
Noi non siamo numeri, curato dal palestinese Ahmed Alnaouq e dalla statunitense Pam Bailey, è un'antologia delle centinaia di racconti scritti da giovani della Striscia di Gaza ospitati sul sito wearenotnumbers.org e pubblicata alla fine del 2024. L'iniziativa era nata nel 2014 nell'ambiente degli universitari di Gaza interessati alla lingua inglese. Lo spunto iniziale sarebbe stato dato dal racconto scritto dallo stesso Alnaouq per ricordare un fratello ucciso dallo stato sionista durante l'operazione protective edge. La redazione di questa Storia di Ayman avrebbe permesso ad Ahmed Alnaouq di migliorare le proprie competenze linguistiche grazie a lunghi scambi con Pam Bailey e lo avrebbe aiutato a elaborare il lutto, mentre alla Bailey avrebbe suggerito un modo per liberare i giovani palestinesi dall'anonimato e dagli stereotipi con cui verrebbero considerati dal pubblico occidentale, aiutandoli a diffondere le storie di una generazione segnata in un modo o nell'altro dall'occupazione e dalla violenza dello stato sionista. L'associazione We are not numbers ha pubblicato a partire dal maggio 2015 più di un migliaio di lavori -tra racconti e opere poetiche- prodotti da centinaia di aspiranti scrittori tra i diciotto e i ventinove anni e redatti in inglese con la collaborazione di decine di mentori; il risultato è quello di una serie di testimonianze fruibilissime anche da un lettore inesperto, che presentano la vita a Gaza senza censure e senza intermediari. Il libro dedica un capitolo a ciascun anno dal 2015 al 2024, mostrando gli alti e bassi di una realtà sempre soggetta all'aggressività sionista anche al di fuori dei periodi di guerra vera e propria, ma anche e soprattutto cosa significhi vivere in una realtà che è a tutti gli effetti quella di un immenso carcere a cielo aperto. Per molti dei racconti presentati i curatori presentano informazioni sul destino di ciascun partecipante alla data di pubblicazione: bloccato a Gaza dalla guerra, rifugiato all'estero, universitario, disoccupato, ucciso negli attacchi o dalle bombe.
Dall'antologia emerge una quotidianità che anche in tempi di relativa pace viene descritta in termini di risorse estremamente scarse, di internet a singhiozzo, di acqua salmastra e sabbiosa erogata per poche ore ogni due giorni, di abitazioni sovraffollate, di caldo soffocante, di spostamenti difficili o impossibili, di sanità precaria, di disoccupazione, di forniture elettriche limitate a poche ore al giorno, di famiglie smembrate dai lutti o dalla repressione, di rapporti con il resto del mondo irti di restrizioni, ritardi, esborsi e storture come e più che in una qualsiasi galera. Ai problemi di condizioni di vita oltre i limiti del tollerabile si accompagnano dubbi e compiti di sviluppo tra quelli tipici dell'adolescenza e della prima giovinezza, ma anche le gioie quotidiane di una passione, di uno sport, degli amori, delle amcizie. Data l'estrazione sociale dei loro autori, i racconti accordano tutti grande importanza allo studio e alla lettura; oltre all'approfondimento della lingua inglese i campi privilegiati sembrano essere quello delle discipline mediche e quello delle arti applicate. I graffiti e la pittura con cui i ragazzi di Gaza cercano di avere il sopravvento sul grigio delle macerie sono centrali in alcuni racconti, soprattutto in quelli degli anni successivi all'aggressione sionista del 2014; alcuni contributi trattano invece delle difficoltà incontrate per procurarsi libri e materiali didattici. Altri temi molto ricorrenti sono quelli dei legami e dei rapporti interpersonali in famiglie generalmente numerose, l'economia domestica, le pratiche religiose, gli usi conviviali e quelli di una quotidiana arte di arrangiarsi alla cui pratica la scarsità di denaro, gli alti costi di qualsiasi merce e la generale precarietà di ogni sorte anche in tempi di molto relativa normalità rendono impossibile sottrarsi. In alcuni dei racconti il contrasto con la vita fuori dalla Striscia appare tanto considerevole quanto stridente, ed è anche motivo di considerazioni sarcastiche. Alcuni racconti trattano della Marcia del Ritorno, una lunga iniziativa di protesta che nel maggio 2018 avrebbe portato molti abitanti di Gaza a manifestare vicino al perimetro di confine, dove sarebbero stati accolti dai proiettili esplosivi (e mutilanti) dei cecchini dell'esercito sionista.
L'ultima sezione del libro raccoglie gli scritti successivi al 7 ottobre 2023 e all'avvio di quello che i curatori indicano col puro e semplice termine di genocidio. Alle difficoltà permanenti del vivere nella Striscia di Gaza si sarebbero aggiunte le distruzioni estese e indiscriminate, i continui spostamenti per salvare la vita, il moltiplicarsi dei lutti, la perdita delle abitazioni e più in generale di ogni bene, le condizioni igieniche impossibili, i percorsi chilometrici (e sotto tiro) in mezzo alle macerie per razioni alimentari tutt'altro che assicurate, le incursioni punteggiate di uccisioni arbitrarie, i cadaveri insepolti.
In tutto il testo si cercherebbero invano quelle espressioni di condanna per l'operato della Resistenza palestinese, che in Occidente sono condizione praticamente irrinunciabile per una pubblicazione. In uno tra quelli pubblicati nel 2017 si legge che da più di dieci anni a Gaza erano oltremodo limitati l'ingresso e l'uscita di persone e merci: "la maggior parte delle esportazioni è proibita, rendendo impossibile lo sviluppo di un'economia florida e creando un tasso di disoccupazione che è il più alto al mondo. Allo stesso tempo, non ci è permesso importare la maggior parte dei materiali per l’edilizia e molte medicine vitali. E potrei continuare all’infinito". Il 7 ottobre 2023, si legge in un racconto dello stesso anno, la Resistenza palestinese avrebbe "reagito alla mancanza di supporto da parte del mondo" verso una popolazione palestinese oppressa da decenni, e avrebbe lanciato il suo attacco contro uno stato sionista che avrebbe risposto con una brutale vendetta. Gli stessi curatori del volume ripetono che "le proteste non violente come la Grande Marcia del Ritorno, le petizioni all'ONU, le denunce alla Corte penale internazionale" non avrebbero portato a nulla, lasciando pensare che i palestinesi riescano ad attirare un'attenzione prolungata sulla scena mondiale solo tramite la violenza, agita o subita che sia. L'attacco della Resistenza palestinese va visto nel contesto dei molti anni che hanno preceduto quel giorno: gli scritti di We are not Numbers, prodotti da appartenenti a una generazione plasmata dagli attacchi dello stato sionista, dall'occupazione e dal blocco, vengono pubblicati e diffusi anche per questo.
Ahmed Alnaouq, Pam Bailey - Noi non siamo numeri. Le voci dei giovani di Gaza. Roma, Nutrimenti 2025. 368 pp.