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Firenze: Azione Giovani cacciata da Piazza Ferrucci PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Maggio 2010 09:12
Il 28 aprile 2010 un gruppo piuttosto nutrito di persone, munito degli ottimi motivi illustrati nel testo, accoglie il plurilustre "studente universitario" Giovanni Donzelli -un "occidentalista" di fresco ingresso in un organo che chiamano Consiglio Regionale- e la sua maldestra ricerca di visibilità nel quartiere fiorentino di Gavinana con una perentoria contestazione. Un gazzettiere -o forse una gazzettiera, più probabilmente e più gravemente- il giorno successivo ritrae l'accaduto abbondando maldestramente con epiteti ed espressioni improntati a quei toni di indignata mestrualità contro la quale, in questa sede, si infierisce senza misericordia alcuna.

Azione Giovani, come abbiamo avuto modo di constatare, è uno dei principali artefici fiorentini di quel degrado e di quell'insihurezza che poi ha anche la faccia di denunciare.
Azione Giovani agisce come braccio giovanile, mediaticamente oltremodo sovrarappresentato, della principale formazione politica "occidentalista", la cui disastrosa situazione a Firenze contrasta vistosamente con i risultati elettorali riportati in altri territori controllati dallo stato che occupa la penisola italiana.
A nostro avviso la situazione è dovuta essenzialmente alla palese incompetenza e all'obiettiva impresentabilità di istanze, candidati e propositi, come andremo per l'ennesima volta ad illustrare servendoci allo scopo del resoconto ospitato da "Il Giornale della Toscana" del 29 aprile 2010.
Abbiamo saputo a cose fatte che la giornata del 28 aprile prevedeva a Firenze due iniziative di presentazione libraria facenti più o meno capo all'"occidentalismo" di base.
La prima, ampiamente pubblicizzata e tenutasi al Teatro Puccini, riguardava un volume sulla storia delle iniziative sociali e politiche dell'estrema destra negli anni Settanta; cose che all'epoca valsero ai loro organizzatori la cacciata o la marginalizzazione da un ambiente dedito allora come oggi alla sistematica erezione e custodia di barriere tra sé e la vita concreta, al saccheggio delle idee altrui e all'adorazione di capi d'opera di incompetenza cialtrona (si veda l'affaire Fallaci, nei confronti del quale dileggio e disprezzo non saranno mai abbastanza) purché utilizzabili per una vile costruzione di consenso da trasformare in suffragi e quindi in denaro. Sarebbe interessante sapere in che modo l'"occidentalismo" di oggi, se possibile ancora più incolto e venale di quello che costituiva solo una delle molte correnti dell'estrema destra di quarant'anni fa, si intenderebbe riappropriarsi di istanze e idee additate per solito, ieri come oggi, ai propri dobermann da linciaggio mediatico.
La seconda, negletta e tenutasi in un bar amico probabilmente ad opera di una frangetta di esclusi dall'iniziativa di cui sopra (anche l'"occidentalismo" fiorentino, come quello peninsulare, ha nelle reciproche e sotterranee attestazioni di disistima e nei dispettini trasversali fra colleghi di truògolo uno dei propri punti essenziali) riguardava un volume di Andrea Pannocchia e Franco Tosolini su un'organizzazione clandestina la cui vicenda rappresenta una delle pagine più edificanti in merito alle intromissioni amriki nella politica dello stato che occupa la penisola italiana. Il fatto che molti degli apologeti di una simile organizzazione abbiano militato o espresso simpatia per un movimento che si è chiamato Alleanza Nazionale la dice lunga anche sul concetto di "nazionalismo" diffuso tra gli "occidentalisti" che infarciscono la politica dello stato che occupa la penisola italiana.
Il libro è pubblicato da una casa editrice vicentina specializzata più che altro in memorialistica bellica. Il poco che ci è dato sapere su Andrea Pannocchia viene da una rapida ricerca su Google, che ci mostra quello che dovrebbe essere un pittoresco "occidentalista" accademico che si fregia, tra l'altro, della qualifica di giornalista.
Una qualifica su cui George Ivanovic Gurdjeff scrisse a suo tempo tutto quanto c'era da scrivere; i motivi per cambiare idea in proposito sono oggi, se possibile, ancora meno di quanti fossero quando quelle pagine furono pensate.
Sul sistema di autoschedatura di massa più in voga in questi anni è presente anche una puntigliosa lista di presentazioni dello stesso libro, avvenute nel corso del marzo e dell'aprile del 2010 in ambienti in grado di garantire il giusto livello di condiscendenza. Simpatico particolare, l'indirizzo e-mail di Andrea Pannocchia ivi reperibile inneggia nientemeno che al Giglio ed alla Croce.
Franco Tosolini dovrebbe invece essere un più oscuro laureato in scienze politiche con la passione per l'alpinismo, autore di una tesi di laurea su Gladio.
Il volume è prefato da Francesco Cossiga, attualmente senatore a vita ed ex presidente dello stato che occupa la penisola italiana, sul cui conto insistono biografie poco lusinghiere in rete da molti anni. All'inizio degli anni Novanta vi fu un periodo in cui i suoi comunicati stampa allagarono il mainstream. Le esternazioni, come furono chiamate, diventarono immediato oggetto di scherno sotto forma di campionamento in un brano di "musica" disco.
Il libro dovrebbe avere due aspetti essenziali. Il primo è quello dell'essere frutto di lavoro accademico. Il secondo, quello di essere utilizzabile a fini di autoglorificazione di parte.
In Azione Giovani pare la giovinezza, con particolare riferimento a quella degli "universitari", si estenda fino ai quarantasei anni compiuti; abbiamo ragione di credere che un periodo tanto lungo dedicato ad attività presuntamente formative riscuota comunque poca efficacia sui "meritocrati" che vi militano, non foss'altro che per le prove di palese incompetenza fornite anche l'altro ieri dagli attivisti di più antica data in campi in cui dovrebbero essere oltremodo versati.
E se questi sono i leader, figuriamoci la base.
Ci pare dunque poco realistico che l'interesse "occidentalista" per il libro e per la materia trattata riguardino le qualità del lavoro accademico compiuto.
Un utilizzo del testo ai fini di autoglorificazione di parte ci pare quindi alquanto più probabile, come finalità del ciclo delle presentazioni organizzate. Una di queste presentazioni, stando alla gazzetta "occidentalista" su menzionata, avrebbe incontrato nel quartiere 3 di Firenze Gavinana-Galluzzo, una contestazione ed un'opposizione vere, molto distanti dalle ributtanti masturbazioni telematiche cui il "governo" dello stato che occupa la penisola italiana vorrebbe ridurre ogni opposizione.
Qualcosa di molto simile a quello che sarebbe successo, con esiti invero assai più dolorosi da ogni punto di vista, a chi si fosse azzardato a presentare un volumetto in lode della CIA in una chaykhuné di Tehran o di Mashad. Quello che in questa sede si va a demolire è dunque l'articolo sulla questione riportato da "Il Giornale della Toscana", filiazione fiorentina di un gazzettino la cui intraprendenza sta procurando imbarazzi e grattacapi perfino ai suoi stessi beneficiari politici. I livelli raggiunti da questo foglietto sono spesso tali che un paragone con il livornese "Vernacoliere" viene quasi spontaneo. Con la differenza che il "Vernacoliere", di essere una pubblicazione satirica, lo scrive a chiare lettere sotto la testata.
"Il Giornale della Toscana" dovrebbe essere servilmente grato all'attivismo politico fiorentino. Negli ultimi tempi arrivare a buio in via Cittadella dev'esser stato oltremodo difficile per vari motivi, ed il poter riempire pagine e pagine di menzogne gabellate per "informazione" grazie alla politica di piazza quei gazzettieri dovrebbero considerarlo una vera manna dal cielo.
Intanto gli "occidentalisti" a Roma si stanno prendendo a morsi tra di loro, riuscendo a far sembrare il "governo" ancora più lunare e demenziale di quanto già non sia. Una specie di obiettiva dichiarazione di fatto che sottoscrive l'assoluta impotenza di una ciurma che ha imitato il piglio sicuro di un Caboto e di un Magellano a beneficio delle gazzette di avere anche solo un'idea di come traghettare il territorio ad essa sottomesso fuori da una crisi sociale prima e ancora che economica, di cui essa ciurma dovrebbe essere considerata tra i principali artefici.
Poi c'è il pallonaio, che va a rotta di collo, con uno dei pallonieri più idolatrati nazionalità nonostante (si ricorderà che i rumeni hanno assolto alla funzione di Nemico metafisico per un'intera tornata elettorale, poco meno di due anni fa) che si fa congedare con disonore per mesi e mesi ma trova il tempo per figurare in risse rivelatrici, e il pallonate-team colorato con il viola che ne busca una domenica sì e l'altra pure.
Poi c'è la pochezza disperante dei politicanti di riferimento, che più in là di denunce sempre ecoiche, sempre più risibili, sempre più stereotipate su i'ddegrado e sull'insihurezza proprio non ci vanno.
Venenum in cauda, la candidata "occidentalista" alle elezioni regionali, una la cui unica apprezzabile competenza consiste nel figurare bene in bikini e che nelle intenzioni doveva "cambiare la Toscana" [in peggio, n.d.r.] ha immediatamente rimesso il mandato dissolvendosi letteralmente nell'aria, secondo l'uso.
Meno male che, sempre il 28 aprile, qualcuno ha scritto su un manifesto affisso per un convegno universitario che "[Marco Biagi] non pedala più" firmando con la sigla B.R., che come tutti sanno si legge "BAU!".
Tanto è bastato a questo amanuense per finire in prima pagina... e perché noi ricordassimo uno spassoso articolo di Miguel Martinez intitolato "Pennarellarne uno per stanarne cento".
C'è un fatto, naturalmente, che non deve passare inosservato. All'indomani della morte di Marco Biagi l'"occidentalista" Claudio Scajola così si espresse sul suo conto: "Fatevi dire da Maroni se Marco Biagi era una figura centrale. Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza". Costretto momentaneamente ad allontanarsi passando per la finestra, Claudio Scajola è rientrato dalla porta e viene a tutt'oggi mantenuto dai sudditi dello stato che occupa la penisola italiana per fare il ministro dello "sviluppo economico". Stando alle gazzette di questi stessi giorni, pare che di economia fosse impegnato a sviluppare più che altro la sua personale ed in via Cittadella non dev'esser parso il vero di cogliere l'occasione per spargere un po' di fumo.

"Il Giornale della Toscana" insiste sulla contestazione di Gavinana con toni ed asserzioni che fanno pensare al ripescaggio di cliché pronti all'uso molto più che a testimonianze dirette, e produce una crestomazia di bassezze in cui, com'è abituale per quella gazzetta, incompetenza e malafede si mescolano in modo tanto stretto che è difficile dire dove cominci l'una e dove finisca l'altra.
Il diplomato Giovanni Donzelli, secondo l'articoletto di gazzettina, era sul posto ed ha potuto abbandonare la scena senza incorrere nell'altrui ira solo grazie alla fin troppa disponibilità mostrata nei suoi confronti dalla gendarmeria.
Il fatto che il diplomato Giovanni Donzelli abbia bisogno di ricorrere alla gendarmeria a causa delle reazioni oltremodo scomposte che la sua sola presenza causa negli astanti non costituisce una novità: meno di un anno fa fu cacciato a schiaffi da un commerciante di via Leopardi, contro il quale aveva ordito una limacciosa "contestazione antidroga" sul cui conto avemmo a fare pesantissime considerazioni.
Lo stesso diplomato, alcuni anni fa, ebbe ad asserire pubblicamente che gli attivisti del CPA di Firenze Sud, gli stessi che lo hanno contestato il 28 aprile, erano intenzionati ad avvelenare l'acquedotto, ed in tempi più recenti, in occasione di un fatto di sangue di eccezionale gravità che vedeva un attivista del CPA nel ruolo di vittima, ha dato l'ennesima prova di quella disumanità e di quella bassezza che sono coessenziali all'"occidentalismo". Dal comunicato stampa prodotto in quell'occasione, roba che è parsa impubblicabile perfino alle corpivendole più svestite che bivaccano in certe redazioni, si evince che se vai al CPA, di finire con la gola squarciata è il minimo che ti possa capitare.
Anzi, te lo meriti proprio.
Aspettarsi che la sua presenza ad un tiro di schioppo da gente da lui angariata, denigrata ed offesa in ogni sede e con ogni mezzo passasse senza contestazioni significava effettivamente pretendere troppo: L'odio della sinistra antagonista in piazza, come viene intitolato l'articolo, non è né gratuito né fine a sé stesso, ma poggia su basi concretissime, documentabili e strettamente legate a comportamenti posti in atto con deliberata consapevolezza da una conventicola di mangiatori di maccheroni e di suonatori di mandolino talmente abituata ad avere a che fare con mass media condiscendenti che c'è quasi da credere che il loro sconcerto nell'apprendere che la vita reale pullula di indvidui capacissimi di odiarli sia sincero.
In altre parole, l'incompetenza e la malafede "occidentaliste" arrivano al punto che questa gente cerca di dare a intendere di non riuscire a capire cosa possa aver mai fatto per destare reazioni puntualmente intonate al disprezzo ogni volta che si fa vedere in giro.
La parte succosa dell'articolo merita di essere riportata per intero perché è -anche questa- un comunicato stampa, prodotto da uno zero di nome Matteo Fanelli.

"Siamo stati obbligati a interrompere la presentazione e le forze dell'ordine hanno dovuto scortarci e portarci al sicuro, perché fuori c'erano duecento persone dei centri sociali. Non solo. Un bar è stato costretto a chiudere [e con tutte le amriki ubriache e poco vestite che girano per le strade, non è detto che questo sia un male. N.d.R.]. Tutto questo, solo perché stavamo presentando un libro. Un gruppo di sessanta ragazzi provenienti dal CPA di via Villamagna armati di caschi e bastoni hanno cercato di fare irruzione per impedire lo svolgimento della manifestazione..."

Nel resto del comunicato il Fanelli infila di tutto, passando ovviamente dal terrorismo[1] e dalla criminalità organizzata, omettendo con gran cura di riferire che nessuno è nato ieri e che se la presentazione di un libro qualunque riceve questa accoglienza probabilmente c'è il suo bravo motivo.
Tra l'altro si noti che lo stesso scribacchino volenteroso ciancia prima di duecento persone, poi di sessanta, addirittura pesantemente armate, appena due righe più sotto.
Il gazzettiere che non firma l'articolo, per conto suo, parla di una cinquantina di intervenuti, a tutto vantaggio della cialtroneria che è il tratto più intimamente coessenziale all'"occidentalismo" mediatico e politico.


La foto pubblicata a corredo dell'articolo parrebbe attestare la totale assenza di armi di ogni genere; è incredibile -e rivelatore- che nell'era della fotografia digitale i gazzettieri non abbiano saputo provvedere alcunché di meglio a dimostrazione delle asserzioni di Azione Giovani.
Nell'immagine si nota inoltre quale sia il contestatore-tipo con cui gli "occidentalisti" devono fare i conti a Firenze: abbigliamenti sobri, barbe fluenti come si confà a uomini rispettabili, totale refrattarietà alle mode, corporatura sana e ben piazzata.
Si vedono anche ragazze vestite con lodevolissima compostezza, quale ovviamente non è data ordinariamente osservare nel caso delle "occidentaliste" di ogni rango.
Azione Giovani non è solo coessenziale a i'ddegrado e all'insihurezza che dice di voler contrastare, come scrivevamo all'inizio.
E' coessenziale alla menzogna, e la menzogna viene da Satana, il Lapidato.

[1] Come abbiamo più volte additato al disprezzo dei nostri lettori, le categorie di degrado, insicurezza e terrorismo sono onnicomprensive, nelle gazzette "occidentaliste", di qualunque fenomeno, comportamento o realtà da cui gli "occidentalisti" non riescano a trarre un reddito.

 

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