Nel 2023 un certo Roberto Vannacci ha autopubblicato un corposo libro centrato sullo o tempora o mores. Qualcuno che voleva fargli un dispetto è andato a dirlo alle gazzette e quelle ne hanno diffuso qualche riga delle più problematiche. Per Vannacci, ufficiale superiore nell'esercito dello stato che occupa la penisola italiana, aver scritto questo Mondo al contrario ha comportato qualche seccatura sul lavoro e molte attestazioni di stima da parte della politica "occidentalista".
Alcuni mesi dopo il linguista Massimo Arcangeli ha pubblicato uno instant book in cui sottolinea le "finte verità del senso comune" che abbondano nel testo di Vannacci, inteso dal suo autore come un manifesto contrario a un pensiero unico reo di imbavagliare il dissenso. Se le cose stessero in questo modo, scrive Arcangeli, la denuncia degli eccessi neopuritani di una correttezza politica che pretende di espungere dalla storia culturale tutti gli episodi che il suo giudizio trova inammissibili e di epurarne i responsabili sarebbe senza dubbio condivisibile. Solo che mentre sostiene di inveire contro il pensiero unico, in realtà Vannacci inveisce in concreto -e fino allo sfinimento- contro minoranze di vario genere. Leggi e dizionario alla mano, Arcangeli confuta in modo preciso e con pochissima fatica lo scritto dell'ufficiale superiore. Un'operazione interessante per qualsiasi persona seria -la lettura del pamphlet non richiede più di qualche ora- e non soltanto per chi si trovasse a riconoscersi in questo o quello tra i gruppi sociali poco graditi al contraddetto.
Nella dittatura delle minoranze di Vannacci l'idea ricorrente sarebbe che ogni singola minoranza alla fin fine collaborerebbe con tutte le altre per turbare l'esistenza, sovvertire i valori fondanti e i caratteri originali di una maggioranza la cui "normalità" viene postulata come immutabile nel tempo e nello spazio. A questa maggioranza Vannacci avocherebbe il diritto di imporre la propria visione del mondo "a tracotanti minoranze anormali atteggiate a vittime". Secondo Arcangeli, Vannacci sarebbe sostenitore di un estremismo comunitario di orientamento ultraconservatore il cui obiettivo non sarebbe nemmeno quello della polemica con eventuali avversari, ma quello dello scontro feroce.
Vannacci intenderebbe dare voce a una maggioranza silenziosa messa all'angolo da minoranze urlanti che per la propria condizione non avrebbero da biasimare altri che se stesse. I diritti dei singoli si compendierebbero di un malinteso "diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona" di un articolo tre della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948, la cui validità trascenderebbe lo "spirito di fratellanza" del primo articolo, l'universalità dei diritti stabilita del secondo e l'uguaglianza davanti alla legge indicata nel settimo, e si sostanzierebbe nella sua forma ricorrente al diritto alla detenzione di armi per la difesa personale. Arcangeli nota come Vannacci ponga al centro delle sue considerazioni una importanza di essere normali in cui la normalità da lui stesso definita acquista carattere il carattere prescrittivo delle norme giuridiche. A farne le spese soprattutto omosessuali ritratti come contronatura e minoritari fino al trascurabile, secondo una categorizzazione che Vannacci mostra di applicare a chiunque non gli piaccia e in cui i concetti di anormalità e quello di minoranza finiscono per coincidere. A questo proposito, a chi non avesse contezza del concetto di fluidità nel senso aborrito da Vannacci il libro fornisce qualche indicazione utile. Da linguista, Arcangeli presenta anche diverse considerazioni sul linguaggio inclusivo e sul suo utilizzo. La lingua d'uso corrente nella penisola italiana sarebbe in ogni caso "fluida" di per sé anche senza il ricorso a caratteri o simboli inclusivi che reclamino il "superamento del binarismo di genere", con buona pace di un Vannacci "insofferente per qualunque fenomeno possa turbare l'idioma nazionale o attentare alla sua purezza" e guidato in ogni categorizzazione del reale da una dicotomia tra valori opposti refrattaria alla complessità e alimentata da costanti richiami all'ordine.
Vannacci lamenterebbe la prevaricazione delle minoranze sulla maggioranza senza fare distinzioni, mettendo sullo stesso piano tutte le categorie che addita e presumibilmente avallando nei confronti di tutte anche una stessa condotta; perché mai fare distinzioni tra anormalità definite per vie statistiche. Arcangeli rileva nel testo la ricorrente presa di distanza di Vannacci da specifiche minoranze, e le implicazioni poco remunerative che essa può comportare sul piano pratico dal momento che molte di esse, per quanto poco simpatiche all'autore del Mondo al contrario, dispongono da tempo di svariati strumenti mediatici e legali a tutela della propria rispettabilità. La minoranza principe nelle invettive di Vannacci sembra essere quella degli omosessuali, cui il militare dedica l'onore delle armi di una panoplia denigratoria completa. Tra le puntuali citazioni dal Mondo al contrario Arcangeli ne riporta una in cui si afferma che "per quanto esecrabile, l’odio è un sentimento, un’emozione che non può essere represso nell’aula di un tribunale. Se questa è l’era dei diritti allora, come [...] fece Oriana Fallaci, rivendico a gran voce anche il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute. La libertà di espressione è una delle prime conquiste delle democrazie e, non a caso, risiede nel primo emendamento della democrazia «moderna» più vecchia del mondo". In questa sede gli scritti di Oriana Fallaci vengono confutati e scherniti dal 2008; figuriamoci su quale riguardo possono contare i suoi tardivi imitatori. Arcangeli nota che l'uso (o l'abuso) delle "reti sociali" rifletterebbe sempre più spesso "le dinamiche di una comunicazione emotiva che dimostra, nelle sue svariate manifestazioni, quanto poco le persone riescano a contenere i propri impulsi o quanto poco provino a farlo". In questo senso il diritto all'odio e al disprezzo rivendicati da Vannacci sono in linea con la discriminazione di massa verso le minoranze che permea tutto il libro e che si colloca in un contesto sociale dove abbondano individui e organizzazioni che le "reti sociali" rendono capacissimi di non dedicarsi ad altro. La fallacia della rivendicazione di Vannacci, nota l'A., sarebbe nella tutela della libertà di espressione presente nella legge fondamentale dello stato che occupa la penisola italiana: in esso l'espressione del pensiero avrebbe un valore relativo, perché non può diventare strumento di offfesa o di discriminazione. A lamentarsi di limitazione alla libertà di espressione anzi dovrebbero essere le vittime dell'odio altrui ridotte di fatto al silenzio dai propri carnefici, specifica Arcangeli.
Inorridito dal multiculturalismo che sarebbe costretto a subire in ogni ambito della vita quotidiana, Vannacci non farebbe mistero nemmeno della propria intolleranza per la convivenza di culture diverse. Secondo Arcangeli solo la consapevolezza del fatto che la discriminazione etnica è sanzionata penalmente avrebbe costretto Vannacci a soppesare le parole nel caso di qualcuna delle minoranze che non sopporta. E che accomuna in quello che l'A. definisce uno "insensato caravanserraglio" passibile di essere calpestato in nome di un "comunitarismo dal volto disumano".
La normalità di Vannacci, constata divertito Arcangeli, raggiunge "punte di schizofrenia storica" nel suo rapporto e nei suoi legami con la natura, che della normalità cara a Vannacci diventa rispettato depositario quando si tratta di difendere la famiglia tradizionale, per poi diventare attore ineluttabile del diritto del più forte grazie alla selezione naturale, salvo trasformarsi in un nemico da disciplinare a colpi di prospezioni e di trivelle se c'è da fare un dispetto agli ecologisti. Come modo di procedere, Vannacci inquadrerebbe volta per volta una qualche argomentazione radicale o parziale sulla tesi che vuole demolire, la attibuirebbe senza distinzioni o sfumature al partito avversario -partito che come si è visto può assommare anche a tutte le minoranze colpevoli di non piacergli- e poi la contrasterebbe fino al limite che è egli stesso a darsi. In particolare, attribuire qualche sciocchezza o qualche insensatezza alla intera compagine avversaria consentirebbe a Vannacci di ergersi a campione di logica, razionalità e buon senso laddove gli avversari della minoranza esecrata diventano di caso in caso manovratori delle leve del potere, disturbatori dell'ordine sociale, fenomeni da baraccone o nemici giurati del genere umano.


Massimo Arcangeli - Il generale ha scritto anche cose giuste. Le finte verità del senso comune. Bollati Boringhieri, Torino 2023. 128 pp.