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Vincenzo Pinto - Imparare a sparare, Vita di Vladimir Ze'ev Jabotinsky padre del sionismo di destra PDF Stampa E-mail
Imparare a sparare è un volume corposissimo, diviso in tre parti e dotato di una bibliografia estesa.
Vincenzo Pinto presenta la figura di Vladimir Zeev Jabotinsky niente concedendo all'aneddotica e concedendo invece tutto ad un'analisi molto accurata della produzione letteraria e dell'azione politica di quello che viene indicato dagli studiosi del settore come il fondatore del sionismo di destra. La trama e lo stile di un paio di opere tratte dalla produzione romanzesca di Jabotinsky (Sansone il Nazireo e Piatero) sono indagate con cura nella terza parte del libro, per intero dedicata ad esse.
Imparare a sparare è destinato a lettori già in possesso di nozioni articolate sulla storia del movimento sionista, perché quello di Vladimir Jabotinsky è un caso difficilmente incasellabile nei luoghi comuni e nelle categorie in uso per la classificazione dell'ebraismo in generale e del sionismo in particolare.
La prima parte del volume ricostruisce la giovinezza di Jabotinski: la nascita e i primi interessi culturali in Odessa, la permanenza a Roma con le prime suggestioni dannunziane e nietzscheiane, il ritorno in patria. l'organizzazione dell'autodifesa ebraica dopo il pogrom di Kishinau nel 1903 e le prime esperienze come pubblicista a San Pietroburgo. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale Jabotinsky approdò al sionismo inteso come movimento nazionalista al pari degli altri che animavano nello stesso periodo il dibattito politico in tutta europa, posizione che lo portò a candidarsi alla Duma e a rifiutare apertamente alleanze con altre organizzazioni ebraiche non sioniste. Vengono analizzati nel dettaglio anche i referenti culturali che più influirono sulle concezioni jabotniskiane destinate a svilupparsi nel sionismo revisionista, la permanenza del pubblicista -e poi avvocato- prima a Vienna e poi nella Istanbul dei Giovani Turchi. L'Autore utilizza molti riferimenti alla produzione letteraria di Jabotinsky, fortemente influenzata dal decadentismo, per sottolineare l'emergere in essa delle problematiche contemporanee: una definizione coerente di sé, del sionismo e del proprio rapporto con esso, il rifiuto dell'assimilazione mentre nella realtà politica russa si faceva pressante la questione delle nazionalità.
La seconda parte del volume è incentrata sulla figura dello Jabotinsky revisionista ed affronta gli anni compresi tra il 1914 e la morte di Altalena (così firmava gli scritti giornalistici giovanili), avvenuta a New York nel 1940. Ai primi mesi di guerra in Nord Europa e nelle comunità sefardite del Nord Africa con la polemica antiturca e gli incontri con Nordau e con Trumpeldor. Trupeldor sarebbe morto a Tel Hai nel 1920 e fu una figura fondamentale per Jabotinsky e la sua pratica politica. A questo fa seguito la narrazione delle vicende legate alla partecipazione di Jabotinsky alla guerra, come tenente nel 38° battaglione ebraico. Gran parte dell'attività politica e giornalistica svolta da Jabotinsky negli anni seguenti fu legata agli esiti della conquista di Gerusalemme da parte di Allenby nel 1917 ed alla successiva dichiarazione Balfour, di cui la corrente del revisionismo sionista di cui Jabotinsky era il principale ideologo fece propria la più ampia delle interpretazioni. I capitoli seguenti illustrano le vicende della Palestina postbellica, legate a quelle del collasso ottomano e punteggiate di episodi che denotavano una crescente insofferenza degli autoctoni nei confronti della crescente presenza ebraica; membro dell'Agenzia Ebraica, Jabotinsky se ne dimise nel 1923 dopo aver evidenziato i limiti dell'azione e delle concezioni di cui si faceva portavoce la maggior parte dei suoi componenti.
Vincenzo Pinto passa in rassegna i principali avvenimenti della storia sionista compresi tra il 1923 ed il 1928, che videro tra le altre cose lo sviluppo e la vera e propria nascita dell'Alleanza dei Sionisti Revisionisti e del movimento giovanile Betar. L'Alleanza definì scopo del sionismo "la trasformazione progressiva della Palestina, ivi compresa la Transgiordania, in uno Stato ebraico, cioè in un self-governing Commonwealth under the auspices of an established Jewish majority". Negli stessi anni Jabotnisky diede inizio ad un'offensiva propagandistica contro il sionismo di sinistra ed il drenaggio di fondi verso il finanziamento degli insediamenti collettivistici. I ripetuti viaggi negli Stati Uniti compiuti da Jabotinsky per tenere conferenze ed acquisire risorse economiche sono per l'A. occasione per illustrare un dettaglio spesso ignorato, il fatto che il sionismo divenuto pratica concreta navigava tutt'altro che nell'oro.
La mobilitazione volontaria dei capitali individuali fu uno dei punti salienti della propaganda di Jabotinsky anche negli anni seguenti, quando la quarta alia' da una parte ed il decrescente interesse britannico per la permanenza in Palestina causarono una certa crisi nell'ideale sionista, frammentandone ulteriormente il quadro politico. L'Alleanza dei Sionisti Revisionisti presentò al XVII Congresso Sionista del 1931 un'ordine del giorno estremamente radicale, che prefigurava uno stato ebraico sulle due rive del Giordano. Il Congresso, visti i fondati timori di un'incontrollabile reazione araba, bocciò le istanze revisioniste suscitando la furibonda reazione di Zeev.
Alla storia dell'Alleanza Revisionista, ormai forza distinta quando non contrapposta al resto dell'universo sionista, Pinto dedica gli ultimi capitoli della seconda parte del volume. La sconfitta al congresso rafforzò la determinazione dei revisionisti, che nel 1932 invocarono la fine dello shekel indiscriminato, ossia la fine dei finanziamenti diretti alla colonizzazione ebraica di stampo collettivistico. Riferisce l'A. che mentre Ben Gurion si adoperava per un fronte "antirevisionista" che riparasse alla temibile prospettiva di una defezione pro-revisionista di quanti sostenevano economicamente il sionismo collettivista, qualcuno uccise l'intellettuale Chaim Arlosoroff, reduce da un viaggio in Germania. La colpa dell'omicidio fu dagli inglesi addossata al Betar e ad Achi Meir, teorico del Brith Ha-biryionim ("Unione dei terroristi"). L'episodio sottrasse ulteriore spazio alla politica revisionista, bollata dalla stampa di maggioranza come "fascismo di Sion". Un'accusa cui la spregiudicatezza ed a tratti il cinismo dell'azione politica jabotinskiana avevano prestato validi argomenti. Nel 1934, tuttavia, Ben Gurion e Jabotinsky sottoscrissero una sorta di tregua d'armi, davanti al rapidissimo peggiorare della situazione per l'ebraismo europeo: un gentlemen's agreement destinato al fallimento.
La fondazione di una Nuova Organizzazione sionistica improntata ai suoi principi, primo tra tutti la costruzione di una salda maggioranza ebraica in Palestina, impegnò dal 1935 in avanti uno Jabotinsky certissimo di poter conseguire i suoi scopi con la presenza ed il sostegno britannici; una fiducia destinata a scemare ben presto, anche per l'intransigenza in materia di rapporti con la popolazione araba di Avraham Stern e dell'Irgun, che i britannici non ritennero affatto opportuno avallare; i contatti ancora meno fruttuosi con le altre potenze portarono i responsabili della N.O. a parlare apertamente di "congiura del silenzio".
Jabotinsky morì all'inizio della seconda guerra mondiale, dopo aver redatto un ultimo pamphlet in cui auspicava la costituzione di un esercito volontario ebraico per la difesa della Palestina che consentisse al popolo ebraico di sedere da vincitore al tavolo della pace.
Nell'ultimo capitolo della seconda parte, l'A. riassume i rapporti, tutt'altro che lineari, che l'organizzazione di Jabotinsky tenne con il fascismo. Dopo la guerra di Etiopia l'intensificarsi dei rapporti tra il fascismo e qualunque organizzazione potesse avere anche vaghe funzioni anti-inglesi sfociarono nell'organizzazione di quattro corsi betaristi presso la scuola professionale marittima di Civitavecchia.


Vincenzo Pinto - Imparare a sparare, Vita di Vladimir Ze'ev Jabotinsky padre del sionismo di destra. UTET, 2008. 370 pp.

 

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