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La Repubblica dell'India e le finezze diplomatiche del "paese" dove mangiano spaghetti PDF Stampa E-mail
Sabato 23 Marzo 2013 09:52

Gli "occidentalisti" di oggi hanno le stesse priorità autoreferenziali di un secolo fa: i rigori della legge sono fatti per i mustad'afin e per gli avversari politici.
Quando Gabriele d'Annunzio dovette vedersela con la giustizia civile a causa della spudorata quantità di debiti contratti, i gazzettieri dell'epoca accusarono con veemenza il governo dello stato che occupava la penisola italiana, ricordando che il pontefice romano Paolo III, ai gendarmi che avrebbero voluto arrestare Benvenuto Cellini per lo stesso motivo, aveva risposto che "gli artisti come Cellini non sono tenuti al rispetto delle leggi, e tanto meno a quello dei conti" [*].
Le argomentazioni con cui l'occidentalame sta perorando da un anno a questa parte la causa di due soldati dell'esercito regolare hanno più o meno la stessa logica e la stessa fondatezza ed hanno avuto più o meno la stessa efficacia, ma procediamo con ordine.

Lo stato che occupa la penisola italiana dispone di una spropositata quantità di corpi armati, dotato ciascuno di una spropositata quantità di effettivi.
Gli stati confinanti non sono ostili al punto da giustificare un apparato carissimo ed immenso, che dunque ha come obiettivo principale il dissenso interno.
Per contenerne le spese e soprattutto per giustificarne l'esistenza lo stato che occupa la penisola italiana non ha disdegnato il ricorso ad iniziative ai limiti dell'espediente.
I Nuclei Militari di Protezione che dovrebbero dissuadere le azioni piratesche sono un'invenzione di Ignazio Benito Maria La Russa, un signore per il quale aggredire l'Afghanistanandare in discoteca sono più o meno la stessa cosa.
La faccenda funziona all'incirca in questo modo.
In un porto dell'Oceano Indiano tra quelli dov'è disponibile il servizio arriva una nave civile intestata ad un armatore peninsulare. L'armatore promette di pagare un prezzo di tornaconto al ministero della guerra, e quello gli manda sulla nave 2 (due) fucilieri di marina con fucile d'assalto e non si sa quanti caricatori.
Probabilmente pochi; hanno un costo anche quelli,come vedremo.
Sulla nave fa caldo e si sta scomodi, e per giunta non succede nulla da una settimana all'altra: non è mica come andare a bastonare manifestanti in piazza, maledizione.
Tutta la faccenda, che ha mobilitato ben 100 (cento) uomini in totale, è andata avanti qualche mese. Al primo pasticcio serio ai "Nuclei Militari di Protezione" è stata messa la sordina, anche se risulta siano ancora operativi.
A dirne bene è rimasta solo gente come Fausto Biloslavo, gazzettista nato a Trst che non ha capito che era l'ora di finirla di fare il Rambo con la brovada nemmeno quando in Afghanistan l'hanno investito con un camion.
In ogni caso, la questione si trascina per diversi mesi e le gazzette "occidentaliste" ne hanno fatto un punto fisso delle loro agende, suonando l'adunata e la carica per i migliori periti di parte disponibili. Inconcepibile, soprattutto, che uno stato sovrano potenza nucleare, le cui forze armate contano un milione e trecentomila effettivi e un paio di milioni di riservisti, osasse far valere le proprie ragioni contro la patria dei maccaruna c'a' pummarola 'n coppa.
Lo whishful thinking "occidentalista" è una cosa, la realtà è un'altra, spesso opposta.
Nella realtà molto giustamente, molto prevedibilmente e molto logicamente, è stato sufficiente che la diplomazia indiana si schiarisse la voce e facesse l'atto di battere il pugno sul tavolo.
Un minuscolo Giulio Maria Terzi di Sant'Agata ha immediatamente fatto l'unica cosa che aveva senso fare, ed ha fatto convincere (chissà con quali sistemi) i due fucilieri di marina a tornare nella Repubblica dell'India.
Ulteriore sale alla questione viene aggiunto dai tribunali dello stato che occupa la penisola italiana, che ai fucilieri di marina avrebbero contestato l'accusa di "dispersione di materiale militare" con riferimento ai proiettili sparati; l'idea dovrebbe essere quella di costringere i fucilieri a risarcirli.
La cosa è comprensibile: la Repubblica dell'India non è uno Judenrat, e vista la situazione venutasi a creare sarebbe stato poco indicato rimettere fattura ai parenti delle vittime


[*] Il particolare è riferito da Indro Montanelli.

 

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