La GKN Driveline è una multinazionale con sede nel Regno Unito e stabilimenti in vari paesi.
Per oltre vent'anni in un esteso plesso produttivo a Campi Bisenzio ha prodotto componentistica auto -semiassi per la precisione- dopo la chiusura dello stabilimento Fiat di Firenze che si occupava della stessa fornitura.
Questo, fino al 9 luglio 2021.
Quel giorno GKN ha chiuso la fabbrica e ha cercato senza troppo successo di mettere a tacere i lavoratori con una e-mail.
Poi si è affidata a dei milanesi con la cravatta, che si sono comportati da milanesi con la cravatta.
Poi è arrivato un altro ben vestito che si è comportato come un altro ben vestito.
Al di là di queste considerazioni improntate a scostanza, sufficienza ed aperto disprezzo, che la "libera informazione" invoglia sempre ad esprimere con briosità primaverile, l'andare per le lunghe di questa situazione lascia presagire esiti in linea con la "libertà" nella sua accezione "occidentale": a fronte di problemi del genere la prassi vuole che si temporeggi per quanto possibile e poi li si derubrichi a questione di ordine pubblico da affidare alla gendarmeria. Che se ne occupa secondo le proprie modalità con l'approvazione a reti unificate dei frequentatori di ristoranti e delle loro gazzette.
Il 9 ottobre 2022 si è tenuta un'iniziativa pubblica per il proseguimento e lo sviluppo della lotta, durante la quale è stato distribuito il volantino di cui si riporta per intero il testo dal momento che la "libera informazione", in questa come in tutte le altre circostanze che la costringano a far finta di avere qualche rapporto con la realtà, ha prodotto per mesi titoli e contenuti improntati a un ottimismo che le persone serie trovano ovviamente motivo per ulteriori espressioni di scherno.



Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata
 
1. Lo stabilimento è fermo, immobile. L'attuale proprietà non possiede brevetti, core business e ricerca propria nel settore. Il corpo di accordi fatti con Melrose è secretato e la situazione societaria è stata resa tutt'altro che trasparente e socializzata con Rsu, Oo.ss. e Collettivo di Fabbrica. Tutta l'énfasi dell'attuale proprietà è su cassa integrazione e svuotamento stabilimento. I corsi di formazione proposti sono generici e non collegati specificatamente a nessun piano industriale. Di linee di produzione si è appena accennato e comunque si tratterebbe di linee di conto terzi, temporanee. Tutto fa pensare che i timidi accenni di progetto industriale servano semplicemente come leva per completare la delocalizzazione.
2. L'attuale proprietà non ha ancora presentato un piano industriale vero e proprio. E quel poco che ha presentato è insufficiente: tra cinque anni 340 persone a pieno regime, un fatturato di 95 milioni di euro, una fabbrica contoterzista, senza brevetti e ricerca. Ma soprattutto l'attuale proprietà ha dichiarato che un accordo di sviluppo, e i fondi pubblici, sono "presupposto" essenziale per il proprio piano industriale. Il tema della fabbrica pubblica e della progettazione di un "piano b" rispetto a quello proposto dall'attuale proprietà si pone quindi in ogni caso.
3. L'attuale proprietà, dopo dieci mesi di irresponsabili telenovele, ha perso il diritto unico di proposta. Continui pure ad approfondire e dettagliare il suo piano industriale. Ma tale piano non è più l'unica proposta in campo. Anzi, chiediamo con forza che cessi immediatamente di fare da tappo a tutte le proposte alternative. 4. Abbiamo chiaro che la strada per individuare un core business che sostenga l'intero stabilimento è tutta da scrivere. E' aperto il tavolo permanente sulla reindustrializzazione, strumento dell'assemblea permanente e che si riunisce al centro dello stabilimento. E' accessibile a chiunque abbia idee, progetti, possibilità reali da apportare alla ripartenza produttiva dello stabilimento.
5. Senza fondi pubblici, la società e lo stabilimento non possono che andare verso forme di crisi, dalla cessazione d'attività al fallimento. Dato l'attuale contesto societario, legislativo e politico non è affatto scontato che tali fondi vengano dati. In seconda battuta, il rischio è che vengano dati a babbo morto e a fondo perduto. In questo caso lo scenario di crisi sarebbe solo rimandato e i fondi pubblici sarebbero finalizzati solo a prendere tempo, per logorarci, e riaprire la crisi più avanti quando saremo più deboli.
6. L'arrivo dell'ondata di carovita da un lato, l'abbrutimento della cassa integrazione e di una società che prova a trasformarci in "mantenuti" dell'ammortizzatore sociale, la pressione dell'attuale proprietà a farci perdere tempo con ogni stratagemma plausibile e con l'uso dei fondi pubblici, ci obbligano a intraprendere da subito e da oggi attività di autoproduzione e autorecupero.
7. La fabbrica è stata difesa dal territorio e va immediatamente "restituita" al territorio rafforzando non solo i legami politici ma aprendo lo stabilimento ad attività solidali con le esigenza territoriali.
8. Il nostro piano quindi si muove sulle seguenti direttrici:
- campagna per la fabbrica pubblica. Per reclamare fondi pubblici ma anche che siano collegati a pubblica utilità e a un controllo pubblico, esercitato da una struttura societaria pubblica e dalla possibilità di assemblea permanente, Rsu, Collettivo di Fabbrica, Oo.ss. di incidere sul diritto di proposta, verifica e gestione della reindustrializzazione - ricerca autonoma del core business o delle attività produttive industriali che permettano la ripartenza dello stabilimento. Va da sé che alludiamo a attività in stretta simbiosi con la convergenza con l'ambientalismo radicale e antisistemico che è il nostro punto di riferimento.
- di autorecupero immediate, attraverso attività economiche in autoproduzione che ci permettendo da subito di riattivarci produttivamente, di combattere l'abbrutimento, di consolidare la nostra autodisciplina e autorganizzazione e che siano strumento per coltivare ulteriori legami sociali - mutualismo; per consolidare la comunità interna, prepararsi a una lotta di lunga durata e stringere legami con il territorio - continuare a cambiare i rapporti di forza attraverso lo sviluppo della mobilitazione generale e della convergenza (Insorgiamo a Bologna il 22 Ottobre, Insorgiamo a Napoli il 5 novembre).
9. Come strumento di mutualismo, autorecupero, progettazione del piano industriale alternativo, sviluppo di un Cral, collegamento con il territorio, riferimento di azionariato popolare e assemblee di territorio, nasce l'associazione Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo. Siamo chiamati a vecchi principi in un contesto completamente differente. Siamo perciò chiamati a qualcosa di completamente nuovo. Partiamo per un viaggio mai tentato, risultato di peculiarità di questa lotta ma anche di processi generali del capitalismo. Concepiamo tale viaggio come strettamente connesso al mondo che ci si muove attorno. Questo è uno spiraglio dove praticare l'errore e la sperimentazione, dove costruire una vicenda che sovverta completamente le modalità con cui vengono affrontate le crisi industriali e non solo. E' una occasione per tutte e tutti, ma non è una occasione eterna. Il tempo non gioca a nostro favore. Il tempo è qui ed ora.
10. Il nostro appello è a tutto il movimento di classe, radicale, al sindacalismo organizzato, a tutte le attività di autorecupero, all'intellettualità radicale, ai movimenti di autorecupero, al movimento studentesco, ambientalista, a tutte e tutti coloro che sono scese e scesi in piazza numerose volte a difendere Gkn, ad ogni competenza solidale, a integrarsi nella campagna, nelle attività della fabbrica pubblica e socialmente integrata e a farne uno strumento di cambiamento dei rapporti di forza a favore di tutte e tutti.
Strumenti del piano:
1. Il presidio si riorganizza con la seguente struttura: oltre alla Rsu, all'assemblea permanente e al comitato del Collettivo di fabbrica, si creano le seguenti aree: gestione presidio, area reindustrializzazione e soggetto giuridico, area presenza territorio, area brigata alimentare, area cassa di resistenza, area convergenza culturale, area comunicazione, area calendario e Insorgiamo tour, area mutualismo. Tutti i lavoratori sono chiamati alla partecipazione.
2. Team comunicazione per la campagna per la fabbrica pubblica: rafforzamento dei team comunicazione, testimoniai, raccolte di firme.
3. Soms Insorgiamo (Cral, mutualismo, autorecupero). Da valutare legami con Arci, Fuorimercato, Mag ecc.
4. Eventuali convenzioni con Mag per studiare forme di azionariato popolare. Da collegare ad assemblea popolare contro carovita sul modello proposto dalla campagna Noi non paghiamo.
5. Il tavolo permanente sulla reindustrializzazione che si compone di un comitato tecnico scientifico, un team legale e un team contabile
6. Sviluppo della mobilitazione, dell'Insorgiamo e della convergenza.