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Il "Corriere della Sera" continua con l'informazione accurata, obiettiva e veridica sulla Repubblica Araba di Siria PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Giugno 2012 07:43

La gazzettina dei Magdi Allam e dei Ferruccio de Bortoli tiene moltissimo alla propria autorevolezza.
E siccome è un imparziale e libero quotidiano "occidentale", e non un fogliaccio che pubblica la propaganda di qualche regime sanguinario, il "Corriere della Sera" fa dire ad un "rappresentante dell'ONU" che nella Repubblica Araba di Siria "I bambini vengono torturati, mutilati e uccisi. Poi i soldati li mettono sui carri armati, usati come scudi umani".
Ricostruiamo la scena: pare quasi di vederla.
Uno o più militari dell'esercito regolare della Repubblica Araba di Siria -sulla natura angelica e costruttiva dei "ribelli" il gazzettaio "occidentale" è impermeabile a qualsiasi confutazione- con baschi, fucile d'assalto e tutto il resto.
Catturano uno o più bambini.
Prima li torturano.
Poi li mutilano.
Poi li uccidono.
Finita la trafila prendono quello che ne rimane e lo dispongono con ordine meticoloso sul primo carro armato che passa.
L'essenziale è il rispetto della sequenza procedurale: l'esercito è un'organizzazione seria, mica come i paramilitari acchiappalesbiche che pullulano per le strade di Damasco!
Fin qui la spiegazione molto scarna ed essenziale; ai dettagli granguignoleschi pensino i nostri lettori, non occorre nemmeno troppa fantasia. L'importante è che una volta ultimata la trafila, la taumaturgica presenza dei cadaveri di bambino trasformi la natura essenziale dei carri armati, rendendoli perfetti come "scudi umani"...
Secondo questo occhiello la procedura è stata ripetuta, con ogni probabilità in maniera meccanica e routinaria, fino a raggiungere la quota stabilita di 1200 (milleduecento) "bambini da carro armato" in quindici mesi.
Se non stessimo parlando del "Corriere della Sera" verrebbe da pensare che un brutto miscuglio di traduzioni raffazzonate e di copia ed incolla fatti ancora peggio abbia giocato un brutto tiro ai gazzettinisti della "Redazione Online" accreditata di questo piccolo capolavoro, ma trattandosi appunto del "Corriere" nulla vieta di identificare il motore primo di simili barzellette in una quantità sostanziale di malafede cialtrona.
Il gioco ha funzionato per talmente tanto tempo che in redazione devono aver pensato di potersene fidare all'infinito: cosa importa se da anni, e con buoni argomenti, qualcuno va sostenendo che le fonti presentate come credibili da foglietti come questo hanno come unico recapito un sottoscala londinese?
 

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