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Al commentatore Faustpatrone sul caso Sakineh e sui boiscàut dei diritti umani PDF Stampa E-mail
Domenica 25 Novembre 2012 08:12

Il 24 novembre 2012 il commentatore Faustpatrone richiama il nostro interesse su una certa questione, riferendoci quanto segue.
carissimo dovresti esserci. sono a viareggio a una conferenza organizzata da ambienti vicini a forza italia e la destra alemanniana travestito pare da incontro di associazione culturale sulla violenza sulle donne. dovresti esserci. dicono che sakineh sia stata lapidata. ma non risulta in termini ufficiali. o sbaglio.
Di qui la nostra risposta.
In questa sede ci si è fatti un piacere di ironizzare ferocemente su questo tema.
Il bias denigratorio che influenza in modo sistematico ogni notizia che riguardi la Repubblica Islamica dell'Iran e la sua rivoluzione vittoriosa esercita un'azione distorsiva talmente costante su qualsiasi notizia faccia riferimento ad essa da far sì che un approccio obiettivo e realista nei confronti di quella realtà non possa dirsi tale se presta fede al mainstream.
Nel caso specifico un paio di anni fa i boiscàut dei diritti umani hanno statuito che questa Sakineh -di cui si è perorata la causa diffondendone foto di venti e più anni prima: in "occidente" nessuno si intenerisce per vittime poco fotogeniche- era di imminente e miseranda fine a mezzo pubblica lapidazione per il reato di "adulterio".
La farsa è arrivata al punto che se ne è inscenata l'esecuzione in piazza con puntigliosa dovizia di dettagli, a mezzo di modelle compiacenti. E' probabile che la diffusione sul mainstream di simili "manifestazioni" sia stata molto limitata dal fatto che le figuranti intervenute hanno sempre posato compostamente vestite; una cosa che i mass media non perdonano facilmente.
La campagna mediatica è andata avanti per mesi e mesi senza arrendersi neppure davanti all'evidenza, e coloro che vi hanno preso parte non hanno neppure controllato sulla letteratura disponibile quanto ci fosse di vero nelle affermazioni che difendevano, il che la dice lunga sulla preparazione, sulla competenza e -perché no- sulla buona fede di chi fa proprie certe battaglie.
Sono occorsi un paio d'anni perché il caso di Sakineh Mohammadi Asthiani venisse inquadrato in modo più obiettivo e di conseguenza fatto sparire con discrezione da gazzette e televisioncine. Nella Repubblica Islamica dell'Iran le non richieste attenzioni internazionali in materia sono state accolte dapprima con sorpresa e poi con crescente fastidio. Non si tratta soltanto della comprensibile reazione che i rappresentanti di uno stato sovrano hanno nei confronti delle intromissioni altrui; nella Repubblica Islamica dell'Iran la pena di morte per lapidazione è lettera morta da molti anni e la cosa era nota anche ai non esperti di diritto islamico da ben prima che il caso di Sakineh venisse utilizzato per auspicare la redenzione del popolo iraniano a mezzo bombardamento preventivo.
La costituzione della Repubblica Islamica dell'Iran stabilisce che la competenza e la specchiata moralità siano un requisito imprescindibile -a differenza dell'aspetto fotogenico e della disponibilità sessuale- per rivestire qualsiasi incarico di responsabilità. Questo significa che a Tehran deve aver destato più ribrezzo che scompiglio il constatare che l'"occidente" è genericamente propenso ad affidare incarichi giurisprudenziali e legislativi ad organizzazioni ed individui incapaci persino di consultare letteratura scientifica sui temi di propria competenza.
Molto obettivamente e molto giustamente, intanto che in Inghilterra le lapidazioni extragiudiziali non necessitavano di alcuna sentenza penale -e casi anche più efferati sono stati riscontrati anche nell'Iraq e nell'Afghanistan da tanto tempo redenti e democratizzati- i portavoce della Repubblica Islamica dell'Iran si limitavano a fornire descrizioni molto posate e molto realistiche di certi campioni dei "diritti umani" che costituiscono i migliori rappresentanti che i sudditi "occidentali" abbiano mai avuto.

 

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