Nonostante l'affannarsi della "libera informazione", in oltre un anno non si è ancora riusciti a sapere con certezza quante amanti frequenti il presidente della Repubblica Araba di Siria Bashar Assad. Quindi le elezioni siriane del maggio 2012 sono state una farsa del "regime".
Questo molto in sintesi.
La guerriglia fomentata dal Qatar, dalla Repubblica di Turchia ed in ultima analisi da mezzo "Occidente" è riuscita soltanto a rendere invivibile il paese, ma non ad offrire ai professionisti dell'"informazione" la prospettiva a breve termine di qualche modella seminuda tra le rovine di Palmira; più in là gli "occidentalisti" non ci vanno, dunque hanno relegato in quarta o quinta posizione i materiali che arrivano dalla Repubblica Araba di Siria.
Per fortuna internet è piuttosto grande. Tanto grande che vi si trovano persino dati oggettivi, e addirittura qualche voce poco propensa a considerare lo shopping della signora Assad l'elemento più importante per un'informazione obiettiva.
Si riporta quanto segue da resistenze.org

Da Elpravda
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Analisi dei dati elettorali in Siria
di Tamer Sarkis Fernandez
21/05/2012

Il 15 maggio 2012, il Comitato superiore elettorale ha comunicato in una conferenza stampa tenuta a Damasco i risultati delle elezioni dello scorso 7 maggio del Parlamento siriano (o Consiglio del popolo). Questa legislatura sarà la prima che si svilupperà nel quadro della nuova Costituzione siriana, approvata nel 2011 con un referendum ("proprio come" quella "riforma" della Costituzione spagnola dettata nello stesso anno punto per punto dal Fondo monetario internazionale-Washington e dall'UE-Berlino).
Khalaf Al-Aazway, giudice della Consulta elettorale e presidente del Comitato superiore elettorale, ha pronunciato in conferenza stampa il quadro normativo che definisce il processo elettorale (Legge generale costituente delle elezioni, N° 101, 08.03.2011).
Il giudice ha sottolineato la sostanziale normalità con cui è trascorso il giorno delle elezioni. Non va dimenticato, che si tratta pur sempre di una relativa normalità confrontandosi con l'attuale situazione che subisce la Siria. In questo contesto di terrorismo e di minaccia, dobbiamo tener conto dei vari sabotaggi ai seggi elettorali, l'ostacolo all'azione di voto, l'interruzione di strade, l'assalto contro i mezzi di trasporto e i sequestri di persona praticati nelle vicinanze di cittadine e zone dove i "rivoltosi" hanno ancora capacità di coercizione.
Al-Aazway ha ricordato, inoltre, la forza che il popolo ha dimostrato con la sua ferma partecipazione andando contro il clima generato. Questo è il segnale di ciò che il giudice ha descritto come "coscienza" di un popolo all'altezza delle sue "responsabilità" nelle attuali circostanze.
Il giudice ha ricordato le condizioni del voto (generale, diretto e segreto). Secondo le regole costituzionali, il popolo siriano è la fonte della sovranità, sovranità popolare espressa nella principio: "il popolo, dal popolo, per il popolo".
Inoltre, Al-Aazway ha sottolineato la diretta supervisione delle elezioni da parte della magistratura attraverso il Comitato superiore elettorale e i suoi dipartimenti in tutte le province. Questi comitati sono indipendenti, senza relazione con lo Stato e incaricati di raccogliere qualunque contestazione possa sorgere rispetto ai collegi, cercando una risposta immediata.
Sia la giornata del voto che lo spoglio si sono svolti sotto gli occhi degli osservatori civili e militari posti in Siria dalle Nazioni Unite, così come davanti alla presenza di oltre 200 media non siriani provenienti da decine paesi.
Le elezioni definiscono i rapporti nella rappresentanza popolare legata ai diversi partiti, gruppi, coalizioni e candidati indipendenti. È notevole l'alta partecipazione al voto delle donne e il numero di seggi destinati alle donne (30 seggi, circa il 12% del totale), se si considera la loro situazione nelle società arabe di fatto discriminata.
Riportiamo di seguito i dati principali:
Cittadini siriani aventi diritto di voto (suffragio universale con la maggiore età): 10.185.019
Votanti: 5.186.957 (51,26%).
Quest'ultimo dato è in contrasto, ad esempio, con le ultime elezioni algerine arci-pubblicizzate "internazionalmente" come una tappa "democratica" della cosiddetta "primavera araba". In Algeria, la partecipazione complessiva al voto non ha superato il 40% degli aventi diritto, cui bisogna sottrarre la percentuale molto alta dei voti nulli dopo che i comunisti algerini avevano fatto appello ad annullare il voto in segno di protesta per il dissenso popolare nei confronti: (1) della tutela yankee sul processo; (2) della mancanza di garanzie (detenzione di militanti politici comunisti).
Si consideri anche il clima di sicurezza in cui si sono svolte le elezioni in Algeria, senza confronto alcuno con quanto accade oggi in Siria (con incidenti che sono a dir poco raddoppiati durante il periodo elettorale).
L'abbellimento mediatico dell'evento algerino è agli antipodi dell'ostracismo con cui la stampa "occidentale", ha relegato nelle ultime settimane le elezioni siriane, sia per quanto riguarda la loro convocazione, che la loro celebrazione, la competizione delle candidature, la partecipazione pubblica e i risultati. Le elezioni sono un ulteriore dato reale che disturba la regia del film e il ruolo di "regime demoniaco" che viene ritrasmesso continuamente. Da qui il silenzio che agenzie e giornalisti condividono.
Come riportato dalla Commissione legislativa, l'affluenza alle urne nella provincia di Tartus è stata del 65%. Questo dato è illustrativo di un livello di partecipazione in un quartiere in cui l'azione inibitrice esercitata dai gruppi armati è significativamente più bassa rispetto ad altre parti del paese. I dati aiutano a svelare quanto ha pesato il terrore seminato dalle bande bianche filo-imperialiste nel fissare la percentuale complessiva di partecipazione (51, 26%).

Totale seggi: 250. Di cui:
Riservati a deputati lavoratori e contadini (provenienti da diverse formazioni popolari o dalla Federazione sindacale degli operai e contadini): 127 (metà + 2 del totale).
Riservati a deputati appartenenti alle altre classi: 123.
Vittoria di Unità Nazionale (Baath + Partito Comunista Siriano + Nasseriani + Socialisti Arabi), che raggiunge circa il 90% dei seggi parlamentari.
Considerato da solo, anche se si è presentato nella coalizione di unità nazionale, il partito Baath prende circa il 60% dei seggi, cioè il miglior risultato che il partito ha avuto nella sua storia superando la sua presenza in Parlamento prima della nuova Costituzione.
Scoppiano di rabbia gli imperialisti e i venduti. Ha di nuovo funzionato la formula "a maggior sviluppo della democrazia popolare corrisponde maggior rafforzamento delle forze per la sovranità".
Sia i giornalisti, che Amnesty International e la Cia preferiscono far finta che non sia successo niente, mentre si preparano ad un altra campagna "internazionale" pro-USA con la raccolta di firme "per la regolamentazione del traffico di armi nel mondo". In modo che ai loro capi non sfugga neanche una briciola del loro tradizionale monopolio degli strumenti di forza in tutto il mondo e la distribuzione selettiva di tali risorse (in fin dei conti, "Impero" deriva semanticamente dall'espressione latina merum imperium, ossia, affermazione della forza bruta).
Il primo partito d'opposizione (Partito per il Cambiamento e la Liberazione) ottiene un deputato. I dati misurano il peso specifico del tanto decantato "fattore interno" della "rivolta", visto che le elezioni e la Costituzione permettono all'opposizione siriana, senza prerogative religiose, di imprimere nuovi contenuti al sistema politico, a partire dal suo posizionamento istituzionale assieme a quello delle classi e dei settori siriani rappresentati queste forze d'opposizione. Il vuoto sociale mostrato contrasta con il brutale rumore delle armi di cui è capace la pseudo-opposizione armata per avere l'egemonia.
In fin dei conti, l'imperialismo anglo-sionista, i mendicanti dell'UE e le petro-monarchie, hanno compreso subito di non avere alcun interesse a promuovere in una campagna elettorale le loro ricette impopolari. Così si sono dedicati a cercare di rompere la coesistenza nazionale al fine di porre le basi per un intervento che conduca a un futuro quadro "elettorale" sotto la loro "tutela internazionale" (in modo discreto tramite l'ONU). Dove Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Israele e gli arabi reazionari possano contrattare insieme "l'offerta politica" per "vincere" e porsi al governo.
In coerenza con tale strategia si mostra il sepolcrale silenzio mediatico verso elezioni nazionali sovrane che non sono le loro, mentre gli aggressori proseguono applicando la già scritta tabella di marcia degli attentati. Con diverse autobombe poste nei quartieri operai, gli imperialisti e i loro ratti hanno urlato, con gli strumenti della gendarmeria mondiale, alle masse sociali al voto: "Votando avete compiuto un ulteriore passo in avanti nella costruzione e rafforzamento della sovranità come popolo. Questo è quanto spetta a voi e a tutti i paesi occupati, fino a quando saremo noi e la nostra comunità internazionale a programmare e gestire le elezioni".

Distribuzione dei seggi per circoscrizione:
- Damasco (agglomerato urbano e dintorni): 29 deputati (circa il 12% del totale).
- Provincia di Damasco: 19 deputati.
- Homs: 23.
- Hamaa: 22.
- Aleppo (agglomerato urbano e dintorni): 20.
- Provincia di Aleppo: 32.
- Idleb: 18.
- Latakia: 17.
- Tartus: 13.
- Rafqa: 8.
- Deir-azzoor: 14.
- Al-Hasaka: 14.
- Deeraa: 10.
- Sueida: 6.
- Qneitra: 5.

In un'intervista a Russia Today, i giornalisti inviati in Siria così come esperti osservatori stranieri hanno confermato la normalità del processo, inframmezzato, ad esempio, da ripetuti tentativi di boicottaggio da parte di para-militari armati che hanno compiuto spedizioni vicino il Castello dei Cavalieri (provincia di Tartus). Questo fatto è stato riportato da Sham Press (media indipendente e che professa una linea critica verso lo Stato siriano).