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Firenze: a dieci anni dal Social Forum c'è chi lotta ogni giorno contro il progresso. E per la civiltà. PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Novembre 2012 05:47
Firenze. Lo striscione che aprì il corteo del 2002 esposto al teatro dell'Affratellamento il 4 novembre 2012.

All'inizio di novembre 2012 la città di Firenze ospita una serie di iniziative che richiamano quelle del Social Forum del 2002. Non è il caso di insistere qui sui devastanti esiti che il milione di persone che si riversò in città per una manifestazione dalle dimensioni mai viste procurò alla marmaglia "occidentalista" e agli spaghettifresser della macchina politica e propagandistica dell'"occidentalismo" locale: la disconferma ebbe una tale portata che l'occidentalame fiorentino, coperto di ridicolo fino all'inverosimile ed unico responsabile di una serie di condotte che coprirono tutta la gamma compresa tra il mandolinesco e il premestruale, ne sta giustamente pagando a tutt'oggi le conseguenze.
Il clima sociale in città ne ha sempre risentito in maniera benefica, e nel corso degli ultimi anni ulteriori miglioramenti sono stati apportati dalla morte -avvenuta nella totale indifferenza della popolazione- di protagonisti, gazzettine e radioline che hanno sparso propaganda "occidentalista" anche quando le implicazioni autodistruttive di un simile modo di comportarsi, attuato per giunta in un contesto sociale capace di furibonde attestazioni di disistima, erano evidenti a chiunque volesse vederle.
Questo non significa affatto che le istanze "occidentaliste" non facciano parte delle prospettive e dei programmi, né che la vicinanza tra amministratori e amministrati non risulti tale altro che nella propaganda politica.
Miguel Guillermo Martinez Ball riferisce il 9 novembre 2012 di una vicenda urbanistica che esemplifica molto bene in quale concetto il მერი fiorentino -al momento all'apice di un lungo periodo di visibilità mediatica- tenga la volontà degli amministrati.
C'è da chiedersi a cosa si debba mai far ricorso, per far capire a certi boiscàut che un no è un no, e che un no non è un sì. Firenze è ancora oggi, e continuerà ad essere fonte di speranza, fino a quando molti di coloro che ci vivono continueranno a disprezzare il progresso e a preferirgli la civiltà. Un tema che i nostri lettori conoscono molto bene.

Da qualche mese, sto facendo quel che posso per dare una mano al comitato spontaneo dei cittadini dell’Oltrarno fiorentino, anche rubando tempo a questo blog.
Non è che ci sia molta scelta, quando l’ultimo pezzo del centro storico ancora vissuto è sotto attacco.
Speculatori stanno divorando le proprietà pubbliche (in almeno un caso in maniera truffaldina), le botteghe degli artigiani e i negozi che rendono possibile la vita nel quartiere chiudono, la notte si è invasi dal pubblico dei localini, le scuole sono messe come sono messe.
E adesso la società Firenze Parcheggi vuole scavare una grande buca al centro acquitrinoso del quartiere, per infilarci un parcheggio sotterraneo che attiri altro traffico esterno, mentre si cacciano i residenti…
Il progetto è talmente insensato che aspettiamo ancora di sentirne una difesa minimamente motivata.
Il quartiere è insorto [1]: storicamente, qui il voto al PCI e al PD è stato massiccio, per cui i politici del PD che governano dovrebbero preoccuparsi.
Ma l’amministratore delegato della Firenze Parcheggi, Marco Carrai è casualmente anche il manager della campagna elettorale di Matteo Renzi, nonché quello che ha messo il nostro sindaco presenzialista in contatto con Michael Ledeen e persino Tony Blair.
E casualmente, il Comune sembra insistere sul progetto.
Riportiamo una piccola notizia segnalataci da una delle sentinelle del quartiere, Maria:
“La signora Elisabetta Meucci,  Assessore alle Politiche del territorio del Comune di Firenze, in una intervista a Radio TV 38 ha parlato, tra le altre cose, anche dei parcheggi sotterranei del Carmine e di Piazza Brunelleschi.
Nella trasmissione il movimento di opposizione che si è creato in proposito è stato qualificato soltanto come “qualche problema“.
L’assessore ha detto che proporrà un percorso di partecipazione, ma “non selvaggio”, testuale espressione, cioè evitando assemblee, ma una “partecipazione guidata” con le categorie interessate.”
​Il concetto di “categorie interessate” non è male: immaginiamo un esponente dei residenti, uno di una finanziaria che deve aprire un grande albergo a cinque stelle, uno di Firenze Parcheggi, uno dei negozi di moda, uno delle discoteche, sotto la paterna guida di qualche assessore, e la maggioranza vince…

[1] I nostri lettori sanno che in questa sede il vocabolo insurrezione viene usato con estrema parsimonia, dal momento che per insurrezione intendiamo la fase attiva di un processo rivoluzionario, nel corso della quale una congrua parte di una popolazione, col ricorso ad armi vere e proprie od oggetti comunque atti ad offendere, elimina fisicamente o simbolicamente i responsabili percepiti di un determinato stato di cose, mettendoli sommariamente in condizioni di non nuocere.
 

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