La morte di Rami Allouch.
C'era Rami in quel video. Chiaro che era lui, ed evidenti sul suo corpo erano i segni del fatto che era stato picchiato ed impiccato. Si tratta di qualche cosa che va al di là di ogni dubbio, si tratta di prove che non possono essere smentite se non con altre che vadano contro l'evidenza. Esiste forse qualcosa di più probante che non il cadavere stesso di qualcuno?
Rami Allouch, nato a Hama, è studente di medicina in Russia. Ha sentito ad un notiziario che stavano parlando di lui come se fosse morto, e di come assieme a lui fossero morti altri; si è trovato davanti al suo stesso cadavere e ha sentito raccontare di essere stato ucciso dall'esercito regolare. Allora si è fatto delle foto con i documenti in mano, e ha fatto anche un video con la data. "Oggi è il diciotto dicembre 2011, vengo da Hama e sto studiando in Russia. Ho visto un video su Al Jazeera, sul Libro dei Ceffi e sul Cinguettatore in cui si sostiene che sono stato ucciso dall'esercito regolare siriano. Grazie a Dio sono vivo. Non so come abbiano avuto quel video".

Il video qui presentato elenca numerosi casi simili e sostiene che la "libera informazione" abbia responsabilità gravi e documentabili nella guerra in corso nella Repubblica Araba di Siria.
La copertura degli eventi offerta dal gazzettaio "occidentale" è stata a tal punto connotata da obiettività e correttezza da risultare inutilizzabile per costruire un quadro minimamente realistico degli eventi. Tanto per essere chiari, la "libera informazione" -che nello stato che occupa la penisola italiana gode anche di sostanziose sovvenzioni pubbliche- è stata capace di "documentare" l'abbattimento di un elicottero voltando una telecamera di novanta gradi o di riferire di un "massacro" utilizzando foto scattate in iraq dieci anni fa.
Si traduce qui la presentazione del video diffusa dai suoi autori.

"L'impegno statunitense nel campo della guerra non convenzionale ha il fine di sfruttare le vulnerabilità politiche, militari, economiche e psicologiche di una potenza ostile sviluppando e sostenendo le forze dell'opposizione intente a perseguire gli obiettivi strategici degli Stati Uniti. Per quanto prevedibile in futuro, le forze statunitensi saranno prevalentemente impegnate in operazioni di guerra non convenzionale".
Manufacturing the dissent è un documentario dedicato in modo postumo all'attore siriano-palestinese Mohammed Rafea, rapito, torturato ed infine brutalmente assassinato domenica 4 novembre 2012 da uno dei gruppi terroristici che hanno avuto campo libero nel paese da quando, all'inizio del 2011, gli Stati Uniti, il Regno Unito e i loro alleati in Occidente e nel Golfo Persico hanno scatenato in siria una guerra intestina presentata ai mass media come una "rivoluzione".
Rafea è stato ucciso per quello che ha detto in questo video, e per il coraggio di cui ha dato prova in esso. Manufacturing the dissent illustra la guerra psicologica che i mass media ed il mondo politico occidentali e degli alleati dell'Occidente hanno intrapreso per facilitare l'intento statunitense, europeo e sionista di liberarsi del governo siriano attualmente in carica.
Esso mostra in che modo i mass media hanno contribuito in prima persona al bagno di sangue in Siria.
Manufacturing the dissent mostra le prove dei falsi reportage diffusi o pubblicati da fonti come la CNN, la BBC, Al Jazeera ed altre, insieme ad interviste con una selezione trasversale della popolazione siriana che comprende un attore, un artigiano, un giornalista, un abitante di Homs ed un attivista politico, tutti in qualche modo colpiti dalla crisi.
Produzione dei gionalisti Lizzie Phelan e Mustafa Afzalzadeh.
Montaggio di Lizzie Phelan.
Sito web del documentario: http://www.manufacturing-dissent.com. Design di Shahinaz Alsibahie.
Si ringrazia il Syrian Social Club per aver contribuito al finanziamento del documentario.
Trascrizione del parlato e delle didascalie in inglese e francese: http://www.lizzie-phelan.blogspot.it/2012/08/documentary-manufacturing-dissent.html