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Un anno di guerra in Siria: Assad resta al suo posto anche per la Lega Araba PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Marzo 2012 10:41

C'è voluto un anno di guerra e di morte con il solito e pianificato accompagnamento di menzogne a piene mani prima che i cialtroni che l'avevano messa in piedi arrivassero ad ammettere il risultato fallimentare dell'operazione di "regime change" che doveva rovesciare il governo Assad.
Male iniziata e peggio condotta fin dal suo primo abbozzo, l'applicazione in terra siriana di una ricetta libica già stolta per proprio conto si è scontrata con fatti che non coincidono con le teorie, fin quando l'evidenza della situazione è diventata tale che, con soli dodici mesi di ritardo, ha dovuto prenderne atto perfino il gazzettaio "occidentale". Fa eccezione come al solito quello diffuso nello stato che occupa la penisola italiana, che continua allegramente a sciorinare le "atrocità del regime" dando ad intendere che Bashar Assad si sia alzato una mattina e abbia deciso di radere al suolo mezzo paese solo per vedere come se la cavavano i suoi reparti corazzati.
Dopo averlo disconosciuto, espulso e colmato di anatemi, e dopo averne vaticinato per un anno intero l'imminente caduta (con le monarchie del Golfo in prima linea in ogni senso), la Lega Araba ha fatto una plateale marcia indietro, rinunciando non soltanto ad invocare un'aggressione militare contro la Repubblica Araba di Siria, ma anche a chiedere le dimissioni di Bashar Assad.
Su Bashar Assad si è concentrato in tutto questo tempo il fuoco di fila dell'occidentalame e della propaganda, che sarebbe arrivata a raschiare le e-mail personali del Presidente senza trovare nulla che andasse al di là del pettegolezzo. In un panorama mediatico che dei pettegolezzi e di giovani donne poco vestite ha fatto la colonna portante dei contenuti diffusi, non sono riusciti a mettere insieme neanche il materiale che bastava per due giorni in edicola, tuttavia i "valori" veicolati dalle gazzettine hanno una presa tale, sull'autoreferenziale mondo della politica "occidentalista", che si è seriamente pensato di poter influire sulla situazione vietando all'alta borghesia siriana di recarsi in Europa a fare shopping.
L'abbaiare del gazzettame "occidentalista", che riceve solitamente la curiosa definizione di "informazione libera", non deve aver colpito più che tanto né il Presidente, né la maggioranza popolare che continua nonostante tutto a sostenerlo.
Syrian Free Press network è un sito che afferma di pubblicare "Stampa libera siriana, non censurata dai mass media sionisti e occidentali". Ne traduciamo l'articolo che segue, pubblicato dallo Independent in un sorprendente accesso di resipiscenza e di concretezza. La sottomissione al principio di realtà della gazzetta britannica non soltanto si spinge allo scoperto riconoscimento delle intromissioni straniere negli affari siriani, ma arriva addirittura ad indicare Bashar Assad con il titolo che gli è proprio, invece che con vocaboli come "dittatore", "tiranno" o "rais". Un mutamento linguistico rivelatore anch'esso.
Vale la pena di sottolineare come, dando ancora una volta prova della lungimiranza e della profonda conoscenza della geopolitica che da sempre ne contraddistinguono le iniziative, nella penisola italiana soltanto la ininfluente setta chiamata Socialismo Rivoluzionario abbia pensato di scendere in piazza in favore della "opposizione siriana"...


Patrick Cockburn - Il tentativo di rovesciare il Presidente Assad è fallito

L'embargo sui viaggi decretato dalla UE è servito soltanto a mostrare quanto impotenti siano i paesi terzi nel gestire i rapporti con la Siria.

I tentativi di rovesciare il presidente Bashar Assad ed il suo governo, durati un intero anno, sono falliti. Due o tre mesi fa pareva che il successo fosse vicino perché gli insorti si erano impadroniti di interi quartieri in città come Homs e Deir Ez Zor. Si discuteva di no fly zone e di intervento militare straniero.
Dure sanzioni economiche erano state rovesciate sulla Siria, già alle prese con un'economia traballante. Non c'era giorno che non si leggesse di ulteriori pressioni su Assad e pareva che ogni cosa si stesse disponendo in favore di un cambio di leadership a Damasco.
Nulla di tutto questo è successo. In Siria non finirà come in Libia. L'ultima iniziativa a livello internazionale è stato il divieto, decretato dall'Unione Europea contro la moglie e contro la madre di Assad, di recarsi nei paesi della UE (anche se la moglie Asma, cittadina britannica, può comunque recarsi nel Regno Unito). Iniziativa tra le più inutili, in una ridda di iniziative inutili. William Hague del Ministero degli Esteri ripete che questo non fa che far crescere le pressioni sul governo siriano, ma in concreto cose del genere risultano invece alleviarle. Impedire ad Asma di fare shopping a Roma o a Parigi dando per scontato che essa abbia mai desiderato recarvisi non fa altro che mostrare fino a che punto gli Stati Uniti, l'Unione Europea ed i loro alleati mediorientali stiano finendo le alternative a disposizione per regolare le loro questioni con Damasco.
"Nessuno sta parlando di operazioni militari", ha detto la scorsa settimana il Segretario Genrale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. I ribelli del Libero Esercito Siriano sono stati cacciati dalle loro roccaforti nella centrale città di Homs, nella provincia settentrionale di Idlib e, più di recente, da Deir Ez Zor che è nell'est del paese. Martedi scorso i soldati siriani sono entrati da quattro diverse direzioni, con l'appoggio di carri armati, nella città di Deir Ez Zor che è lontana una sessantina di chilometri dal confine iracheno. I ribelli hanno dovuto cedere il campo e rifugiarsi in abitazioni ed appartamenti dopo un breve scontro a fuoco e questa sconfitta potrebbe rendere più difficile introdurre armi dalla confinate provincia irachena sunnita di Anbar. La veloce avanzata dell'esercito regolare a Deir Ez Zor contrasta con l'assedio del quartiere Baba Amr di Homs, che si è protratto per mesi, ha causato la morte violenta di centinaia di persone ed ha ridotto la zona in macerie. L'Arabia Saudita ed il Qatar hanno scopertamente affermato che avrebbero fornito armi ai ribelli, ma ci sono pochi segni che lo stiano facendo sul serio.
Cos'è stato ad andare storto per i fautori del regime change? In linea di massima hanno sovrastimato le loro risorse ed hanno creduto troppo alla loro stessa propaganda. da gennaio in avanti non hanno fatto altro che invocare un intervento militare internazionale, o almeno che la prospettiva di esso diventasse una minaccia credibile. Ma l'intervento militare è uscito dalle possibilità il quattro febbraio, quando Russia e Cina hanno messo il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sostenuta dalla Lega Araba, in cui si ingiungeva ad Assad di fare un passo indietro. Il precedente del rovesciamento di Gheddafi perpetrato dagli Stati Uniti, dalla Unione Europea e dai paesi del Golfo, applicato alla Siria si è rivelato un fallimento.
Rivoluzionari e controrivoluzionari di ogni epoca hanno fatto esperienze simili. Quella che in un paese si rivela un'operazione di successo si rivela la perfetta ricetta di un disastro quando viene messa in pratica in un altro. E persino quanto successo in Libia non è stato ben compreso. Secondo il canale televisivo Al Jazeera eroici miliziani, che a volte sono stati eroici sul serio, sono riusciti a rovesciare un tiranno. Nella realtà il successo sul campo lo hanno dovuto pressoché per intero agli attacchi aerei della NATO. I miliziani libici erano una forza da rastrellamento che prendeva possesso del territorio dopo che gli attacchi aerei avevano ripulito la zona (la stessa prassi seguita in Afghanistan nel 2001 e nel Kurdistan iracheno nel 2003).
In Siria le cose stanno in modo molto diverso. Il governo ha un nucleo ben radicato che è costituito dalla comunità alawita, ha forze armate e servizi potenti. Le defezioni messe in atto dagli alti gradi dell'esercito o da intere unità sono state poche. Quanti sono rimasti fedeli al governo si sono accorti del fatto che non hanno altra possibilità che quella di combattere fino alla fine e sono piuttosto propensi a far fuori chiunque si metta sulla loro strada. Le sanzioni economiche non costituiscono una preoccupazione per i sostenitori di Assad perché una dittatura può sempre esercitare un controllo d'imperio sulle risorse, quando queste scarseggiano. Assad ha già perso il sostegno della maggior parte degli uomini d'affari siriani. Allo stato attuale delle cose, la militarizzazione del conflitto non rappresenta una minaccia per il governo; più che altro è un fattore di irritazione, anche se le cose potrebbero cambiare nel caso le operazioni della guerriglia aumentassero di portata e di intensità.
Nella seconda metà dello scorso anno è sembrato che Assad dovesse vedersela con una coalizione internazionale pronta a tutto. Una coalizione che comprendeva l'Arabia Saudita ed il Qatar, gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Turchia. In conclusione è venuto fuori che tutti erano favorevoli al fatto che qualcuno facesse qualcosa per detronizzarlo... purché fosse appunto qualcun altro a prendere l'iniziativa. Si parlava di "rifugi sicuri" in Giordania o alla frontiera turca, ma né la Giordania né la Turchia hanno mostrato alcun entusiasmo per un'iniziativa che le avrebbe immediatamente spinte alla guerra aperta con la Siria. Re Abdallah di Giordania ha detto che non aveva nulla contro i "rifugi sicuri", purché essi si trovassero ben lontani dal territorio giordano. E la Turchia ha raffreddato gli entusiasmi quando è stato chiaro che il paese sarebbe rimasto coinvolto in un conflitto regionale tra sciiti e sunniti, e che l'Iran si sarebbe rivalso sulla Turchia in difesa dell'alleato siriano.
I manifestanti siriani hanno fatto tutto quanto era in loro potere per dare l'impressione che quanto successo in Libia avrebbe potuto succedere anche in Siria. Adesso vengono criticati per le loro divisioni e perché manca loro una leadership, ma è probabile che si siano resi conto di non avere scelta. L'insurrezione era cominciata tra le classi più povere del popolo siriano e si era diffusa alle classi medie nel corso dell'estate. Tuttavia l'uso dei cecchini e delle squadre della morte da parte del governo ha reso molto pericolose le proteste di strada, che negli ultimi mesi hanno visto decrescere il numero dei partecipanti: uno degli aspetti positivi dell'intervento degli osservatori della Lega Araba è stato il fatto che con loro le dimostrazioni di piazza sono ricominciate. Adesso, a volte i manifestanti agitano rami d'ulivo e scandiscono "pace, pace".
La militarizzazione del movimento di protesta e il crescente settarismo non hanno fatto che rinforzare il governo. Il settarismo non soltanto indebolisce l'opposizione interna al paese, ma è capace di seminare divisione anche nella coalizione che agisce dall'estero. In un anno in cui si tengono le elezioni presidenziali, gli elettori statunitensi non si interessano molto a chi governa in Siria, ma si interessano molto di Al Qaeda.
Uno dei temi ricorrenti per la campagna presidenziale di Barack Obama sarà dato dalla considerazione che è stata la sua amministrazione ad uccidere Osama Bin Laden e a concentrarsi, a differenza di quanto fatto dal Presidente Bush, sull'eliminazione di quanti avevano perpetrato gli attacchi dell'undici settembre. Alla Casa Bianca interessa che Al Qaeda non mostri segni di vita, dunque non ha accolto favorevolmente la sua ascesa nelle vicende siriane. Ad esempio, soltanto nel corso dell'ultima settimana un gruppo ispirato ad Al Qaeda chiamato Fronte di Al Nusra per la Protezione del Levante ha rivendicato due operazioni suicide a Damasco in cui sono rimaste uccise più di ventiquattro persone. "Ingiungiamo al governo [siriano] di cessare i massacri contro i sunniti; in caso contrario il peccato degli alawiti vi verrà fatto espiare", si legge in un comunicato del Fronte di Al Nusra. "I tempi a venire saranno ancora più amari e dolorosi, Dio volendo".
Il governo siriano non cadrà senza un cambiamento radicale nell'equilibrio delle forze. L'aver designato l'ex segretario generale dell'ONU Kofi Annan come inviato di pace della Lega Araba e delle Nazioni Unite non è che una mossa che serve a salvare la faccia, per mascherare i fallimenti sin qui inanellati dagli oppositori al governo. E' una brutta notizia per il popolo siriano, oggi alle prese con una estenuante e odiosa guerra civile come quella che colpì il Libano tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del passato secolo.


Fonte: http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/patrick-cockburn-the-attempt-to-topple-president-assad-has-failed-7584493.html
 

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