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Di imminente arrivo a Firenze miglioramenti strategici fondamentali per il trasporto aereo PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Marzo 2013 09:43

Una pagina de "La Nazione", la più antica gazzettina "occidentalista" di Firenze, fotografata in una mescita.

Una convinzione diffusa e molto propagandata nella penisola italiana è che aeroporti e stazioni non debbano servire per il traffico di aerei e treni, ma per vendere cianfrusaglie a caro prezzo. Per un "occidentalista" coerente la misura della riuscita o del fallimento di un'infrastruttura strategica essenziale viene dunque considerata partendo da una varietà di parametri come il successo di questo o quel negozietto di vestiti o dal numero di fannulloni che ricavano un reddito da ogni metro quadro calpestabile della struttura, non certo considerando quisquilie come il numero di utenti, la puntualità degli arrivi e delle partenze, la rapidità e la puntualità dei collegamenti con i centri urbani vicini. L'articolo della gazzetta su ricordata sulle condizioni in cui si trova l'aeroporto fiorentino di Peretola merita un'ampia citazione proprio perché esprime al meglio una delle visioni "occidentaliste" del mondo che dominano la "libera informazione".
Il 20 marzo 2013 Olga Mugnaini raccconta innanzitutto che "A Peretola non decolla la pista ma neppure lo shopping".
A questo punto potremmo già tranquillamente lasciare questo giornaletto al suo destino, dopo aver considerato che  basterebbe che a decollare fossero gli aerei, e che la pista e soprattutto lo shopping rimanessero ciascuno ben fermo al suo posto.
Andiamo pure avanti; la sensazione è che il meglio debba ancora venire.
In attesa di risolvere l’enigma del Pit, l’integrazione con Pisa e la realizzazione della nuova pista parallela o convergente che sia, l’aeroporto di Firenze aveva puntato sul progetto del nuovo terminal, in modo che diventasse ampio, moderno, elegante e funzionale. Ma per ora, anche se gli spazi sono aumentati, l’atmosfera non è certo delle più accoglienti. E per molti aspetti gli enormi locali vuoti danno l’idea di una desolazione ancora più grande.
Si confronti quanto sopra, pienamente prevedibile se non pienamente previsto, con la situazione della stazione Tiburtina da noi descritta qualche mese fa. Dopo aver ritratto straziata l'agonia di un paio di negozietti di roba inutile e di una banca (ce n'è una ad ogni angolo di strada), deperiti a vantaggio di una pessima mescita, Olga Mugnaini si dilunga a spiegare che 
la desolazione maggiore è l’enorme secondo piano del terminal, inaugurato il luglio scorso e destinato ad essere “messo a reddito”, considerato che vuoto a quel modo è solo un costo almeno per le pulizie, riscaldamento e illuminazione. Invece per ora quei circa mille metri quadrati sono stati sfruttati appena in qualche occasione. Era stata ipotizzata l’apertura di un’area per la ristorazione e l’allestimento di nuovi uffici. Ma per il momento non se n’è fatto niente.
La prossima settimana dovrebbe essere inaugurato un altro bel pezzo di aerostazione nella zona dei nuovi arrivi: circa 1800 metri quadrati per l’accoglienza di coloro che sbarcano a Firenze. E anche per questi locali si parla di possibili spazi per lo shopping.
In linguaggio corrente, questo significa che non avendo imparato niente né dagli errori altrui né tantomeno dai propri, si continuerà imperterriti su una strada che definire ridicola è limitativo.
In chiusura dell'articolo un certo Biagio Marinò (che dovrebbe essere l'amministratore di questo snodo del trasporto aereo, tanto cruciale e tanto ben organizzato) annuncia una lunga lista di cose che stanno a metà tra l'elenco di buoni propositi e l'espressione di pii desideri.
E che si chiude con le strabilianti righe che seguono.
«Stiamo cercando di offrire nuovi servizi e di rendere l’aeroporto sempre più accogliente. Tra i nuovi esercizi commerciali spero nell’apertura di una gelateria artigianale, con tanto di carretto che gira per il terminal portando una ventata di colore e di sapore».

 
Nella foto, una delle attrezzature aeroportuali di maggior rilevanza strategica
nell'"Occidente" contemporaneo.

 

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