Io non sto con Oriana. Io sto con la Ragione sul serio. Per dare voce alle coscienze che lei avrebbe voluto obnubilare.
 

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La Repubblica della Georgia, la terra di Nino e di Tamar, di Shota Rustaveli e di Ioseb Besarionis Dze Jughashvili detto Stalin è da sempre una sfida per linguisti e geografi; negli ultimi vent'anni è tornata anche ad essere terreno di scontro tra suprematisti mondiali. La "rivoluzione delle rose" del 2004 ha tolto senza tante cerimonie dalla scena la vecchia nomenklatura legata a Shevarnadze e messo il potere in mano ad un presidente giovanissimo ostentatamente filoamericano, che ha modernizzato soprattutto l'esercito e la propaganda adottando tecniche di comunicazione da marketing televisivo e legandosi mani e piedi alla presidenza Bush. Obiettivo dichiarato del potere politico sono la NATO e, soprattutto, l'Unione Europea, le cui bandiere sventolano sui palazzi governativi insieme a quella nazionale. Nonostante le "certezze" della propaganda governativa, la realtà politica del paese lo vede affrontare due secessioni contemporaneamente (Abkhazia ed Ossezia Meridionale) e la scoperta, pericolosa e crescente ostilità dei russi, decisi a non perdere altri punti nel controllo geopolitico del Caucaso.
La popolazione georgiana vive anni in cui all'impressionante modernizzazione di servizi ed architetture pubbliche, che hanno riguardato in modo principale la città di Tbilisi, si sono accompagnati spettacolose ed ostentate ingiustizie sociali, "miti americani" in zona Cesarini ed una modernizzazione economica condotta a passo di carica, di cui pure si cominciano ad intravedere i risultati. Dopo l'indipendenza il potere ha costruito la propria legittimazione, e fornito un mito fondante alla propria ragione di esistere, cercando il favore della chiesa ortodossa; la nuova, gigantesca chiesa di Sameba incombe sulla capitale ed è un simbolo del nuovo corso.
Le zone rurali del paese, i cui abitanti fino all'inizio del XX secolo usavano abiti di foggia desueta e cingevano la spada, sono ancora famose per le produzioni agricole di ottimo livello, già apprezzate ai tempi dell'URSS; il contrasto con la vita cittadina, per tenore di vita e modelli di consumo adottati dalla popolazione, è più forte che in altri paesi dell'area.

Le immagini risalgono all'estate 2006.
 

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