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Andrew Rettman - Alcuni interrogativi sulle sanzioni imposte all'Iran dall'Unione Europea PDF Stampa E-mail
Giovedì 18 Ottobre 2012 09:38

 Il più importante bazar di Tehran.
Certe proteste sembravano indicare che le sanzioni europee e statunitensi stessero funzionando.

Traduzione da Family Survival Protocol.

"Non esiste alcuna comprensione di dove sia riposta la vera forza dell'Iran. L'Iran non è un impero materiale fatto di carri armati e di missili. E' un impero culturale ed intellettuale. L'Iran appartiene ai poteri morbidi, il suo essere impero sta nella sfera intellettuale", afferma Alastair Crooke, un ex inviato dell'Unione Europea in Medio Oriente.

Bruxelles - La Grecia in questo periodo sta impedendo ad un embargo dell'Unione Europea sul gas iraniano di entrare in vigore. Al di là di questo, il problema è: le sanzioni dell'Unione Europea stanno danneggiando o favorendo il leader iraniano Ali Khamenei?
Il 15 ottobre i ministri degli esteri della UE raggiungeranno un accordo sul bando alle forniture di gas iraniano.
I paesi dell'Unione stanno anche cercando di imporre ulteriori restrizioni alle transazioni con le banche iraniane, e di interrompere il traffico sulle rotte aeree e navali controllate dall'Iran.
L'embargo sul gas esclude il coinvolgimento dell'Iran dalla costruzione dei futuri gasdotti che uniranno la UE alla zona del Caspio. Ma oggi come oggi non impone all'Iran alcun costo.
Tra tutti i paesi dell'Unione Europea, soltanto la Grecia importa gas iraniano; il gas arriva attraverso il connettore Grecia - Turchia, dal quale ogni anno passa circa un miliardo di metri cubi di gas azero, assieme a piccole quantità di gas iraniano.
I funzionari greci, duante una riunione del Consiglio dell'Unione Europea tenutasi la scorsa settimana, hanno avanzato una riserva verso l'embargo, dovuta a motivi tecnici.
"Temono di inalare inavvertitamente qualche molecola di gas iraniano, e che questo possa farli ritrarre come irrispettosi delle regole... Va sempre in questo modo. Quando abbiamo raggiunto un accordo sulle sanzioni sul petrolio, abbiamo preso la decisione finale la mattina stessa in cui si è tenuto l'incontro dei ministri", ha scritto sul suo sito web un diplomatico della UE.
Le sanzioni dell'Unione Europea hanno lo scopo di mettere Khamenei sotto pressione, affinché smetta di arricchire uranio al punto necessario per utilizzarlo a scopi bellici.
Secondo i diplomatici della UE l'embargo sul petrolio entrato in vigore a luglio ha già comportato cinque miliardi di euro di introiti in meno.
Mercoledi scorso è sembrato che le sanzioni stessero funzionando: la moneta iraniana, il rial, ha perso più del quaranta per cento del suo valore in meno di quarantotto ore negli scambi non ufficiali che avvengono nel principale bazar di Tehran.
Adesso occorrono circa quarantamila rial per un euro. Ma i diplomatici della UE credono che per Natale si arriverà ad ottantamila.
Una nostra fonte alla UE ha detto: "La vita diventa difficile. La gente in Iran vuole prodotti come il Persil [un detersivo in polvere prodotto dalla multinazionale angloolandese Unilever] o la pasta italiana. Ma non credo che i fornitori abbiano molta voglia di vedersi rifilare un container di rial."
Il rovescio valutario ha causato proteste nella capitale iraniana.
Shahin Gobadi, un attivista che opera da Parigi per il gruppo di opposizione dell'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo dell'Iran, ha affermato che la gente urlava "Non vogliamo il programma nucleare!" e "Abbasso Khamenei!" in una scena che esprimeva "profonda avversione" per il governo.
Lo stesso Iran ha biasimato l'Unione Europea.
"Il nemico ha messo l'embargo sulle esportazioni di greggio dall'Iran, che rappresentano uno dei fondamenti del nostro commercio estero", ha detto il Presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Solo che né le capitali della UE né i mercati finanziari sanno cosa abbia causato il tracollo del rial.
"Non sono entrate in vigore né nuove leggi né nuovi provvedimenti la scorsa settimana che possano spiegare un fatto simile" ha affermato un diplomatico europeo. "Per quanto riguarda l'Iran, stiamo letteralmente brancolando nel buio, e ci stiamo anche chiedendo per quale motivo il rial ha avuto un ribasso così brusco," ha sottolineato una nostra fonte in una importante banca tedesca.
Secondo l'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo dell'Iran, le pressioni esercitate dall'estero sono parte della spiegazione.
Gobadi ha affermato che il timore di una guerra con lo stato sionista fa sì che la gente si sia messa ad accumulare dollari, euro ed oro. Allo stesso tempo, il sistema dello halaveh, una sorta di money transfer tipico delle società islamiche basato su impegni presi col passaparola e che è in grado di aggirare le restrizioni imposte dalle banche europee e statunitensi, sta allagando i bazar di denaro contante.
Il fatto è che se ad essere colpevoli sono le pressioni dall'estero, è anche possibile che esse stiano facendo il gioco di Khamenei.
I tassi di cambio alle stelle vogliono dire meno importazioni, e crescita del mercato per le merci prodotte in Iran.
Questo significa anche che i lealisti di Khamenei, che possono usare il tasso di cambio ufficiale e sostenuto dallo stato di 17000 rial per un euro, sottraggono quote di mercato agli indipendenti che sono costretti a pagare le forniture a prezzi più che doppi.
Si pensa che l'Iran disponga di grosse riserve in valuta estera; Brasile, Cina e Russia continuano ad acquistare il petrolio iraniano, mentre la Turchia, un grosso acquirente di gas iraniano, non ha intenzione di attenersi all'embargo decretato dall'Unione Europea.
"Avrebbero potuto [in Iran] iniettare valuta forte nel sistema per sostenere il rial, se avessero voluto. Il problema è: perché non lo fanno?" ha detto un diplomatico dell'Unione Europea.
Nel frattempo, le ristrettezze economiche su cui vigila lo stato permettono di solleticare i sentimenti antioccidentali del popolo.
A Tehran, qualcuno potrà anche esprimere "avversione" per Khamenei, come dicono i Mujaheddin del Popolo.Ma per l'iraniano medio -e per i milioni di musulmani sciiti in Iraq, negli stati del Golfo, in Libano ed in Siria- Khamenei è un simbolo eroico della resistenza contro i tentativi degli Stati Uniti di schiacciare la potenza musulmana.
Su questo punto in particolare Alastair Crooke -un ex inviato dell'Unione Europea in Medio Oriente, che adesso guida l'organizzazione non governativa Conflicts Forum a Beirut- ha detto agli osservatori dell'Unione che le sanzioni varate dalla UE stanno "impedendo all'Europa di sapere quello che sta succedendo nel mondo".
"Non si ha la minima idea di dove stia la vera forza dell'Iran. L'Iran non è un impero materiale fatto di carri armati e di missili. E' un impero culturale ed intellettuale. L'Iran appartiene ai poteri morbidi, il suo essere impero sta nella sfera intellettuale", ha affermato.

 

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