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Achille Totaro, un erudito poliedrico che passa dalla storiografia alla geopolitica PDF Stampa E-mail
Sabato 10 Marzo 2012 06:35
Secondo i dati disponibili lo stato che occupa la penisola italiana riconosce a chi si procura un seggio nella sua camera alta circa cinquemila euro al mese di indennità netta.
La maggioranza dei sudditi deve lavorare sul serio per almeno tre mesi solo per avvicinarsi ad una simile cifra.
Nonostante il principio di realtà giochi pesantemente contro la nostra ipotesi, nulla vieta di pensare che questo non faccia sorgere in qualche remotissimo e dimenticato angolo di alcune coscienze qualcosa di simile ad un senso di colpa, dal quale è d'uso liberarsi dando intendere a se stessi e soprattutto agli altri che almeno qualche volta si è in grado di comportarsi anche in modo costruttivo.
In caso contrario i sudditi sarebbero portati a svalutare pesantemente l'azione dell'elettorato passivo e delle figure che ne fanno parte: nel caso di Achille Totaro, ad esempio, potrebbero concludere che questa somma gli viene riconosciuta essenzialmente perché è grasso.
E perché è di Scandicci.
Consapevolissimi dell'eventualità, gli occupanti della camera alta si danno da fare -quando non sonnecchiano, non consumano alcolici e salumi durante le sessioni di assemblea, quando non frequentano ristoranti ed altri luoghi di piacere- fornendo innanzitutto materiali pubblicabili ai loro gazzettieri di riferimento. Considerando soltanto gli ultimissimi sviluppi del caso specifico, nel febbraio 2012 Achille Totaro ha cercato di dare prova delle proprie competenze in materia di storiografia contemporanea. Una questione sulla quale ci siamo già espressi con un po' più di completezza, se non altro perché abbiamo evitato di giudicare un saggio di storia limitandone la lettura alle prime sette righe della prefazione.
Il problema, con le gazzette, è che le questioni da esse sollevate lasciano il tempo che trovano in pochi giorni, se non in poche ore: uno dei peraltro frequenti casi in cui questo non succede si verifica quando i materiali forniti da qualche elettore passivo rientrano in un'operazione di linciaggio mediatico o in una campagna stampa. Allora, qualsiasi idiozia venga escreta da certi ben vestiti riempie l'agenda setting da un mese all'altro. Tuttavia si tratta di casi non sempre prevedibili: la visibilità mediatica intesa come giustificativo per il proprio ben retribuito operato richiede dunque un rapporto con i gazzettieri pressoché continuo ed una considerevole dose di quella inventiva miserabile che insieme ai comportamenti abietti, alla viltà e alla propensione agli atti delatori da oltre dieci anni costituisce una sorta di marchio distintivo della politica "occidentalista".
Nel marzo 2012 la visibilità mediatica di Achille Totaro ristagna nuovamente, dopo la su ricordata performance da critico storiografico.
Per fortuna gli è venuta incontro la cronaca.
Da qualche settimana due fucilieri di marina appartenenti alle forze armate dello stato che occupa la penisola italiana sono detenuti nello stato del Kerala, nella Repubblica dell'India.
Negli ultimi anni è ritornato in uso di imbarcare militari con armi leggere sulle navi a rischio pirateria: i fucilieri sono accusati di aver ucciso due cittadini della Repubblica dell'India e sono stati presi in consegna dalle autorità indiane.
La voce corrente sulle gazzette attribuisce loro un ruolo che sta tra la merce di scambio ed il capro espiatorio nel contesto di una elezione suppletiva locale. I ben nutriti esponenti dell'elettorato passivo "occidentalista", Achille Totaro in testa, hanno invece statuito che si tratta di una "ingiusta detenzione" accusando gli avversari politici di "vergognarsi" dei loro militari.
La contromisura messa in atto dagli "occidentalisti" è di sicurissima efficacia e certamente capace di una profonda influenza sugli eventi. Uno striscione appeso fuori da una sede di "partito".

Achille Totaro ed altri ben vestiti durante la durissima attività lavorativa quotidiana.

La cosa ispira una lunga serie di riflessioni.
In primo luogo le critiche agli avversari politici sono ingiuste: l'esposizione di materiali paragonabili, ad esempio in occasione della "rivoluzione verde" che ci si augurava minasse dalle fondamenta le istituzioni della Repubblica Islamica dell'Iran o in concomitanza con il caso mediatico legato a Sakineh Mohammadi Ashtiani documentano in modo evidente il fatto che i sedicenti avversari politici degli "occidentalisti" sono capaci di dare prova di altrettanta starnazzante incompetenza.
In secondo luogo la classe politica dello stato che occupa la penisola italiana, di concerto con il panorama gazzettiero, ha per molti anni utilizzato vicende dello stesso genere per trarre legittimazione e voti. Il volume di Carlo Corbucci "Il terrorismo islamico, falsità e mistificazione" raccoglie 1740 pagine di atti processuali che rendicontano in grande maggioranza vicende di questo tipo, iniziate con arresti plateali e mediaticamente sfruttati fino all'esasperazione e finiti a sentenza nell'indifferenza generale, nella grandissima maggioranza dei casi dopo che la valanga di accuse da ergastolo rovesciata sulle vittime sacrificali era stata derubricata in modo massiccio.
A volte la macchina da linciaggio a servizio della politicia "occidentalista" non ha avuto neppure bisogno di andare a cercare all'estero. In un caso specifico fu orchestrata una intera campagna di denigrazione mediatica e giudiziaria per arrestare col massimo riscontro gazzettiero possibile tre sudditi dello stato che occupa la penisola italiana e due cittadini della Repubblica di Turchia.
I primi furono rimessi in libertà con tante scuse dopo qualche settimana, i secondi -che non avevano certo ammazzato qualcuno- condannati ad anni di carcere senza che la Repubblica di Turchia ne avesse neppure chiesto l'estradizione per accuse tanto discutibili che a pena scontata è stato concesso ad uno lo status di rifugiato politico, all'altro l'espulsione verso la Germania. Per arrivare a questo fondamentale e strepitoso risultato l'apparato repressivo dello stato che occupa la penisola italiana svolse cinquantaseimila ore di intercettazioni telefoniche, cinquemila ore di intercettazioni ambientali, duemilacinquecento di servizi di osservazioni, controllo e pedinamento, duemila ore di riprese filmate, diecimila ore di intercettazioni telematiche e seicento ore di decodifica di dati informatici. Settantacinquemila ore di lavoro, milioni di euro solo in questo caso. E i casi simili, solo negli ultimi anni, sono stati decine.
In terzo luogo è giusto e doveroso additare a chi legge le motivazioni di tanto striscionesco affannarsi, e soprattutto certi non detti che sono ricorrenti nella weltanschauung "occidentalista". Parlando al deserto come e più del solito -il muro di indifferenza con cui Firenze reagisce a certi argomenti è lodevolmente solido- Il PDL ciancia di "ideologia e schizofrenia di atteggiamenti" ricorrendo al linguaggio medico e psichiatrico con cui la propaganda totalitaria è da sempre solita delegittimare gli avversari, e dimenticando ovviamente di far presente che a differenza di altri fortunati intestatari di striscioni i fucilieri di marina sono comunque prigionieri di uno stato sovrano e non di un qualche gruppo od organizzazione armata priva di riconoscimento.
Va ricordato che la Repubblica dell'India è una potenza nucleare ed industriale in piena ascesa, le cui forze armate contano su un milione e trecentoventicinquemila uomini in servizio e su un altro milione e centocinquantacinquemila riservisti, più oltre due milioni di paramilitari. Asserire -cosa che non ci meraviglierebbe affatto, dati i "valori" propugnati dagli "occidentalisti"- che qualche taumaturgico suprematismo razziale esima i sudditi armati che lo stato che occupa la penisola italiana impiega in zona da intromissioni anche pesanti non può avere dunque alcuna pretesa di realismo, al pari di qualsiasi cosa e di qualunque argomento gli "occidentalisti" sfiorino nelle loro produzioni mediatiche.
Avendo con ogni evidenza altro tempo da sprecare ed altre figuracce da raccogliere, gli "occidentalisti" di Firenze hanno invitato la cittadinanza ad aderire via mail all'iniziativa.
Ci siamo premurati di seguire il loro consiglio.
Il testo delle e-mail che abbiamo inviato ai vertici dell'amministrazione è di segno opposto a quello auspicato dai patrocinatori.

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Object: NO allo striscione per i fucilieri di marina

Signori,

a seguito dell'invito rivolto alla cittadinanza dai vertici del PDL fiorentino, con la presente Vi comunichiamo che non teniamo affatto all'affissione nelle sedi istituzionali di uno striscione dedicato a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.
Gli striscioni vanno bene per le partite di pallone, non per la geopolitica.
Il fatto che il PDL mostri una abituale propensione a confondere l'una con l'altra è rivelatore del fatto che i suoi elettori, per tacere dei suoi esponenti di ogni livello, farebbero appunto meglio a limitare il proprio interesse al pallone, lasciando i rimanenti campi dello scibile a chi sia in grado di profondervi non diciamo delle autentiche competenze, ma almeno un minimo di sincera dedizione.

Saluti.

 

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