi gruppi hanno minato alla base la società in estese zone del Pakistan e dell'Afghanistan, stabilendo un clima di intolleranza ed alterando in modo sostanziale le culture locali.
In altre parole, con buona pace degli strali diretti contro le osservazioni che l'Ayatollah Khamenei espresse un anno fa, pare proprio che ci si trovi al cospetto di quelle che sono le manifestazioni di un Risveglio Islamico. Agli ultimi avvenimenti hanno portato il loro contributo numerosi fattori come l'ingiustizia, le disparità sociali, il dispotismo e la dominazione occidentale, ma questo non contraddice affatto l'idea di un risveglio di questo genere. Tutti coloro che non hanno chiuso gli occhi davanti alle realtà hanno colto chiari segni di un risveglio islamico nel prevalere degli slogan islamici e nel ruolo che hanno assunto le moschee e la preghiera del venerdì. E' significativo che l'espressione "Risveglio Islamico" sia stata usata circa duecento volte dall'Ayatollah Khamenei nei discorsi che ha tenuto in qualità di guida suprema nel corso degli ultimi due decenni [3]. Khamenei ha più volte affermato che i movimenti islamici sono in pieno rigoglio e che il Medio Oriente sta andando incontro a grandi cambiamenti che sono, per la maggior parte, in stridente contrasto con gli interessi occidentali.
A differenza dell'Occidente, la leadership iraniana come altre nella stessa regione avevano previsto eventi simili da molti anni e si sono trovate in condizioni di preparazione migliori di quelle degli europei e degli statunitensi quando è venuto il momento di fare i conti con queste realtà [4].
La Repubblica Islamica sta rafforzando con rapidità le proprie relazioni con le realtà politiche in ascesa in tutto il Medio Oriente. Recentemente ha organizzato la Prima Conferenza Internazionale sul Risveglio Islamico, cui hanno preso parte più di settecento partecipanti in rappresentanza di una rosa di movimenti mediorientali di primaria importanza. Nel discorso di introduzione alla conferenza, l'Ayatollah Khamenei ha presentato ai partecipanti quelli che pensa siano i principi e gli slogan delle rivoluzioni in atto: indipendenza, libertà, giustizia sociale, opposizione al dispotismo ed al colonialismo, il rifiuto delle discriminazioni etniche, razziali o religiose, ed il rifiuto esplicito del sionismo. Ha detto che si tratta di valori islamici, basati sul Corano [5].
Agli occhi di molti iraniani questi straordinari mutamenti in Medio Oriente ed in Nord Africa, uniti al ritiro forzato dell'America dall'Iraq, alla sua inevitabile sconfitta in Afghanistan, al sensibile declino sociale ed economico dell'Occidente e all'emergere di nuovi paesi in grado di giocare un ruolo sul piano internazionale come la Cina, l'India, il Brasile, la Russia ed il Sud Africa, condurranno alla fine ad un rapido declino dell'influenza americana ed europea sia a lilvello regionale che a livello mondiale.
Dal punto di vista iraniano, questo fatto costituisce una spiegazione almeno parziale del perché gli Stati uniti e l'Unione Europea compiono adesso tentativi tanto espliciti quanto infruttuosi di infliggere gravi danni alla popolazione comune, che dovrebbe venir "stritolata" dalle loro sanzioni [6]. Mentre in passato era chiaro che l'obiettivo delle sanzioni era quello di infliggere sofferenza all'iraniano medio, cosa documentata anche dai documenti di Wikileaks [7], pur mettendo in atto un ipocrita tentativo di presentare azioni del genere come dettate da senso di umanità e dirette in realtà contro il governo. Adesso, il continuo e palese invito ad assassinare ed uccidere gli scienziati, gli ufficiali ed i politici iraniani e a lanciare attacchi militari contro il paese rivela il persistere di una mentalità disturbata in molti esponenti della élite politica occidentale in genere e statunitense in particolare. Il recente rigurgito di accuse assurde rivolte all'Iran dagli Stati uniti, come il presunto complotto contro l'ambasciatore saudita a Washington [8], la relazione della AIEA riesumata e presentata nuovamente da un suo direttore generale estremamente tendenzioso [9], gli attacchi informatici, il tentativo di imporre sanzioni alla banca centrale iraniana che politici come Ron Paul considerano atti di guerra veri e propri [10], stanno facendo sì che molte persone in Iran siano arrivate alla conclusione che gli Stati uniti si stiano comportando in modo troppo irrazionale perchè con essi si possa intavolare una qualche forma di dialogo significativo.
Il ministro degli esteri russo ha affermato che la relazione della AIEA "aveva l'esplicito obiettivo di condurre in ogni caso ad un verdetto di colpevolezza" [11], nonostante il fatto che -come peraltro specificato altrove dal viceministro degli esteri dello stesso paese- non esista alcuna prova di alcun genere che dimostri che il programma nucleare iraniano è diretto a scopi che non siano pacifici [12]. Ecco per quale motivo, contrariamente alla versione dei fatti che impera sui mass media occidentali, la maggior parte della "comunità internazionale" [13] come i centoventi paesi che fanno parte del Movimento dei Paesi non Allineati, hanno tangibilmente sostenuto la presa di posizione della Repubblica Islamica in merito al proprio programma nucleare [14].
Gli iraniani ricordano bene la doppiezza del governo americano quando il presidente Lula tentò di trovare una soluzione diplomatica al problema del rifornimento del reattore a scopi scientifici di Tehran. Questo reattore produce ogni anno isotopi ad uso medico per centinaia di migliaia di pazienti che stanno morendo di cancro e stava per esaurire il combustibile nucleare. I governi occidentali impedivano che venisse rifornito per esercitare pressioni sull'Iran, ma di fatto prendendosi gioco della vita di persone innocenti [15]. Nell'aprile del 2010 Obama inviò delle lettere ufficiali al presidente brasiliano e al Primo Ministro turco, con le quali stabiliva le condizioni che avrebbero dovuto essere rispettate perché gli Stati Uniti si dichiarassero favorevoli all'accordo. Quando le condizioni furono soddisfatte e Lula, Ahmadinejad ed Erdogan firmarono la Dichiarazione di Tehran, Obama li gelò respingendo la dichiarazione e premendo perché il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite inasprisse le sanzioni contro Tehran. Obama non soltanto mentì al leader brasiliano e a quello turco umiliandoli pubblicamente, ma più tardi venne fuori anche che le lettere ufficiali che aveva inviato loro erano state redatte con la precisa intenzione di ingannare sia il Brasile sia la Turchia [16].
Alla storia non c'è voluto molto per ripetersi. Già nel luglio 2001 i russi avevano avanzato una nuova proposta "passo dopo passo" per risolvere la questione del nucleare. Ufficiali superiori russi informarono i loro colleghi iraniani del fatto che la proposta godeva del sostegno degli Stati uniti e nonostante tutte le riserve gli iraniani si dichiararono in linea di principio d'accordo con il piano [17]. Tempo dopo divenne chiaro agli iraniani che gli americani avevano ingannato anche i russi e che non avevano davvero accettato la proposta avanzata da loro [18]. E' il comportamento concreto degli americani che autorizza gli iraniani a pensare che il vero obiettivo degli Stati Uniti sia quello di non risolvere la questione nucleare, e che il problema vero che gli Stati Uniti hanno con l'Iran sta nell'opposizione e nella resistenza che l'Iran esercita contro l'egemonia americana. Al contrario di quanto si va asserendo in Occidente, Obama non ha mai seriamente tentato di rapportarsi con gli iraniani sulla base del reciproco rispetto [19].
Agli iraniani non sfugge l'ironia del fatto che tocca loro di sopportare tornate intere di sanzioni, nonostante non abbiano mai prodotto armi di distruzione di massa. I paesi che hanno fatto pressione per le sanzioni, ossia gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Germania, hanno invece concretamente aiutato Saddam Hussein a munirsi di armi di questo genere, da usare contro i civili e contro i combattenti iraniani, così come contro lo stesso popolo iracheno. In altre parole, questi stessi paesi sono profondamente coinvolti in crimini contro l'umanità; hanno reso la loro complicità ancora più grave impedendo che il Consiglio di Sicurezza si azzardasse anche solo ad affermare che l'Iraq aveva usato armi del genere, figuriamoci poi esprimere una condanna. Al contrario l'Iran, nonostante ne fosse capace, ha sempre rifiutato di produrre o di utilizzare armi del genere. A tutt'oggi la Repubblica Islamica dell'Iran non ha mai prodotto armi chimiche, perché le considera disumane. I veterani di guerra ed i civili in Iran continuano ancora oggi a morire a causa delle armi di distruzione di massa che l'Occidente ha fornito a quello che era il governo iracheno, il minimo che si possa dire è che gli iraniani accolgono con rabbia i continui tentativi compiuti dagli stessi governi di strangolare l'economia del loro paese.
Più di recente la straordinaria cattura del drone stealth americano effettuata dalle forze armate iraniane non soltanto ha rivelato fino a che punto arrivino le capacità militari iraniane, ma ha anche mostrato fino a che punto arrivi l'ostilità statunitense contro l'Iran e l'aperto disprezzo con cui gli Stati Uniti considerano il diritto internazionale, compresa la stessa sovranità nazionale dell'Afghanistan [20]. Gli iraniani si chiedono a cosa serva dialogare con gli Stati Uniti, quando gli Stati uniti si dimostrano così scopertamente ostili e non devono rendere conto a nessuno potendo agire nella più totale impunità.
In Iran molti sono convinti che in buona misura anche la popolazione siriana sia diventata obiettivo di sanzioni e di intromissioni straniere a causa dell'eccezionale odio che l'Occidente prova nei confronti della Repubblica Islamica. In altre parole, i siriani dovrebbero smettere di tirare avanti con la loro vita perchè il loro governo, così come quello iraniano, si oppone alle politiche di apartheid perseguite dal governo dello stato sionista. Fin quasi dall'inizio dei disordini in Siria in Iran si sapeva che in essi erano coinvolti degli attori esterni nonostante tutti giurassero il contrario, dai governi dei paesi arabi del Golfo alla Turchia ai paesi occidentali. Col passare del tempo la cosa è divenuta anche più chiara, nonostante la propaganda massmediatica incessante [21] che sosteneva che si trattava semplicemente della lotta tra manifestanti disarmati da una parte e l'esercito e i servizi segreti siriani dall'altra [22]. Adesso i despoti della Lega Araba hanno perfino difficoltà a costringere i loro stessi osservatori in Siria ad attenersi alla linea ufficiale mentre un sondaggio finanziato dal Qatar, i cui risultati sono stati messi sottotraccia e completamente ignorati dai mass media occidentali, ha rivelato che la maggioranza dei siriani sostiene davvero il presidente Bashar Assad [23].
Non c'è alcun dubbio sul fatto che un'alleanza antisiriana composta da paesi stranieri abbia organizzato delle formazioni armate, i devastanti attacchi suicidi e con le autobomba e sia in sostanza responsabile delle molte morti -compresi i molti omicidi settari che i mass media occidentali ignorano- che sono il risultato di tutto questo. Quando gli americani e i mass media occidentali parlano di brutalità del regime siriano e sciorinano i dati sulle morti privi di qualsiasi riscontro presentati dalle organizzazioni non governative siriane finanziate dagli stessi occidentali [24], farebbero piuttosto meglio a ricordare quante decine, se non centinaia di migliaia di innocenti in Iraq sono stati uccisi durante la rivolta contro l'occupazione americana. L'uccisione di civili in Afghanistan è all'ordine del giorno, esattamente come gli attacchi compiuti con i droni in altri paesi, primo tra tutti l'Afghanistan; ma ovviamente se ne parla come se fossero delle tragiche fatalità.
Gli iraniani credono che il presidente siriano dovrebbe avere almeno una possibilità di portare in fondo le riforme promesse, se non fosse che fin da subito i governi occidentali ed i paesi arabi dispotici sono stati chiarissimi sul fatto che finché Bashar Assad sarà presidente nessun tentativo riformatore dovrà essere coronato da successo. E' per questo che hanno cercato di surclassare l'opposizione interna, legittima, con una esterna che sostiene l'intervento militare occidentale [25]. La Repubblica Islamica dell'Iran ha espresso le proprie critiche in merito ai maltrattamenti inflitti dalle forze di sicurezza siriane ai manifestanti pacifici e che protestavano legittimamente; gli iraniani sapevano che a differenza di altri regimi arabi il presidente Assad aveva e continua ad avere un sostegno popolare significativo. La sua fermezza contro il regime sionista, il suo sostegno ai gruppi resistenti e il fatto che a differenza di altri leader arabi Assad mantenga un tenore di vita relativamente normale gli conferisce molta più credibilità per l'uomo della strada di quanto non succeda per i governanti sauditi, giordani, del Bahrein, yemeniti o egiziani [26]. In più occasioni negli ultimi mesi folle enormi hanno invaso le piazze in dimostrazioni simultanee filo-Assad nelle più grandi città siriane; al contrario, nessuno dei despoti arabi -compresi coloro che si presentano come diretti antagonisti di Assad- è mai stato in grado di accattivarsi pubbliche attestazioni di sostegno di questa portata. In Iran si è anche convinti del fatto che la principale ragione del fatto che alla Siria siano state imposte sanzioni tanto aspre sia proprio questa: le sanzioni non hanno altro scopo che quello di colpire la popolazione in generale e di spargervi il malcontento. Gli avversari esteri del presidente Assad ammettono il fatto che egli gode di un significativo sostegno popolare: allora, occorre punire il popolo siriano affinché questo sostegno diminuisca.
La stessa cosa succede a Gaza ed in Iran: l'obiettivo è quello di punire il popolo, colpevole di sostenere forze politiche che sono critiche nei confronti dell'Occidente. Nel corso degli anni Ottanta gli Stati Uniti hanno messo in pratica questa strategia con successo, perché riuscirono ad allontanare i sandinisti dal potere in Nicaragua rendendo insopportabile la vita alle persone comuni attraverso l'uso delle sanzioni e di una sanguinosa insurrezione armata. Gli iraniani affermano che il diritto internazionale è stato congegnato per favorire le potenze occidentali, mentre il crescente disprezzo che gli occidentali, i turchi, i sauditi e i qatariani dimostrano per la sovranità siriana -e pure per quella risoluzione sulla Libia emessa da un Consiglio di Sicurezza dell'ONU che sta comunque dalla loro parte- sta facendo crescere il senso di anomia e di caos. A questo vanno ovviamente aggiunte le abituali ed arroganti violazioni della sovranità iraniana compiute dai droni e dalla "morsa delle sanzioni", nonché dal sostegno attivo alle organizzazioni terroristiche anti-iraniane.
In una eccezionale intervista al Wall Street Journal il portavoce del filooccidentale Consiglio Nazionale Siriano Burhan Ghalioun ha rivelato con chiarezza come stanno le cose. Ha detto che se lo stato siriano verrà rovesciato, il nuovo governo abbandonerà la Resistenza contro lo stato sionista e si orienterà politicamente verso "le principali potenze arabe", ovvero i governi arabi dispotici attualmente in carica [27]. Nonostante il governo siriano soffra di gravi manchevolezze e nonostante l'esercito ed i servizi di sicurezza abbiano ecceduto nell'uso della forza finendo col causare la morte di persone innocenti, gli iraniani non credono affatto che i tentativi di regime change a Damasco portati avanti dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea, dal Qatar e dall'Arabia Saudita siano stati compiuti in nome della libertà o della democrazia. Anche soltanto per preservare loro stesse, le monarchie assolute con l'aiuto dei loro sostenitori occidentali tenteranno se mai di scoraggiare qualsiasi movimento democratico si verifichi vicino alle loro frontiere, ad ogni costo. Ecco il perché dell'immutato sostegno statunitense al re di Giordania, ai militari in Egitto [28], al governo yemenita, all'occupazione saudita del Bahrein e alla dittatura di Al-Khalifa [29]. La politica statunitense consiste nello scoraggiare i fenomeni democratici in Medio Oriente; perché mai qualcuno dovrebbe credere che sono sinceramente interessati alla libertà dei siriani?
Esistono prove che indicano che gli Stati Uniti già da tempo considerano il settarismo come uno strumento potenzialmente utile all'indebolimento dei loro avversari [30]. Un concetto che si adatta bene all'attuale situazione in Siria. Il fatto che la Turchia, che sembra mostrare oggi tendenze neo-ottomane, abbia permesso ad Abdulhakim Belhadj (un individuo contiguo sia alla leadership di AlQaeda sia ai talebani) di incontrarsi con appartenenti al cosiddetto"Libero Esercito Siriano" sia ad Istanbul che nei pressi del confine siriano è oltremodo illuminante [31]. I religiosi salafiti che sostengono l'insurrezione hanno incitato più volte alla violenza religiosa, razziale e settaria; è il caso del ben noto religioso saudita Saleh al-Luhaidan, che ha detto che bisognerebbe ammazzare un terzo della popolazione siriana in modo che gli altri due terzi possano sopravvvivere [32]. Gli estremisti appoggiati dall'estero sono arrivati ad uccidere il figlio del Gran Mufti sunnita di Siria [33], allo stesso modo in cui i loro alleati hanno ucciso molti religiosi sunniti e molti sceicchi nella provincia irachena di Anbar.
Il punto fondamentale non è se il governo siriano sopravviverà così com'è, se attraverserà una fase di riforme o se cadrà puramente e semplicemente: in Iran si pensa comunemente che il presidente Assad riuscirà a superare la crisi e che conserverà probabilmente il potere. Quello che colpisce è il fatto che gli americani e gli europei non imparano niente dalla storia. Si sarebbe portati a pensare che dopo gli attacchi dell'Undici settembre americani ed europei avessero imparato quali possono essere le conseguenze di certe azioni. Se le ideologie estremiste che hanno attecchito in Afghanistan ed in Pakistan grazie ai sauditi e ad altre monarchie del petrolio sono riuscite a creare difficoltà tanto grandi ai paesi occidentali, si pensi a quali potranno essere le conseguenze quando la loro influenza raggiungerà il nord Africa, l'India, la Nigeria, l'Asia centrale e la Turchia.
In ogni caso, con buona pace dei tentativi americani di conservare il vecchio ordine, le cose in Medio Oriente stanno cambiando rapidamente. Una cosa che ha implicazioni enormi per la Repubblica Islamica dell'Iran, per gli Stati Uniti e per lo stato sionista. Non c'è alcun dubbio che l'ordinamento politico che nel prossimo futuro verrà stabilito in Egitto e in Tunisia sarà per lo meno molto critico nei confronti del sionismo. Possiamo perfino spingerci ad immaginare il sorgere di ordinamenti politici radicalmente diversi rispetto al presente anche in paesi come la Giordania. L'Iran non sarà più una voce isolata ad opporsi all'apartheid praticato dallo stato sionista. Già questo rappresenterà un grosso successo per la Repubblica Islamica perché comporterà una significativa attenuazione della pressione occidentale sul paese. Quanto sta succedendo nello Yemen potrebbe contribuire a sensibili mutamenti della situazione nel Golfo Persico, specialmente in considerazione del fatto che gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita, il Qatar ed altri paesi hanno giocato un ruolo importante nel mantenimento dell'attuale governo. Come se tutto questo non bastasse, i paesi petroliferi a nord della Repubblica Islamica hanno anch'essi cominciato a dare segni di instabilità politica.
E' importante notare che contrariamente a quello che afferma la propaganda occidentale, nessun leader iraniano ha mai invocato la distruzione dello stato sionista attraverso il suo annientamento militare. Nonostante le spesso deliberate distorsioni cui sono sottoposte le parole del presidente iraniano da parte dei mass media occidentali, la Repubblica Islamica dell'Iran ha sempre ritenuto che lo stato sionista, come il Sud Africa dei tempi dell'apartheid, sia una costruzione coloniale che conferisce ad un determinato gruppo di "persone scelte" diritti eccezionali, negando gli stessi diritti alla maggior parte della popolazione autoctona, cosa che lascia la forma di governo dello stato sionista priva di qualsiasi legittimazione. La posizione iraniana nei confronti dello stato sionista si basa su quello che si presenta come un importante principio morale [34]. Si tratta dello stesso principio cui la Repubblica Islamica dell'Iran ha fatto riferimento quando si è opposta al Sud Africa dell'apartheid negli anni in cui i paesi occidentali sostenevano quella forma di governo. Dal punto di vista iraniano l'unico modo per risolvere la questione palestinese è quello di abbandonare l'ideologia sionista, cosicché musulmani, cristiani ed ebrei possano vivere da uguali nella terra di Palestina. Se il popolo palestinese inteso nella sua interezza, contando in esso anche i profughi, riuscisse a raggiungere un accordo con lo stato sionista, la Repubblica Islamica dell'Iran rispetterebbe la decisione dei palestinesi e si asterrebbe da qualsiasi intromissione. In ogni caso, su un terreno morale essa non riconoscerà mai la forma di governo dello stato sionista come legittima. Le ideologie estremiste promosse dai ricchi despoti arabi hanno una concezione molto differente della diversità religiosa e della coesistenza.
La pretesa di considerare la Repubblica Islamica come una minaccia militare non è soltanto qualcosa di disonesto. E' qualcosa che va in senso diametralmente opposto alla realtà delle cose. Gli Stati Uniti e lo stato sionista, insieme ad altri paesi occidentali, hanno più volte portato minacce militari contro il popolo iraniano, mentre gli iraniani non hanno mai fatto nulla di simile di propria iniziativa. Gli iraniani ritengono comunque che l'eventualità di un attacco contro l'Iran sia inverosimile perché perfino i più esperti tra i politici americani ammettono che le conseguenze di una cosa simile sarebbero deleterie per gli Stati Uniti e per i loro interessi [35]. Anche le mere minacce di un'aggressione militare vengono tuttavia considerate irrazionali ed inumane; a fronte di simili comportamenti esibiti da parte degli americani, l'Iran si è preparato ad affrontare qualsiasi potenziale errore di calcolo gli americani possano commettere. L'Ayatollah Khamenei ha recentemente affermato che l'Iran non aggredirà mai nessuno di propria iniziativa, ma reagirà d'ora in avanti alle minacce con altre minacce [36]. In Iran vige la forte convinzione che la stabilità o l'instabilità in un'area che va dal Mediterraneo alle frontiere con l'India sia inestricabilmente legata alla pace ed alla stabilità della regione del Golfo Persico. E' sufficiente un'occhiata ad una cartina per notare che l'Iran è nelle condizioni di rispondere a qualsiasi minaccia gli venga mossa da quest'area geografica, e anche dal di fuori di essa. Nella prospettiva iraniana se non è garantita la sicurerzza per gli iraniani o per le esportazioni di petrolio dall'Iran, non sarà garantita la sicurezza neppure per i contendenti dell'Iran all'interno della regione [37]. Al verificarsi di queste condizioni, gli Stati Uniti e i loro alleati non potrebbero contare sul fatto che il petrolio o il gas continuino a fluire fuori dal Golfo, dall'Iraq settentrionale o dall'Asia centrale. Sottovalutare il potenziale militare della Repubblica Islamica e la sua determinazione sarebbero degli errori gravi, così come il sottovalutare la reazione popolare ad un'ulteriore aggressione occidentale in una regione tanto instabile.
E' nell'interesse delle declinanti potenze occidentali assumere un atteggiamento più razionale nei confronti delle questioni mediorientali, ed intraprendere approcci più razionali nei confronti della Repubblica Islamica. Il tentativo di ferire o di umiliare gli iraniani non farà che rafforzarne le istanze e tradursi nell'effetto opposto a quello cercato, mentre la ragionevolezza ed il rispetto potranno condurre a soluzioni accettabili per entrambe le parti. Se le cose restano come sono, la Repubblica Islamica non ha altra scelta che creare ulteriori difficoltà per gli Stati Uniti e per i loro alleati nella regione del Golfo.
E' nell'interesse dei cosiddetti "esperti di questioni iraniane" dei paesi occidentali, che distorcono sistematicamente la realtà iraniana, inziare a comportarsi in maniera maggiormente responsabile [38]. La sistematica caricaturalizzazione che essi fanno della società iraniana, così come il loro infondato gridare ai brogli in occasione delle elezioni presidenziali del 2009 [39], hanno portato acqua alla causa di avventati difensori del confronto militare all'interno degli Stati Uniti, gente che ha bisogno di delegittimare la Repubblica Islamica agli occhi del pubblico americano. Gli iraniani sono abbastanza consapevoli del fatto che un paese coinvolto in una guerra senza fine, dove perfino rappresentanti dello establishment come Helen Thomas, Rick Sanchez e Octavai Nasr vengono in pratica costretti al silenzio, dove rappresentanti del mondo accademico si vedono negata la credibilità a causa delle loro idee politiche [40], dove persone sono finite in carcere per aver mostrato in pubblico le immagini di canali televisivi come Al Manar [41] e dove cittadini innocenti vengono puntualmente angariati dall'FBI o dall'IRS o vengono arrestati per accuse inverosimili solo perché sono contro la guerra, contro Wall Street o perché sostengono la causa dei palestinesi, dei libanesi o degli iraniani [42], ha poco diritto di criticare l'Iran. Quelli che insistono a farlo comunque, dovrebbero almeno avere la decenza di attendere fino a quando sarà morta l'ultima vittima iraniana dei loro gas.


Seyyed Mohammed Marandi è professore associato all'Università di Tehran: sta trascorrendo un anno sabbatico a Beirut. Compare regolarmente come commentatori in vari canali internazionali dedicati all'informazione.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono al loro autore e non riflettono necessariamente quelle di Conflicts Forum.


1 http://farsi.khamenei.ir/speech-content?id=10955
2 http://www.nytimes.com/2011/12/01/world/middleeast/voting-in-egypt-shows-mandate-for-islamists.html
3 http://farsi.khamenei.ir/speech-topic
4 http://www.raceforiran.com/the-islamic-republic-of-iran-the-united-states-and-the-balance-of-power-in-the-middle-east
5 http://farsi.khamenei.ir/speech-content?id=17269
6 http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/nov/22/iran-sanctions-economy-government and
http://djavad.wordpress.com/2012/01/03/the-fall-of-the-iranian-rial-too-much-of-a-good-thing/
7 http://www.wikileaks.de/cable/2009/01/09LONDON50.html
8 http://www.presstv.com/detail/204299.html
9 http://www.guardian.co.uk/world/julian-borger-global-security-blog/2010/nov/30/iaea-wikileaks
10 http://articles.latimes.com/2011/dec/29/news/la-pn-ron-paul-sanctions-act-of-war20111229
11 http://rt.com/news/russia-iran-watchdog-nuclear-953/
12 http://en.rian.ru/world/20111209/169515956.html
13 http://www.zarcommedia.com/index.php/research-documents/6691.html
14 http://irna.ir/ENNewsShow.aspx?NID=30669329
15 http://www.raceforiran.com/is-the-u-s-%E2%80%98offer%E2%80%99-to-iran-on-medical-isotopes-a-pretext-for-more-coerciveaction
16 http://www.raceforiran.com/why-should-iran-trust-president-obama
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