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L'autunno della propaganda "occidentalista" a Firenze: giornali chiusi e affissioni mediocri PDF Stampa E-mail
Venerdì 26 Ottobre 2012 07:03
Nell'autunno del 2012 la scena mediatica e politica di Firenze appare finalmente ripulita da molti dei capisaldi "occidentalisti" che ci siamo sempre fatti il piacere di confutare, disprezzare ed irridere.
Fallita E-Polis e il suo "IlFirenze", chiuso "Il Nuovo Corriere di Firenze", chiuso dopo un'agonia sicuramente troppo lunga anche "Il Giornale della Toscana".
Chi "lavorava" in questi foglietti ha finalmente avuto la gioia di sperimentare sulla propria pelle gli effetti del "pensiero" diffuso con tanto impegno, anche se sembra che la cosa non sia stata accettata troppo di buon grado.
La portata della propaganda "occidentalista" è al momento fortemente ridimensionata; sulla sua credibilità non è mai stato neppure il caso di dilungarsi.
La foto in alto è stata scattata alla fine di ottobre all'inizio di viale Europa, una zona periferica nella parte meridionale della città: per reperire traccia di presenze "occidentaliste" a Firenze occorre a questo punto cercare qualche sparuto manifesto affisso in zone di traffico veloce, specie se si lavora tutto il giorno e non si ha tempo da perdere con immonde autoschedature per mediocri come il Libro dei Ceffi.
Si noti il contenuto dell'affissione. L'occidentalame locale non ha imparato niente dalle continue batoste elettorali, da un presente angosciante e neppure dalla prospettiva di un futuro persino peggiore: i'ddegrado e la 'nsihurézza contornati da grafiche meno che mediocri e urlati da caratteri enormi. In questo esiste in città una sorta di tradizione, che va al di là dello stile propagandistico puro e semplice: si ricorderà come l'urlo -anzi, il bercio- fosse presentato da molta aneddotica come una costante nelle modalità con cui si rapportava con gli altri quella Oriana Fallaci in cui l'"occidentalismo" fiorentino ha visto una delle sue incarnazioni più appropriate.
Insistere su questa situazione potrebbe apparire inutile prima ancora che impietoso.
Ma ha un suo motivo, intuibile dall'aneddoto che segue.
Vienna, giugno 1945.
Strade e piazze ingombre di macerie, gente lacera e affamata, soldati dell'Armata Rossa che la fanno da padroni.
In un caffè che tenta di restare aperto arriva un uomo pallido e magrissimo: ha addosso la casacca a righe dei deportati e la Judenstern ben in vista sul petto.
Si siede ad un tavolo e chiama il cameriere.
- Buon giorno: un caffè per favore. E Der Stürmer di oggi.
- Abbiamo caffè di cicoria, signore. Ma niente Der Stürmer...
- Ah, va bene.
La scena si ripete identica per giorni e giorni: il cameriere, intimidito dalle evidenti sofferenze patite dal cliente, non capisce perché tanta insistenza nel chiedere in lettura una delle più vergognose pubblicazioni propagandistiche che l'antisemitismo abbia mai prodotto. Alla fine, dopo quasi un mese, prende il coraggio a due mani:
- Signore, deve capire che Der Stürmer non esiste più: non lo abbiamo perché non lo pubblicano più! Quell'ignobile fogliaccio è finito, sparito, morto!
Al che, con un largo sorriso, il cliente risponde:
- ...Lo so bene, signor mio: ma è così bello sentirselo ripetere ogni giorno!
 

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