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Firenze: Radio Studio 54 sequestrata dalla gendarmeria PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Aprile 2012 09:26
Dopo il 2011 emerge con sempre maggiore chiarezza, nello stato che occupa la penisola italiana, il pessimo stato anche economico di molta parte del gazzettaio "occidentalista". Dopo aver invocato per anni ed anni giridivite e tolleranzezzèro contro l'insihurezzedddegràdo ed essersi permessi arbitrii di ogni genere, molti fogliettisti si trovano a fare le spese delle attenzioni del potere giudiziario e della gendarmeria, e non certo perché accusati di voler fare la rivoluzione. Quello di cui qui si tratta è il caso particolare di una radio locale fiorentina.


Abbiamo già utilizzato questa foto in uno scritto in cui trattavamo delle competenze storiografiche di Achille Totaro.
Achille Totaro è di Scandicci, è grasso, ed è al centro della foto.
Sempre al centro della foto c'è anche Guido Gheri, che è anche lui di Scandicci: però si riconosce perché non è grasso.
Si apprezzino l'austerità ed il sobrio rigore, l'ambientazione claustrale,
il piglio dimesso e modesto di questi autentici difensori delle "radici cristiane" dell'"Occidente".


Se dovessimo prestar fede a quanto riferito da qualche fonte "occidentalista" il 26 aprile 2012 a Firenze sarebbe stato inferto un colpo durissimo alla libertà d'informazione, perché un'emittente radiofonica locale denominata Radio Studio 54 è stata chiusa dalla gendarmeria.
Su questo, il minuscolo ed autoreferenziale circolo fatto di committenti politici e di esecutori gazzettieri concorda senza mostrare incrinature, nonostante Radio Studio 54 sia nota da molti anni per la splendida incompetenza ciarliera e per la risibilità argomentativa che costituiscono i tratti essenziali dei contenuti che veicola. Contenuti che a volte si rivelano difficili da condividere persino per la schiuma da pallonaio che costituisce la maggioranza del target delle trasmissioni. In mezzo all'imperversar cianciante del padrone della radio Guido Gheri -che si fa chiamare Gheri Guido, come si fa con i bambini delle scuole primarie- un'accusa di diffamazione o di istigazione all'odio razziale costituiscono più dei preventivabilissimi incidenti di percorso che non dei fulmini a ciel sereno.
Per facilitare il lavoro alla pubblica accusa e alla gendarmeria, questo Gheri avrebbe proceduto ad arricchire con contenuti dello stesso tenore anche la propria autoschedatura sul Libro dei Ceffi; le scorribande di Guido Gheri -un individuo che ci si accontenterà di definire aristofanesco (in internet raccoglie di solito molti epiteti assai meno ricercati)- assumono a volte una tale portata da fruttargli smentite via telefono persino da parte dei suoi stessi ascoltatori.
Sui meriti di questo perdigiorno si è espresso con documentata attenzione anche Riccardo Venturi, col suo Skanditschentum und Rassenhasse: beiträge zur Theorie der wissenschaftlichen Gherikunde al quale rimandiamo quanti volessero approfondire. Da parte nostra abbiamo già avuto occasione di indicare Guido Gheri al disprezzo dei nostri lettori mettendone in evidenza la contiguità all'"occidentalismo" più obeso ed incompetente, cosa di cui Gheri non fa mistero alcuno, come non fa mistero alcuno della propria familiarità con l'ambiente del pallone travestito. Dal momento che la materia invoglia ad infierire, è bene ricordare anche che Guido Gheri ha curato la "musica" di molte iniziative elettorali dell'"occidentalismo" fiorentino.
E' possibile che lo stupore degli "occidentalisti" poggi comunque sui fondamenti della consuetudine, e che sia da questo punto di vista comprensibile.
La "libera informazione" viene difesa con toni molto accesi dalla politica "occidentalista" che non potrebbe fare a meno dei suoi servigi. Come ripetiamo instancabilmente in questa sede, nel corso degli anni è diventata ben identificabile una correlazione significativa tra il deterioramento della qualità dell'informazione mainstream più fruibile nello stato che occupa la penisola italiana e l'avanzata elettorale e politica dell'"occidentalismo". L'aneddotica ed i casi concreti riferibili alla questione basterebbero da soli per riempire una biblioteca molto capiente: basterà qui ricordare che l'approccio "occidentalista" all'informazione prevede, puramente e semplicemente, il ripristino e l'adozione di tutte le armi della propaganda totalitaria tipica di quelle forme di governo che l'"occidentalismo" asserisce di aborrire.
La propaganda "occidentalista" ha da molti anni imposto ai mass media il proprio agenda setting ed il proprio stile. Come i nostri lettori sanno bene, ad iniziare in concreto l'operazione rendendo accettabile la pubblicazione di qualunque secrezione possa tornare utile alla committenza (e soprattutto a riempire un po' di quel vuoto che sta tra un'inserzione pubblicitaria e l'altra) sono stati padri sedicenti nobili come il "Corriere della Sera", dove ha imperversato una Oriana Fallaci padrona di vantarsi dell'intenzione di bruciare vivi alcuni somali colpevoli di non piacerle.
La macchina della propaganda "occidentalista" ha funzionato per anni a regimi tanto alti da indurre i quattro quinti almeno dell'offerta mediatica ad adeguarsi ad essa. Tutto questo ha contribuito, e molto, a tirar su una leva di gazzettisti poco o punto abituati al contraddittorio: d'altronde è la linea editoriale delle gazzettine che li invoglia a considerare un terrorista chiunque osi controbattere.
In linea di principio il gazzettaio ha operato e continua ad operare in una situazione di impunità quasi completa, perché il più delle volte i capri espiatori della propaganda (muratori clandestini, zingari che vivono in campi precari, operai con scarsa conoscenza della lingua) non hanno la minima idea di come difendersi e soprattutto hanno altro a cui pensare, per esempio a come tirare avanti alla giornata.
Questa impunità è lenita solo dal prospettato fallimento di tanti foglietti che si ostinano a seguire una linea editoriale cui il pubblico, morso a sangue dalla crisi economica e sempre più incline a identificarsi nei capri espiatori su ricordati piuttosto che nella marmaglia con la cravatta che glieli addita, è diventato meno sensibile.
In ogni caso, la normalità è rappresentata a tutt'oggi da gazzettisti abituati a pensare che la legge -e l'ordine, e la tolleranzazzèro, e i giridivite- valgano solo per mustad'afin ed Übermenschen, quindi l'idea che qualcuno tra i capri espiatori possa farvi ricorso è per loro semplicemente inconcepibile. Invece non è ancora stato varato alcun provvedimento legislativo che impedisca ai mustad'afin di far valere i propri diritti: si tratta di una mancanza di eccezionale gravità perché è incredibile che in tutti questi anni i governi "occidentalisti" non siano riusciti a trasformare in legge uno dei punti cardine della loro visione del mondo.
Per colpa di questa trascuratezza, nella penisola italiana si trovano oggi potenziali elettori delle formazioni "occidentaliste" che, per fare un solo esempio, possono avere delle difficoltà se affermano che le donne musulmane dovrebbero essere fatte abortire a calci in pancia: qualcosa di inconcepibile per gli "occidentalisti" e per la concezione di "libertà" cui hanno informato ogni àmbito della vita sociale.

Post scriptum. Il giorno successivo al sequestro "Il Giornale della Toscana" ha pubblicato una serie di considerazioni su quanto avvenuto, espresse da Guido Gheri e da Achille Totaro. L'articolo è corredato da una fotografia molto meno che mediocre, il che, in un'epoca in cui non si va avanti a dagherrotipi ma a macchine fotografiche digitali e a fotoritocchi, la dice molto lunga sulle "professionalità" che infarciscono i ranghi di certe gazzette "occidentali".
Nell'articolo Guido Gheri ed Achille Totaro spiegano come il fòmite dell'"occidentalismo" radiofonico della periferia di Firenze sia stato silenziato d'autorità per

...Frasi messe agli atti senza considerare il contesto. Sono parole di uso comune, quasi da bar, che molti cittadini pensano quando sono esasperati da alcune situazioni. A questo punto, per gli stessi motivi andrebbe chiusa anche Radio Padania ed una serie di altre emittenti
in tutto il territorio dello stato che occupa la penisola italiana.
Al momento in cui scriviamo il "partito" Lega Nord, cui Radio Padania fa riferimento, sta attraversando uno dei peggiori momenti della propria storia e non è da escludere che i mass media che vi afferiscono, radio o gazzette che siano, non conoscano una fine anche più ingloriosa e repentina.
Forse è utile spiegare ai lettori che i bar, nella penisola italiana ed altrove, sono locali pubblici in cui si servono bevande alcoliche. Si potrà immaginare dunque quale competenza e quale cognizione di causa vengono profuse nelle discussioni che vi si svolgono.
La sovversione "occidentalista" è colpevole tra le altre cose di presentare ogni problema, ogni questione, ogni situazione complessa come affrontabile con "parole quasi da bar", perché una delle caratteristiche fondamentali dell'"occidentalismo" è rappresentata da un disprezzo costante nei confronti della competenza, del dubbio e della ponderazione.
Detto altrimenti, l'"occidentalismo" ha nel pallonaio e nella marmaglia sbavante che vi celebra i propri riti di sangue dividendosi in due fazioni disponibilissime a scannarsi a vicenda un modello interpretativo adattabile a qualsiasi situazione a prescindere dalla sua complessità.
La natura satanica e sovvertitrice dell'"occidentalismo" sta anche in questo.
Con Radio Studio 54 ridotta al silenzio Guido Gheri e Achille Totaro dovranno trovare per qualche tempo un palco oscenico diverso per le loro "parole quasi da bar".
Chi ne sentisse la mancanza dovrà dunque andare a cercarli in un quasi bar.

Post scriptum. Un mese dopo un più che discutibile "decreto di restituzione degli impianti" firmato dalla pubblica accusa ha permesso a Radio Studio 54 di continuare a trasmettere, sia pure solo "musica".
 

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