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Nello Rega ha vinto: Hezbollah rinuncia alla conquista della Basilicata PDF Stampa E-mail
Sabato 13 Ottobre 2012 08:12
 "...Allora Bashar che si fa, gliela diamo o no una mano a Hassan con quel Nello Rega...?" 
"...Ma no, ma no... Stiamo calmi, Mahmoud... Vedrai che si sistema tutto..."

Nel corso degli ultimi anni abbiamo riferito con puntualità ai nostri lettori ogni sviluppo di quello che si presentava come un'autentica invasione del materano e del potentino da parte dei valorosi miliziani sciiti che nel 2006 hanno tenuto testa da soli per più di quaranta giorni all'aggressione perpetrata dai sionisti.
Detto molto in sintesi il signor Nello Rega di Potenza, che svolge l'indispensabile "professione" di telefogliettista, ha sostenuto per anni di essere stato oggetto di tante e tali intimidazioni ad opera del braccio armato di una delle più accorte e prudenti formazioni politiche che esistano al mondo da far pensare che Nassrallah in persona volesse vederlo morto avesse posto una fatwa sul suo capo, sguinzagliando sulle sue tracce i reparti d'élite del proprio movimento. Una prima, esauriente sintesi dell'accaduto e dei suoi retroterra socioculturali fu fornita dal blog Kelebekler nel gennaio del 2011: Quando Hezbollah dichiarò guerra alla Basilicata. In cui incontriamo Nello Rega, il Dirupo d’Oro, vari proiettili e numerosi militari, nonché pratiche erotiche lucane, e scopriamo anche la colpevole.
Nei mesi successivi seguimmo con apprensione gli sviluppi sul campo, meravigliandoci moltissimo del fatto che la presenza di colonne armate di barbuti in mimetica intenti a perquisire meticolosamente ogni anfratto ed ogni sottoscala della zona compresa tra Melfi e Policoro Lido fosse sfuggita a quei gazzettieri che da anni ottengono abbondantissimi redditi tacciando di terroristi anche i ragazzini che festeggiano la fine della scuola scambiandosi secchiate d'acqua e sacchettate di farina.
Perché mai tanta astiosa determinazione da parte di Hezbollah? Nello Rega, piantato da una donna libanese (e quando lo si vede in foto ci si fa anche una mezza idea del perché) avrebbe riferito di questa e di altre esperienze vissute in Libano in un libro intitolato “Diversi e divisi. Diario di una convivenza con l’Islam”.
Oltre alla forsennata reazione di Hezbollah, il libro è valso a Nello Rega una lunga serie di inviti a presentazioni e convegni organizzati per lo più da forze politiche "occidentaliste". Nel novembre 2011 anche i due provinciali del PDL di Firenze Erica Franchi e Samuele Baldini mobilitarono tre associazioni culturali diverse per organizzare una presentazione di "diversi e divisi" a beneficio dell'occidentalame della zona.
All'epoca dubitavamo già moltissimo del valore letterario e documentale del "libro" di Nello Rega: mesi prima, durante una presentazione nel borgo potentino di Tramutola (tremila abitanti) che il Nostro aveva raggiunto con la scorta armata incaricata di fare il possibile per sottrarlo al fuoco di fila dei missili Zelzal 2, era bastato un nonnulla per fargli perdere le staffe. Riferisce Kelebekler che
Nella sala della biblioteca comunale, tra il pubblico, c’era Leonardo Pietrafesa, un impiegato di banca laureato all’Orientale di Napoli e vissuto in Medio Oriente, che ha messo Nello Rega in seria difficoltà con alcune domande.
Nello Rega non è evidentemente abituato alla discussione: stando a quanto riferisce chi c’era, come prima reazione, l’autore avrebbe lanciato soldi verso il critico, invitandolo a darli ad Al Qaeda (una mossa astuta: al-Qaeda infatti è un acerrimo nemico di Hezbollah).
Il sindaco di Tramutola, Ugo Salera, ha cercato di azzittire il giovane, è intervenuta la scorta e alla fine, in un’intervista a un quotidiano locale (Il Quotidiano, 18 marzo 2011), Nello Rega ha minacciato anche di querelare il bancario (“ho già dato mandato ai miei legali di tutelare nelle sedi opportune la mia immagine“), annunciando contemporaneamente di aver avuto un incarico di docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Urbino per la materia “Diritti dell’Uomo”.
Lo stesso blogger fece un paio di telefonate alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Urbino, da dove gli risposero che non conoscevano nessun Nello Rega.
Non pensammo neppure per un istante di dubitare della serietà di quanto Nello Rega denunciava: tuttavia, iniziammo a dubitare fortemente del valore documentale e letterario del suo "libro", che in qualche occasione gli era persino stato restituito seduta stante da gente che voleva indietro i soldi.
Qualche mese dopo per il Nello Rega dalla querela facile iniziano i problemi.
Stiamo trattando di individui, questioni ed ambienti "occidentalisti", il che significa che in casi come questo i problemi si presentano solitamente con nomi esecrati e tremendi come "verità", "principio di realtà" o "fatti concreti".
Alla fine di ottobre 2011 Nello Rega, che nel frattempo aveva ricevuto per preclari meriti "le chiavi della città di Sassuolo" (qualunque cosa siano) viene accusato di simulazione di reato e si vede revocare la scorta armata. Questo, proprio alla vigilia della giornata fiorentina. Peccato: fendere sollecito e scostante la pur non oceanica -diciamo pure l'inesistente- folla della sala giornaletti "Oriana Fallaci" preceduto e seguito da gendarmi in giubbotto antiproiettile avrebbe giovato moltissimo all'aspetto scenografico della presentazione.
Nel settembre del 2012 un tribunale amministrativo decide che non ha diritto alla scorta, petardi nonostante, e già che c'è gli toglie di tasca qualche spicciolo.
Il mese dopo arriva alle gazzettine il risultato del metodico lavoro di due delle molte persone che si sono interessate ai seri pericoli corsi da Nello Rega. Si tratta di un certo Domenico Musto e di una certa Anna Gloria Piccininni. Lavorano alla pubblica accusa di Potenza, il che significa che destarne la curiosità potrebbe non essere la più saggia delle cose da fare, anche se si è certi di aver intravisto, rientrando a tarda sera da una presentazione libraria in quel di Acireale o di Filottrano, la spigolosa sagoma di un combattente sciita che ricaricava l'AK47 all'angolo della strada.
In pochissime parole, Nello Rega dovrà rispondere anche di simulazione di reato.
L'articolo della "Gazzetta del Mezzogiorno" ripassa a pettine fitto qualcuna delle asserzioni e qualcuno degli episodi che sono fruttati a Nello Rega le simpatie di molti protagonisti dell'"occidentalismo" peninsulare, trattando con puntiglio particolareggiato di proiettili per posta e di teste d'agnello, di gendarmi tassisti e di agguati sulla Basentana con relative fucilate.
Di questi individui, in un modo o nell'altro interessati ad evitare che Hezbollah imponesse a Nello Rega una fine miserrima, ha tenuto una lista il già citato Kelebekler.
Gli sviluppi della vicenda promettono a questo punto di prendere una direzione precisa e di condurre a sbocchi che qualcuno, come noi, troverà divertenti.
E che qualcun altro dovrebbe trovare per lo meno imbarazzanti, se non glielo impedissero la marmorea faccia tosta, l'autocoscienza da scarafaggi e l'inesistente rispetto di se stessi e degli altri che sono caratteristiche costanti della forma mentis "occidentalista".
 

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